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	<title>Marco Geronimi Stoll</title>
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	<description>Comunicazione etica di imprese per la decrescita</description>
	<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 16:47:08 +0000</pubDate>
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		<title>Smarketing: la bici e la Ferrari</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2010/02/18/smarketing-la-bici-e-la-ferrari/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 14:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ecco il calendario dei corsi di Smarketing di primavera.  Una primavera un po&#8217; larga, che comincia in febbraio e finisce a fine giugno&#8230; Bene: ora e sempre primavera, almeno per uscire da questo ventennale inverno nazionale.
Troverete tutte le spiegazioni sui corsi sul sito  http://corsi.smarketing.it/
Questo invece è il mio blog e se continuate a leggere vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://corsi.smarketing.it/"><img class="alignleft size-full wp-image-1474" title="mappa" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/mappa.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Ecco il calendario dei corsi di Smarketing di primavera.  Una primavera un po&#8217; larga, che comincia in febbraio e finisce a fine giugno&#8230; Bene: ora e sempre primavera, almeno per uscire da questo ventennale inverno nazionale.<br />
Troverete tutte le spiegazioni sui corsi sul sito  <a href="http://corsi.smarketing.it/" target="_blank">http://corsi.smarketing.it/</a><br />
Questo invece è il mio blog e se continuate a leggere vi sorbirete un po&#8217; di miei pensieri personali su inverno, primavera e sinistra in bicicletta.<span id="more-1473"></span></p>
<p><strong>Primavera non bussa&#8230;</strong></p>
<p>In natura la primavera viene da sola,  nella Snaturata Penisola invece è meglio non stare ad aspettarla.</p>
<p>Non basta neanche imitare l&#8217;inverno come si usava nell&#8217;era antica, quando a Carnevale si nominava Re un orso, un pazzo o un  pupazzo e dopo tre giorni  lo si impiccava, lo si bruciava e lo si mangiava&#8230; era un cannibalesco sacrificio pagano, ma anche un capro espiatorio che tutelava il vero Re nel momento della fine delle scorte invernali di cibo, quindi nel momento più critico (e rivoluzionario) dell&#8217;anno.</p>
<p>Anche ora siamo alla fine delle scorte.<br />
Chiedete a chi lavora nelle scuole, nella giustizia, nella sanità; chiedete agli operai, a chi lavora nei servizi, chiedete anche a quei ceti che pochi anni fa erano medi, chiedete perfino ai poliziotti e ai carabinieri&#8230; eppure è una situazione controrivoluzionaria.<br />
In quest&#8217;inverno degli interessi parassitari, delle pianificazioni faraoniche, dell&#8217;anestesia sociale, della lobotomia televisiva, in questo gelo intellettuale, del cuore spento e del cervello in playback, in questo congelamento delle vite centrato sul momento senza un <em>prima </em>e un <em>dopo </em>che diano spessore ad un <em>adesso </em>che resta piatto, in cui l&#8217;unica cosa tridimensionale sono le tette nelle TV a schermo ultrasottile; in questo inverno in cui costa meno massacrare il Pianeta che cambiare piccole abitudini viziate.<br />
Non abbiamo anche la sensazione che la nostra sinistra imiti l&#8217;inverno? Di questo letargo etico essa purtroppo rincorre stili, retoriche ed ordini del giorno. Poveracci, devono fare una fatica tremenda, devono accumulare delle frustrazioni micidiali,  che risultano indecifrabili per chi da giovane è passato dalle Frattocchie alla Bocconi e per tutti gli anni &#8216;80 e &#8216;90 si è convinto che questa è una condizione standard, che la primavera è una chimera del passato, che per essere realisti ci si deve addestrare alla grammatica del mainstream sottozero.<br />
Mi hanno fatto venire in mente un&#8217;altra metafora: la gara tra una bici e una Ferrari, che poi ho usato per promuovere i corsi di primavera.</p>
<p>Il concetto è che in questo mercato comunicazionale governato dall&#8217;egemonia televisiva, siamo come una bici che deve concorrere con una potente automobile.<br />
Attenzione, non sto parlando di &#8220;vendere&#8221; un&#8217;idea più di destra o di sinistra; no, sto facendo un discorso più primitivo, semplicemente parlo di meritare l&#8217;attenzione e decolonizzare almeno un po&#8217; l&#8217;immaginario. Semplicemente si tratta di sapere quando l&#8217;italiano, esposto ad un flusso mediatico, dice &#8220;io&#8221; o dice &#8220;noi&#8221;.<br />
Se no, parlare di destra e sinistra diventa roba vecchia come se dovessimo scegliere tra Cavour e Garibaldi.</p>
<p><strong>Il carro armato è poco sexy</strong></p>
<p>Nella metafora della bici e della Ferrari, innanzitutto, c&#8217;è il concetto stesso di competizione: che gara può esserci tra chi persegue un&#8217;idea win-win e chi esiste solo se annienta l&#8217;avversario? E&#8217; una condizione da partigiani: devi combattere semplicemente per non essere annientato, con lo schioppo contro il carro armato. Solo che le armi pesanti, oggi, sono le ventenni catodiche che sculettano, potenzialmente molto più golpiste di qualche carro armato in piazza: e allora qual&#8217;è oggi il nostro schioppo di partigiani comunicazionali?</p>
