Marco Geronimi Stoll Comunicazione etica di imprese per la decrescita
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Lezioni d’ambiente 1984-’88

Pubblicato il 06/04/11
da Marco

Ecco in PDF i tre libri introvabili di arte-ambiente a cui avevo lavorato con Bruno Munari, Giovanni Belgrano, Albert Mayr, Francois Delalande, Ersilia Zamponi e Umberto Cattabrini. Foto di Marco Caselli, Layout di Marco Ferreri.
Sponsorizzato da CARIPLO e dal Comune di Milano, millenni prima dell’era Moratti.

Un venticinquennio fa sperimentavamo tecniche sulla creatività analogica che oggi, col digitale, paiono alcune giurassiche e alcune nuovissime e rivoluzionarie.

Attualissimi sono temi come la creatività condivisa, la decolonizzazione dell’immaginario dal marketing, la necessità di minimi e massimi tecnologici (più vai sul virtuale, più devi bilanciarlo coll’estrempo opposto della manualità, della materialità, della concretezza fisica sensoriale e muscolare).
Una cosa è cambiata: il digitale ci dona un’onnipotenza che l’analogico ci negava. Ai tempi dei registratori a nastro, dei telaietti colle diapositive, delle stampe in ciclostile… il vincolo era una sfida.
Ad esempio un musicista prendeva il suo strumento musicale e per anni si metteva a cercare tutte le sonorità inesplorate, quelle oltre l’ovvio e il codificato: pensate a un violinista che soffia nello strumento, che scorre pianissimo l’archetto sotto il ponte, che accarezza le corde, le sfrega colle unghie, le scorda lentamente… e via via registra gamme di timbri inedite, sonorità, alla lettera, inaudite: capaci di creare nuovo senso, nuova poesia, nuova emozione non sentimentalistica; anche molto gioco e spesso molta irrisione.
Con l’elettronica lo stesso musicista ha una tavolozza di suoni infinita. Ha un’altrettanto infinita possibilità di registrarli ad altissima qualità e di manipolarli digitalmente. E’ un’onnipotenza anche  economica: oggi ciascuno sulla propria scrivania ha, con 1000 euro, dispositivi che nell’analogico costavano molti anni di stipendio: una camera oscura, una sala di registrazione audio, uno studio di postproduzione video, una piccola casa editrice, un sistema per proiettare benaltro che poche diapositive o un filmino in superotto…
E quando avevi fatto il prodotto dovevi distribuirlo: stampare un libro; duplicare una videocassetta con una qualità quantomeno decente, se non avevi i milioni per passare in pellicola. Stampare un ingrandimento fotografico. Quante ore a serigrafare i manifesti da appendere nelle vie del centro nottetempo (alla fine erano 10 o 15, e i vigili ti riconoscevano perchè avevi il corpo e i vestiti pieni dello stesso giallo e dello stesso viola dei manifesti)…

L’onnipotenza del digitale, l’assenza dei limiti, non è vero che da subito ti libera. Anzi, all’inizio, ti castra: come un immenso foglio bianco per chi ha perso l’ispirazione. Per questo che i trentenni sono più esperti dei sessantenni. Dobbiamo parlarne.
Innanzitutto, citando questi volumi, dobbiamo chiederci come tutto questo ha cambiato l’esperienza creativa dei bambini e degli artisti.

Bambini e artisti: due mondi assai diversi perchè l’artista non è bambino anche quando ci prova, mentre il bambino invece è artista eccome, ciascun individuo a modo suo, ma in maniera diversa dall’arte adulta. Nino Belgrano ripeteva che i bambini, siccome sono nati dopo, sono più vecchi.
A noi senior l’onnipotenza, all’inizio, fa esplodere la solitudine; l’onnipotenza e l’impotenza sono due facce della stessa medaglia.
L’artista che pensa da solo, che elabora nella sua mente profonda sfide dense su cui gioca tutta la sua personale vita sentimentale economica e valoriale… insomma l’artista ottocentesco che nel novecento ha trovato gli strumenti tecnici della riproducibilità dell’opera, ma ancora in analogico, ancora con un dazio da pagare (in fatica, materiali, soldi; quindi anche in compromessi con galleristi, critici, editori, assessori ed altra simile feccia narcisista vanagloriosa e spregiudicata…) . Quell’artista oggi come si trova handicappato davanti alla leggerezza libera e senza zavorre dei pensieri pensati fuori di noi. Ora più di ieri occorre imparare a pensare insieme. Avviso ai sessantenni: altro che fidanzata giovane, questo è molto più eccitante! ma anche molto più spietato nell’evidenziare quando non ce la fai.

