Marco Geronimi Stoll

Comunicazione etica di imprese per la decrescita

Mese: novembre 2013

L’installazione minimalista di Belinda de Vito

Teatro Grande di Udine: la scenografa Belinda De Vito dedica una installazione-percorso ad alcuni miei temi.

Il giorno del mio atelier con Ilaria Tontardini,  per accedere alle iniziative, il pubblico deve passare attraverso un piccolo percorso minimalista di teatrini dedicato a me. A me? Una sorpresa! Io adoro questo tipo di installazioni, questi teatrini grandi come scatole da scarpe, così emozionanti eppure così elementari. E così lucidi, così razionali, perché la razionalità, sotto sotto, è un sentimento. Quelle piccole scenografie in uno dei grandi teatri europei. Così vicini alla mia filosofia secondo cui nella nostra epoca di rumore, sono le cose piccole quelle che attirano.
Me la sono lasciata lavorare dentro un mese, questa strana emozione tra l’orgoglio, l’imbarazzo e il riconoscimento; ma la pausa come fermentazione del pensiero era proprio uno dei temi dei lavori di quei giorni, e quindi ecco adesso, dopo quasi un mese, le foto.

Calpestando ( e  quindi suonando)  piume, sassi, rifiuti di plastica e foglie secche, doveva arrivare a un piccolo sipario per attraversare il quale occorreva mettersi “ad altezza di bambino”. A destra e sinistra del percorso: i pensieri messi in scena.

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Missione Oggi mi intervista sui lupi che belano

Missione Oggi pubblica una mia intervista di tre pagine, assieme all’acuto “economista dell’anima” Luigino Bruni. È in un dossier sulla micro e macroeconomia che si chiama “Oltre la spesa” e che ha altri articoli molto interessanti: sui GAS e sul capitale delle relazioni.
Mimmo Cortese, con le sue domande articolate e tranquille, mi porta verso analisi più radicali del solito.

Qui ne pubblico solo un frammento di poche righe, se volete leggerlo, dovete abbonarvi (on line solo 15 euro all’anno)

La cosiddetta crisi è un dispositivo, non è un evento.

è uno dei meccanismi prevedibili (io penso previsti) con cui i lupi acchiappano le prede.
Smettiamo di parlare di crisi come se fosse un terremoto o una pestilenza. È la faccia opposta della moneta che chiamiamo crescita: permette a qualcuno di appropriarsi di ciò che è di tutti: beni condivisi, dignità umana, territorio, salute… quelli che per noi prede sono valori, per i predatori sono il naturale terreno di caccia.

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L’attesa fertile che abita il teatro

Anche quest’anno parole dense ma leggere,  a Udine coi teatranti di FTSSN al Teatro Grande.
Il corpo del libro, lo spessore umano come terza dimensione, la gran paura che gli adulti hanno del senza-parole, lo spettatore che si libera grazie alla sua dimensione di dilettante del guardare, il piacere come auto-organizzazione del sistema uomo, l’enorme differenza tra essere ricettivi ed essere passivi, il nostro corpo materico nell’era digitale.
In questo decennio tra cultura della carta e quella degli elettroni che danzano, col nostro corpo (unica cosa di cui non si può fare il download) che torna prezioso e ricco di senso.
E soprattutto: con la scoperta che possiamo goderci questi grandi punti di domanda come se fossero il silenzio tra due battute di un attore, senza lasciarci concupire da qualche risposta “rapida ed efficiente” che spieghi il mondo.

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