<p>Solo in seconda battuta, c&#8217;è il concetto di potenza. Di fianco a un&#8217;auto da corsa, per il ciclista è inutile pedalare più forte; potete vederlo come in un cartone animato che buffamente diventa paonazzo mentre pedala a mulinello, ma non arriverà mai a competere.<br />
E&#8217; meglio accorgersi che il mondo non è tutto autostrada. Non conviene competere sul loro tracciato.<br />
Io voglio proprio vederla, una Ferrari, su un viottolo ciottoloso di campagna o tra i vicoli stretti di un paesino&#8230; O, al limite, voglio vederla quando è causa del suo stesso male, ad esempio immaginatevi una strada ingorgata da migliaia di Ferrari al punto che tutte vanno a passo d&#8217;uomo rombando e puzzando (la pubblicità televisiva è esattamente questo, la saturazione del canale abbatte la potenza di ciascun messaggio e tutto diventa rumore pagato a prezzi milionari).<br />
Oppure pensate che prima o poi queste auto così potenti dovranno pur finire la benzina (il carburante dei soldi per la pubblicità televisiva sta diminuendo già da un po&#8217;).</p>
<p>Ecco, forse ho raccontato perchè preferisco la comunicazione low budget, su spazi piccoli, da pochi a pochi, così poco novecentesca, così poco industrialista, così poco massmarket.</p>
<p>Così perdente, si direbbe, eppure intanto i famosi winner perdono colpi, internet erode potere alla TV, la gente ricomincia a uscire la sera&#8230; E noi pedaliamo fuori dalle strade battute.<br />
Infatti l&#8217;autostrada va bene per correre da casello a casello, se hai un obiettivo standardizzato prevedibile e omologabile in un sistema semplice senza troppe variabili; ma se devi fare una passeggiata, in autostrada non vedi nulla, solo piazzole piene di plastiche e autogrill tutti uguali. Se vuoi decelerare, pensare, scoprire e soprattutto sentire di esistere,  meglio la passeggiata, che ti arricchisce di dettagli, piccole emozioni, senso.  Morale: se siamo un <em>prodotto</em>, la bici non va bene, ma se siamo un <em>processo</em>&#8230;<br />
Sì, l&#8217;abbiamo voluta, la bicicletta, e pedaliamo.</p>
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		<title>Su Carta i corsi di Smarketing</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2010/01/17/su-carta-i-corsi-di-smarketing/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 15:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.geronimi.it/?p=1282</guid>
		<description><![CDATA[
Reclaim the réclame!
Di nuovo in primo piano l&#8217;articolo che presenta i Corsi di Smarketing che terrò in giro per l&#8217;Italia nel 2010 (vedi il link in alto a destra)
Inoltre  pubblica le mie dieci tesi sull&#8217;etica della publicità.   Continuate a leggere per scaricarlo.

Programma
Il programma &#8220;tipo&#8221; dei corsi di smarketing 2010  è qui su questo sito, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1224" title="logo" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/logo.jpg" alt="" width="170" height="97" /></p>
<p><strong>Reclaim the réclame!</strong><br />
Di nuovo in primo piano l&#8217;articolo che presenta i Corsi di Smarketing che terrò in giro per l&#8217;Italia nel 2010 (vedi il link in alto a destra)<br />
Inoltre  pubblica le mie dieci tesi sull&#8217;etica della publicità.   Continuate a leggere per scaricarlo.<br />
<span id="more-1282"></span></p>
<p><strong>Programma</strong><br />
Il programma &#8220;tipo&#8221; dei corsi di smarketing 2010  <a href="http://www.geronimi.it/corsi-di-smarketing/">è qui</a> su questo sito, la prima cosa che vedete in alto a destra.</p>
<p><strong>Chi mi aiuta</strong><br />
Profitto della citazione per precisare che Chiara Birattari,  (del collettivo Serpica Naro) che già collabora con noi su molti lavori, mi aiuterà (assieme a Paolo Faustini) anche nell&#8217;ideazione, nella segreteria didattica e in alcuni di questi corsi; questo non significa che Serpica Naro o San Precario mi benedicano col loro &#8220;brand&#8221;, sia perchè hanno cose più urgenti e simpatiche da fare (come i <a href="http://serpicanaro.com/features/" target="_blank">puntaspilli vudù</a> dedicati a Lizzy e Rick), sia perchè il concetto di marchio collettivo è una cosa di cui non abusare, perchè merita rispetto molto di più dei grandi marchi.</p>
<p>La segreteria tecnica dei corsi sarà organizzata direttamente da alcune persone dello staff di Carta e, nei territori, da gruppi e/o associazioni che si stanno candidando ad ospitarne uno nella propria città.</p>
<p><strong>Che fare per partecipare</strong></p>
<p>Scrivete a marco@geronimi.it se siete interessati, sia come allievi che come organizzatori.</p>
<p>Scaricate l&#8217;articolo</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/geronimisucarta44.pdf">download il PDF &#8220;reclaim the réclame&#8221; uscito su Carta n. 44/2009</a></p>
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		<title>Un milione per questa roba</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2010/01/10/un-milione-per-questa-roba/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 14:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Un milione e trecentomila euro per un logo.
E che logo! In ogni manuale c&#8217;è scritto che un logo dev&#8217;essere essenziale, fatto con tratti elementari, privo di dettagli; se lo fotocopi, poi lo faxi, poi guardi il fax da tre metri devi ancora riconoscerlo, se no che logo è?