Basta, torniamo all’arte-ambiente e all’infanzia.
Stiamo rimpiangendo la scuola attiva e creativa in cui c’era spazio per i laboratori, diciotto alunni per classe, insegnanti con orari di conpresenza, pedagogia dell’attivismo, progetti in cui le maestre erano entusiaste di programmare per ore e ore perchè ciò aveva un senso e dava orgoglio personale, stimolo culturale e dignità al loro prezioso mestiere.
Rimpiangere non è la parola giusta, è passatista. Non c’è niente da rimpiangere. Per abbattere un albero bastano dieci minuti, a farlo rinascere servono 100 anni. Ma ogni albero abbattuto ha fatto milioni di semi. Più che rimpiangere l’alberone ucciso è meglio proteggere e innaffiare i mille alberelli nascenti.

Cominciamo a combattere i tarli. Chi ha cominciato a distruggere quella scuola italiana ha un nome e un cognome; anzi di cognomi ne ha due e di epiteti centinaia.
E’ colei che priva l’attuale ministra dell’istruzione della palma di peggiore della storia patria, la quale poverina in quanto a scarsezza culturale supera perfino la mamma di batman; ma come danno inflitto alla scuola pubblica arriverebbe certo seconda.
Attenzione, non solo i grandi alberi della cultura producono molti semi, ma anche quelli parassitari e invasivi del farsi gli affari privati coi soldi pubblici (e su questo, come dirlo? la mamma di batman è sempre incinta).

E’ la stessa sindaca che adesso scrive sorridente sui muri di Milano che lei darà i libri di testo gratis a tutti. Questi tre libri sono stati stampati in decine di migliaia di copie, alcuni anche ristampati; gratuitamente: io (che detengo i diritti d’autore) ci ho rinunciato volentieri per avvantaggiare quella cosa fuori moda che è il bene comune. Certo, la butto in politica, ma quando ci vuole ci vuole: sopra a questi libri c’è scritto ancora “Comune di Milano”.

Descrizione:
Le attività, suggerite da Bruno Munari e Giovanni Belgrano, sono state realizzate nelle scuole da Marco Geronimi che ha redatto dei diari di bordo sugli esiti.


Ambiente, lezione numero zero
DOWNLOAD ( 65 MB lo scaricamento richiede alcuni minuti)
illustra le attività di educazione ambientali prerequisite, da fare in classe prima delle uscite nel territorio. Si insegna a imparare la luce, a svegliare l’udito, a chiudere gli occhi e immaginare… sono le “lezioni numero zero”, in cui si fa foto senza macchina fotografica, si fa cinema con una candela…

Nei disegni di una foglia
(
DOWNLOAD 90 MB lo scaricamento richiede alcuni minuti)
Il secondo volume
(che è la lezione numero uno) illustra tecniche creative di indagine e rilevazione dell’ambiente cittadino e naturale… Si raccontano varie esperienze esplorative, giocose, multisensoriali, di giochi col silenzio e con le parole.
Dopo aver sviluppato nel primo anno le capacità percettive e attentive, e dopo aver nel secondo appreso tecniche di indagine e rilevazione creativa dell’ambiente urbano e naturale, ecco il terzo anno, per costruire un ambiente astratto creato con criteri artistici: un grande posto fatto di oggetti, colori e suoni, per abitare nell’arte, per essere immersi in una grande statua sonora e luminosa.

Secondo Ambiente
(
DOWNLOAD 90 MB lo scaricamento richiede alcuni minuti)
Si creano dei paesaggi avvolgenti proiettando vetrini, appendendo dei “mobiles”; le colonne musicali sono generate con semplici tecniche creative di uso del registratore; le poesie sono inventate con stratagemmi per svegliare la scrittura creativa.

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