Al contrario di un logo, lo stemma medioevale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/expo-180x140.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1357" title="expo-180x140" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/expo-180x140.jpg" alt="" width="180" height="140" /></a>Un milione e trecentomila euro per un logo.</p>
<p>E che logo! In ogni manuale c&#8217;è scritto che un logo dev&#8217;essere essenziale, fatto con tratti elementari, privo di dettagli; se lo fotocopi, poi lo faxi, poi guardi il fax da tre metri devi ancora riconoscerlo, se no che logo è?<br />
<span id="more-1356"></span><br />
Al contrario di un logo, lo stemma medioevale aveva una logica diversa, ad es. una bibbia aperta sotto un girifalco coronato che ha nel becco un&#8217;aspide il tutto rinchiuso in una corona d&#8217;alloro con alle spalle i quattro evangelisti che indicano un fulmine e sotto a tutto un drappo che riporta la scritta di un motto in latino tardo che nessuno sa tradurre&#8230; una sovrapposizione contorta di simboli poco emotivi e molto cerebrali, ciascuno volto ad illustrare un&#8217;immagine allegorica del potere.<a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/schwarzenberg.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1396" title="schwarzenberg" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/schwarzenberg-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></a><br />
Allora non c&#8217;era la communication overload, e neanche la riproducibilità dell&#8217;Opera&#8230; quindi non c&#8217;era bisogno di essere essenziali; tuttavia esse non c&#8217;erano neanche nell&#8217;arte preistorica o nell&#8217;arte tribale, che invece hanno moltissimo da insegnare sull&#8217;essenzialità del tratto grafico e pittorico. Quando nel &#8216;74 Pino Tovaglia ha fatto il logo della Regione Lombardia, gli è bastato prendere un graffito preistorico camuno della Valcamonica, ed ecco che c&#8217;era il logo già pronto, bellissimo, efficacissimo, copyleft dall&#8217;età del ferro.</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/lombardia-logo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1398" title="lombardia-logo" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/lombardia-logo.jpg" alt="" width="124" height="124" /></a></p>
<p>Nel medioevo (e poi dopo quasi fino ad oggi),  lo stemma araldico complicato con particolari animali, armi e piante rivela la natura della mentalità feudale: i pensieri erano come i castelli, un garbuglio di corridoi, scalette, bugigattoli, nascondigli&#8230;  un sistema difensivo basato sul labirinto perché il potere doveva difendere la propria nicchia dall&#8217;esterno, ma anche dall&#8217;interno.</p>
<p>Torniamo al &#8220;logo&#8221; milionario. Qui c&#8217;è l&#8217;uomo vitruviano (lo dice un innamorato di Leonardo: quella oggi è un&#8217;icona pop inflazionatissima) disegnato bidimensionale, il pianeta disegnato tridimensionale, la scritta 2015 arrampicata sopra la E, lo stemma della Repubblica e un certo stemmino BIE a destra, varie righe poliglotte sotto,  tre rigacce blu&#8230;  Da lontano si legge ETPO o EIPO. E&#8217; un logo o uno stemma?</p>
<p>Se l&#8217;avesse disegnato un mio studente al primo anno: povero lui, altro che 1,3 milioni&#8230;</p>
<p>C&#8217;è poi il piccolo dettaglio che una azienda a partecipazione pubblica (Expo 2015)  compra alla società che l&#8217;ha pianificata (il comitato promotore, a partecipazione pubblica, sostanzialmente a sé stessa) i diritti d&#8217;uso di questo capolavoro; sarò prevenuto, ma sento l&#8217;odore di soldi pubblici che vanno in tasche private; mi da molto fastidio specie se penso contemporaneamente alle scuole civiche milanesi mandate in crisi per risparmiare due spiccioli.<br />
Ma è perfettamente giusto: il motto di Expo 2015 è &#8220;nutrire il pianeta&#8221;, siccome chi ben comincia è a metà dell&#8217;opra qualcuno doveva pure mangiarci sopra.</p>
<p>Ecco il link alla <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_gennaio_22/elisabetta_soglio_expo_marchio-1602329201176.shtml" target="_blank">notizia sul Corriere</a></p>
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		<title>E.V.A. è su Valori</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2009/12/17/eva-e-su-valori/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 14:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Valori dedica ai terremotati il numero di dicembre.
La copertina e le pagg 18 e 19 sono dedicate a EVA, l&#8217;Eco Villaggio Autocostruito di Pescomaggiore, di cui abbiamo curato il sito, il nome e alcuni aspetti della promozione.

Fermo restando che le buone idee sono di tutti (sono quelle cattive che hanno un padrone) e che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.geronimi.it/2009/12/17/eva-e-su-valori/#more-1257"><img class="alignleft size-medium wp-image-1260" title="covervaloridec09part01" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/covervaloridec09part01-300x231.jpg" alt="" width="201" height="154" /></a></p>
<p>Valori dedica ai terremotati il numero di dicembre.<br />
La copertina e le pagg 18 e 19 sono dedicate a EVA, l&#8217;<a href="http://eva.pescomaggiore.org/" target="_blank">Eco Villaggio Autocostruito di Pescomaggiore</a>, di cui abbiamo curato il sito, il nome e alcuni aspetti della promozione.<br />
<span id="more-1257"></span></p>
<p>Fermo restando che le buone idee sono di tutti (sono quelle cattive che hanno un padrone) e che il lento e sudato successo di EVA è esclusivamente onore dei suoi cittadini e di chi ci ha lavorato di pala e di martello, ci onoriamo di averli aiutati nella comunicazione.</p>
<p>Abbiamo realizzato <a href="http://eva.pescomaggiore.org/" target="_blank"> Il sito di EVA</a> con un semplicissimo template di CMS in wordpress, scelto e personalizzato visivamente dal social blogger  Paolo Faustini e dal progettista grafico Guido Bertola; in questo modo è aggiornabile rapidamente direttamente e senza intermediazioni tecniche dai cittadini. La democrazia è anche  adottare un sistema che riduca al massimo le complicazioni tecniche per gli utilizzatori.<br />
Il nome è stato ideato da Silvana Gatti.  Ho narrato il diario di bordo della comunicazione e una riflessione generale nelle pagine di questo blog, in <a href="http://www.geronimi.it/2009/09/30/dal-terremoto-a-eva/" target="_blank">questo articolo<br />
</a>I testi di base iniziali sono miei e anche le prime foto.<br />
Gli spot realizzati con  Sabina Guzzanti sono <a href="http://www.geronimi.it/2009/11/12/berlusconi-nostro-testimonial/" target="_blank">a questo link</a></p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/2009/11/12/berlusconi-nostro-testimonial/"><img class="alignnone size-medium wp-image-1182" title="berlusconi-guzzanti-eva" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/berlusconi-guzzanti-eva-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" /></a></p>
<p>Un aspetto che forse Valori poteva sottolineare meglio (magari lo farà successivamente, vista la sua vocazione) è questo. Chi contribuisce con almeno 250 euro acquisisce il diritto ad entrare a far parte ufficialmente della Tavola Pescolana con diritto di voto.<br />
Significa che, una volta che i Pescolani potranno rientrare nelle loro case ricostruite, chi ha contribuito sarà coinvolto nelle scelte future per quanto riguarda la gestione e l’utilizzo di EVA.<br />
L’assemblea principale si terrà ogni anno il giorno della festa patronale: quando sarete diventati membri, vedrete i bilanci, approverete il rendiconto degli interventi relativi ad EVA, farete le vostre proposte per il futuro utilizzo dell’ecovillaggio, farete parte della comunità anche per gli aspetti conviviali e di festa.</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/valoridic09cover1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1264" title="valoridic09cover1" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/valoridic09cover1-241x300.jpg" alt="" width="241" height="300" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;intervista a Radio Radicale</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2009/12/07/lintervista-a-radio-radicale/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 20:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ecco l&#8217;intervista che mi ha fatto Tina Santoro di Radio Radicale. 26 minuti fitti fitti su: ecologia della comunicazione, web 2.0, AD bustering, declino della marca e decrescita. Buon ascolto
( download  marco-geronimi-stoll-r.-radicale.
si accettano commenti
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/geronimi-radio.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1103" title="geronimi-radio" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/geronimi-radio.jpg" alt="" width="313" height="127" /></a></p>
<p>Ecco l&#8217;intervista che mi ha fatto Tina Santoro di Radio Radicale. 26 minuti fitti fitti su: ecologia della comunicazione, web 2.0, AD bustering, declino della marca e decrescita. Buon ascolto</p>
<p>( download  <a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/marco-geronimi-stoll-su-radio-radicale-071009.mp3">marco-geronimi-stoll-r.-radicale.</a><span id="more-1102"></span></p>
<p>si accettano commenti</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Berlusconi, nostro testimonial</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2009/12/07/berlusconi-nostro-testimonial/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 14:54:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il nostro Amato Presidente del Consiglio ci fa da testimonial nella campagna su EVA, l&#8217;eco villaggio autocostruito dai terremotati di Pescomaggiore (L&#8217;Aquila).
Questo è il primo dei tre spot che il Presidente Muratore ha girato imitando Sabina Guzzanti. I prossimi due saranno presto in onda su questo sito.
Per sapere di più sul nostro lavoro per EVA, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=p1hSQtktaZA"><img class="alignnone size-medium wp-image-1182" title="berlusconi-guzzanti-eva" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/berlusconi-guzzanti-eva-300x247.jpg" alt="" width="257" height="211" /></a></p>
<p>Il nostro Amato Presidente del Consiglio ci fa da testimonial nella campagna su <a title="eva pescomaggiore" href="http://eva.pescomaggiore.org/" target="_blank">EVA</a>, l&#8217;eco villaggio autocostruito dai terremotati di Pescomaggiore (L&#8217;Aquila).</p>
<p>Questo è<a href="http://www.youtube.com/watch?v=p1hSQtktaZA" target="_blank"> il primo dei tre spot </a>che il Presidente Muratore ha girato imitando Sabina Guzzanti. I prossimi due saranno presto in onda su questo sito.<br />
Per sapere di più sul nostro lavoro per EVA, <a href="http://www.geronimi.it/2009/09/30/dal-terremoto-a-eva/" target="_blank">ecco il link.</a></p>
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		<title>Neonato extracomunitario trovato in una stalla</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2009/12/01/neonato-extracomunitario-trovato-in-una-stalla/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 10:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[“Arrestati un falegname e una minorenne. La polizia e i servizi sociali indagano. ”.
(da Arcoiris TV) L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino grazie alla segnalazione di un comune cittadino (obbediente all’invito del ministro Maroni): aveva scoperto una famiglia accampata in una stalla. Al loro arrivo gli agenti di polizia, accompagnati da assistenti sociali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Arrestati un falegname e una minorenne. </strong><strong>La polizia e i servizi sociali indagano. </strong><strong>”</strong>.</p>
<p>(da Arcoiris TV) L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino grazie alla segnalazione di un comune cittadino (obbediente all’invito del ministro Maroni): aveva scoperto una famiglia accampata in una stalla. Al loro arrivo gli agenti di polizia, accompagnati da assistenti sociali, si sono trovati di fronte ad un neonato avvolto in uno scialle e depositato in una mangiatoia dalla madre extracomunitaria, tale Maria H. di Nazareth, appena quattordicenne.<span id="more-1326"></span></p>
<p>Al tentativo della polizia e degli operatori sociali di far salire la madre e il bambino sui mezzi delle forze dell’ordine, un uomo, successivamente identificato come Giuseppe H di Nazareth, ha opposto resistenza spalleggiato da alcuni pastori e tre stranieri presenti sul posto. Sia Giuseppe H. che i tre stranieri, risultati sprovvisti di documenti di identificazione e permesso di soggiorno, sono stati tratti in arresto. L’Ufficio Stranieri della Questura e la Guardia di Finanza stanno indagando per scoprire il paese di provenienza dei tre clandestini.</p>
<p>Secondo fonti di polizia i tre potrebbero essere spacciatori internazionali, dato che sono stati trovati in possesso di un ingente quantitativo di oro e di sostanze presumibilmente illecite. Nel corso del primo interrogatorio gli arrestati hanno riferito di agire in nome di Dio per cui non si escludono legami con Al Qaeda. Le sostanze chimiche rinvenute sono state inviate al laboratorio per le analisi. La polizia mantiene uno stretto riserbo sul luogo in cui è stato portato il neonato. Si prevedono indagini lunghe e difficili.</p>
<p>Un breve comunicato stampa dei servizi sociali, diffuso in mattinata, si limita a rilevare che il padre del bambino è un adulto di mezza età, mentre la madre è ancora adolescente. Gli operatori si sono messi in contatto con le autorità di Nazareth per scoprire quale sia il rapporto tra i due e se la loro lontananza dal luogo di residenza abituale possa nascondere rapimento o plagio. Nel frattempo Maria H. è stata ricoverata all’ospedale e sottoposta a visite cliniche e psichiatriche. Sul suo capo pende l’accusa di maltrattamento e tentativo di abbandono di minore. Gli inquirenti nutrono dubbi sullo stato di salute mentale della donna la quale afferma di essere ancora vergine e di aver partorito il figlio di Dio.</p>
<p>Il primario del reparto di Igiene Mentale ha dichiarato oggi in conferenza stampa: “Non sta certo a me dire alla gente a cosa deve credere, ma se le convinzioni di una persona mettono a repentaglio – come in questo caso – la vita di un neonato, allora la persona in questione rappresenta un rischio sociale. Il fatto che sul posto siano state rinvenute sostanze stupefacenti non ancora consuete al nostro mercato clandestino, non migliora il quadro. Sono comunque certo che, se sottoposte ad adeguata terapia per uno due o tre anni – solo i progressi determineranno la durata della cura – le persone coinvolte, compresi i tre trafficanti di droga, potranno essere reinseriti a pieno titolo nella società. Le autorità competenti decideranno se espellerli con foglio di via obbligatorio o accettare la loro eventuale richiesta di permesso di soggiorno. Ma questo esula da ogni mia responsabilità professionale”.</p>
<p>Pochi minuti fa si è sparsa la voce che anche i contadini presenti nella stalla vengono sospettati di essere consumatori abituali di sostanze stupefacenti. Il loro alibi non ha retto ai primi controlli. Sostengono di essere stati costretti a recarsi nella stalla da una persona di alta statura con addosso una lunga veste bianca e due ali sulla schiena (?). Avrebbe loro imposto di festeggiare il neonato. Il portavoce della sezione antidroga della questura ha così commentato: “Gli effetti di certe sostanze a volte sono imprevedibili, ma si tratta della scusa più assurda mai messa a verbale negli interrogatori di tossicodipendenti”.</p>
<p>da arcoiris.tv  http://domani.arcoiris.tv/?p=3292#more-3292</p>
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		<title>Buy Nothing Day 2009</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2009/11/20/buy-nothing-day-2009/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 08:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[C&#8217;è solo un modo per evitare il collasso dell&#8217;umanità, consumare meno.
Il 28 novembre (il 27 in USA e Canada) è il giorno mondiale senza acquisti.
Anche noi partecipiamo assieme a decine di milioni di persone e ti invitiamo a partecipare non facendo la spesa e riducendo al minimo i consumi elettrici, telefonici e di carburante. Vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.adbusters.org/campaigns/bnd"><img class="alignleft size-full wp-image-1192" title="buy-nothing-day" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/buy-nothing-day.jpg" alt="" width="128" height="126" /></a>C&#8217;è solo un modo per evitare il collasso dell&#8217;umanità, consumare meno.<br />
<span style="color: #ff6600;"><strong>Il 28 novembre </strong></span>(il 27 in USA e Canada) è il <a href="https://www.adbusters.org/campaigns/bnd" target="_blank">giorno mondiale senza acquisti.</a><br />
Anche noi partecipiamo assieme a decine di milioni di persone e ti invitiamo a partecipare non facendo la spesa e riducendo al minimo i consumi elettrici, telefonici e di carburante. Vi toccherà adattarvi a qualche godimento in cui non si spende niente e nessuno guadagna i vostri soldi, tipo giocare coi figli, fare un giro in bici o, al limite, fare l&#8217;amore. Siete ancora capaci, vero?<span id="more-1190"></span></p>
<p>Scarica i manifesti da questo indirizzo <a href="https://www.adbusters.org/campaigns/bnd#downloads" target="_blank">https://www.adbusters.org/campaigns/bnd#downloads</a></p>
<p><a href="https://www.adbusters.org/campaigns/bnd" target="_blank"></a></p>
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		<title>No B day: anche nel carrello?</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2009/11/15/vi-ricordate-il-bobi/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 19:32:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Tutti a Roma il 5 , d&#8217;accordo.
Comunque resto dell&#8217;idea che per buttare giù Berlusconi occorra boicottare i prodotti che fanno pubblicità sulle tv mediaset.
Se tutti gli antiberlusconiani fossero coerenti non solo nell&#8217;urna ma anche nel carrello della spesa, il suo sistema di potere sarebbe un potente carrarmato che resta senza benzina. Basta fare due conti.
La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/no-b-day.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1205" title="no-b-day" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/no-b-day.jpg" alt="" width="160" height="178" /></a></p>
<p>Tutti a Roma il 5 , d&#8217;accordo.<br />
Comunque resto dell&#8217;idea che per buttare giù Berlusconi occorra boicottare i prodotti che fanno pubblicità sulle tv mediaset.</p>
<p>Se tutti gli antiberlusconiani fossero coerenti non solo nell&#8217;urna ma anche nel carrello della spesa, il suo sistema di potere sarebbe un potente carrarmato che resta senza benzina. Basta fare due conti.<span id="more-1202"></span></p>
<p>La politica (quella di sinistra, intendo) non ha mai capito abbastanza il nesso tra pubblicità e potere, forse lo sta capendo oggi che è troppo tardi.<br />
Sembra una tara antropologica: per dei partiti un tale boicottaggio deve essere sembrato una stramberia, qualcosa di poco correct, poco politicante; probabilmente è incluso il timore di crearsi inemicizie potenti.</p>
<p>Dovrebbe invece diventare una cosa di senso comune: quando <a href="http://www.bobi2001.it/html/modules/xoopsfaq/index.php?cat_id=1#q1" target="_blank">Gianfranco Mascia (quello del Bo.bi)</a> ci ha provato, gli hanno tappato la bocca con un pestaggio nel 1994; ricordiamolo oggi, 15 anni dopo: le braccia del marketing passano anche dalle squadracce fasciste.</p>
<p>E&#8217; chiaro, lui nel suo piccolo aveva toccato in cuore del problema. Sono passati 15 anni, e io sono convinto che se, quando gli squadristi lo hanno pestato e violentato, fossero nati 100 Bo.bi. ora non solo avremmo un paese diverso, ma avremmo anche una sinistra molto più moderna.<br />
Un anno dopo ci fu un referendum per  ridurre il numero di interruzioni pubblicitarie in tv; il referendum raggiunse il quorum ma perse, di 5 punti, nel disimpegno dei partiti di sinistra.</p>
<p>Ditemi cosa ne pensate</p>
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		<title>Competenze del teatrante e scuola</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2009/10/27/competenze-del-teatrante-per-l%e2%80%99infanzia/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 08:58:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 28 e 29 ottobre sono stato invitato a Udine come moderatore e relatore alla maratona di due giorni sul teatro per l&#8217;infanzia organizzato dall&#8217;Ente Regionale Teatrale. Ho avuto l&#8217;onore di lavorare fianco a fianco con Claudio Cavalli, Luisa Vermiglio, Roberto Frabetti e Roberto Anglisani.
Siamo partiti da queste apparenti ovvietà: il pubblico infantile non va [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/sipario.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1157" title="sipario" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/sipario.jpg" alt="" width="143" height="250" /></a>Il 28 e 29 ottobre sono stato invitato a Udine come moderatore e relatore alla maratona di due giorni sul teatro per l&#8217;infanzia organizzato dall&#8217;<a href="http://www.teatroescuola.it/primopiano/primopiano.asp?ID=107" target="_blank">Ente Regionale Teatrale</a>. Ho avuto l&#8217;onore di lavorare fianco a fianco con <a href="http://www.arteingioco.eu/it/index_it.php" target="_blank">Claudio Cavalli</a>, <a href="http://www.facebook.com/people/Luisa-Vermiglio/1455302067" target="_blank">Luisa Vermiglio</a>, <a href="http://www.medicinateatro.it/index.php?option=com_content&amp;view=category&amp;layout=blog&amp;id=36&amp;Itemid=61" target="_blank">Roberto Frabetti</a> e <a href="http://www.robertoanglisani.it/" target="_blank">Roberto Anglisani</a>.<br />
Siamo partiti da queste apparenti ovvietà: il pubblico infantile non va considerato come se fosse un target commerciale, né 100 mocciosi casinisti da non fare urlare, né un insieme di pre-uomini da Educare al Bello, né 100 figli di elettori con cui fare bella figura, né 100 allievi il cui apprendimento va verificato con schede e test. Se sul &#8220;cosa non è&#8221; siamo tutti d&#8217;accordo, passiamo al &#8220;cos&#8217;è&#8221;.<br />
Pubblico qui gli appunti della mia relazione.</p>
<h3 style="text-align: center;"><span id="more-1137"></span>Udine, 28 e 29 ott 2009.</h3>
<h3 style="text-align: center;">Teatro Giovanni da Udine</h3>
<h2 style="text-align: center;"><strong>Competenze del teatrante per l’infanzia</strong></h2>
<p style="text-align: center;">Appunti dell&#8217;intervento del prof. Marco Geronimi Stoll</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/doppia-maschera-grande.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1161" title="doppia-maschera-grande" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/doppia-maschera-grande.jpg" alt="" width="500" height="413" /></a></p>
<p style="text-align: right;">disegni di <a href="http://www.gianlucabuttolo.it/" target="_blank">Gianluca Buttolo</a></p>
<p><strong>Premessa</strong></p>
<p><strong>Teatrante e bambino sono in due punti diversi dell&#8217;albero delle scelte</strong></p>
<p>Ciascun teatrante ha la propria ricerca, il proprio stile, la propria vocazione.<br />
Nel corso della propria carriera, attraverso la propria disciplina e la propria motivazione, all&#8217;interno dei propri generi e del propri modelli, si manifesta in qualcosa che per brevità chiamiamo teatro, un insieme che contiene infinite varietà di forme, stili, linee evolutive ed antropologie.</p>
<p>Ciascun bambino ha una propria genialità e vocazione che è assai meno differenziata, è più onnivoro, deve ancora trovare il proprio gusto, il proprio stile.<br />
La sua strada è ancora all&#8217;inizio dei mille bivi, somiglia al teatrante quand&#8217;era bambino.<br />
Il mio contributo vuole elencare alcuni aspetti del bambino di oggi che tutti dovrebbero tenere in attenzione, genitori, insegnanti, parenti, amici di età diverse.<br />
Non ho nessuna intenzione di dire “il teatrante deve fare questo o quello”; sarebbe presuntuoso, moralistico e pure parecchio inutile.<br />
Voglio invece illustrare alcuni <em>bisogni di teatro</em> dei bambini di oggi a cui il teatrante, meglio di molti altri adulti, può corrispondere; le esigenze dei bambini di oggi sono numerose, mutevoli e variegate, quindi ciascun teatrante con la forza della propria arte può lasciarsi ispirare da alcune di esse e creare un flusso di emozioni e cognizioni formidabili, che lasceranno una densa traccia evolutiva nell&#8217;esperienza dei bambini.</p>
<p><strong>Playing in the stage</strong></p>
<p>Comincio ricordando a tutti voi, che già le sapete, due ovvietà semantiche; la prima che recitare in molte lingue si dice con la stessa parola (play, spielen, jouer&#8230;) di giocare e di suonare. La seconda è che “teatro” è un luogo dove ci sono gli attori intesi come coloro che agiscono: c&#8217;è il teatro di guerra, il teatro operatorio&#8230; in senso antropologico è teatro anche una partita, una messa, una manifestazione, un funerale, &#8230;</p>
<p><strong>10 bisogni di teatro </strong></p>
<p><strong>1. La separazione scenica.</strong></p>
<p>Il bambino oggi ha poche occasioni di permeare lo spazio esplorandolo: la città postmoderna è meno ospitale ed esplorabile, spesso le strade e le vie sono off limits, comandano le auto,  raramente c&#8217;è l&#8217;esperienza della natura e l&#8217;interazione degli animali, quindi il bambino vede il mondo dalla finestra, dai finestrini della macchina, che sanciscono una separazione tra osservatore ed oggetto osservato; quel pezzo di vetro luminescente che è la televisione diventa un ulteriore separazione tra i mortali e l&#8217;Olimpo dei deucoli televisivi.  Il teatro non è solo quello degli ultimi secoli, che separa spettatori e palcoscenico; può essere utile esplorare qualcuna delle mille forme che mescolano attori e pubblico, invertono i ruoli, permeano gli spazi.</p>
<p><strong>2. La presenza del corpo in carne ed ossa. </strong></p>
<p>Assistiamo ad una progressiva smaterializzazione del corpo, ad esempio pensate a tutti i giochi antichi disimparati così fisici e legati all&#8217;abilità, che oggi paradossalmente si devono insegnare a scuola.</p>
<p>Mediante la stereotipia con cui la TV colonizza l&#8217;immaginario, ci inculcano l&#8217;idea che i corpi abbiano solo i due contatti estremi: picchiarsi e fare sesso. Tra i due estremi, niente.<br />
I bambini incorporano precocemente questa banalizzazione e con essa una banalizzazione delle emozioni, eppure col loro corpo sono prontissimi a essere vivi e comunicanti nell&#8217;immensa danza delle relazioni quotidiane. Il corpo dell&#8217;attore è una presenza meravigliosa perché decondiziona e riequilibra l&#8217;immagine del proprio corpo; sperimentare il teatro  permette di ri-imparare l&#8217;enterocezione, il respiro, l&#8217;equilibrio, la gesticolazione, il contatto amichevole, non ambiguo e non aggressivo.</p>
<p><strong>3. I minimi tecnologici </strong></p>
<p>Il bambino appartiene ad una generazione dove le potenzialità delle tecnologie digitali saranno formidabili. Per noi adulti, che ci illudiamo di essere già tecnologici, sarà un mondo inedito, di cui oggi stiamo assaggiando solo gli antipasti.<br />
Riusciremo, noi uomini del secondo millennio, a consentire ai nostri figli e nipoti del terzo millennio di godere in modo evoluto e critico di queste opportunità?<br />
A mio avviso sì, ma a un patto: solo se riusciamo a conservare l&#8217;equilibrio tra le diverse esperienze: tanto più i bambini sono esposti ai “massimi tecnologici”, quanto più il nostro compito diventa quello di equilibrarli con altrettanti stimoli a bassa tecnologia: primitivi, materici, concreti, analogici. Low tech.  Il teatro che usa il corpo, la voce, gli oggetti più elementari, è una miniera di minimi tecnologici molto pregnanti ed evolutivi, che sono indispensabili al cucciolo umano per andare verso la pienezza emotiva e culturale.</p>
<p><strong>4. La decelerazione. </strong></p>
<p>Il consumismo ci costa non solo in materia ed energia, ma anche in tempo.<br />
Non vale solo per l&#8217;agenda “ingolfata di mille niente” di noi adulti, anche il tempo del bambino è innaturalmente accelerato e ingolfato di affannose ridondanze ripetitive.<br />
Il termine <em>stress</em>, che popolarmente usiamo in modo generico per indicare la fatica o il nervosismo, in realtà significa un concetto molto preciso: un soggetto prova stress quando ci sono delle operazioni mentali che vengono interrotte da altre operazioni più urgenti; questo crea dolore psichico perché ci rende operativamente “in sospeso”, in tensione, senza la risoluzione appagante delle azioni portate a termine.<br />
In un mondo sovraeccitato e sovrastimolante, per non essere pavlovianamente puniti dallo stress, impariamo a fare ragionamenti più brevi, elementari, superficiali.<br />
La dilatazione dei ritmi porta spesso i bambini (e anche gli adulti) ad una certa “paura del silenzio” perché quando si apre la voragine di un pensiero più profondo, più intimo, di maggiore spessore umano, non siamo pronti, non siamo abituati; ciò che era la normalità fino a mezzo secolo fa, oggi è ansiogeno; subito sfuggiamo da questa vertigine verso qualcosa di più superficiale, effimero.</p>
<p>Così le grandi domande filosofeggianti che hanno caratterizzato gli adolescenti da millenni, oggi non si fanno più. L&#8217;esperienza del teatro permette l&#8217;operazione opposta; riempie il tempo di qualità, carica le pause di attesa, riporta l&#8217;orologio biologico sul respiro, sul cuore che batte, sui passi che procedono.</p>
<p><strong>5. La decolonizzazione dell&#8217;immaginario.</strong></p>
<p>Nonostante la crescita del computer e di internet, la dieta mediatica dei bambini è ancora in grandissima parte televisiva.<br />
La televisione, e specialmente la pubblicità, usa i bambini come una “macchina banale”, cioè come un dispositivo che reagisce agli stimoli in modo prevedibile. Con una facile alchimia sentimentale (che l&#8217;adulto facilmente decodifica) il bambino può essere programmato dagli spot.</p>
<p>Uno dei sistemi più ovvi per reagire è quello di portare il bambino dall&#8217;altra parte di una telecamera, di rompere il cristallo maledetto che separa noi mortali invisibili dai deucoli dell&#8217;Olimpo catodico.<br />
È un&#8217;ottima strada, certo non è l&#8217;unica: il teatro lavora sui simboli, la TV di massa sull&#8217;immaginario; quindi il teatro è psichicamente più fondante e più evolutivo.</p>
<p><strong>6. Diventare emittenti</strong></p>
<p>Come ho già spesso ripetuto, un bambino riceve oggi qualcosa come 250.000 volte più stimoli (suoni, colori, movimenti&#8230;) di un coetaneo dell&#8217;800 o del &#8216;700.<br />
Riceve moltissimi input, ma dei suoi output non frega niente a nessuno.<br />
Lo sbilanciamento tra il suo ruolo di ricevente e la sua capacità di essere emittente è enorme, totalitario. Qualsiasi manuale di psicologia vi dice che chi non è ascoltato, non ascolta.<br />
Il risultato è la <em>sindrome del bambino trasparente</em>, cioè del bambino che si inventa qualsiasi diavoleria, ricatto, provocazione pur di riuscire a farsi vedere. Lo sanno bene le maestre che si trovano spesso davanti una ventina di figli unici di genitori teledipendenti, che cercano disperatamente uno sguardo singolare per sfuggire a questa trasparenza.<br />
Il teatro offre un metodo ed una disciplina a questa esigenza di performance e visibilità.  Offre anche migliori risultati e migliore riflessione sul proprio agito.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>7. La voce</strong></p>
<p>Cantare, urlare, declamare, e anche tornare ai suoni primigeni che oggi appaiono così poco educati.<br />
Dal primo vagito all&#8217;ultimo rantolo noi siamo la nostra voce, che è sempre in scena, eppure la conosciamo poco; anche gli insegnanti, a dire la verità, raramente sanno usarla, nonostante sia il loro strumento di lavoro;  usarla bene sarebbe formidabile, per la relazione educativa.</p>
<p><strong>8. L&#8217;applauso</strong></p>
<p>Tutti noi abbiamo un bisogno enorme di un riconoscimento collettivo e gratificante; abbiamo un&#8217;immagine di noi stessi quasi sempre pessima, mortificante.<br />
L&#8217;applauso è un&#8217;onda corale. Bisogna saperlo ricevere, a volte lo desideriamo talmente che temiamo di riceverlo, specie da adulti, perchè l&#8217;adulto, più del bambino, ha terrore di ciò che più desidera. Non attacchiamo ai bambini questa nostra malattia.</p>
<p><strong>9. La bellezza </strong></p>
<p>La colonizzazione dell&#8217;immaginario ci porta inevitabilmente a confrontarci con i corpi televisivi: di una bellezza e di una prestanza che, per quanto convenzionale e artefatta, tuttavia funziona quando li paragoniamo allo specchio. Accade a chi è più vecchio, e accade anche a chi è più giovane. La differenza è che noi “vecchi” possiamo rimpiangere il passato ma difficilmente possiamo tornare a vent&#8217;anni; invece il bambino quell&#8217;età ce l&#8217;ha davanti, quindi non vede l&#8217;ora di crescere precocemente.<br />
È evidente che si prepara all&#8217;omologazione ed al massacro dell&#8217;autostima.<br />
Il teatro presenta un corpo che non serve ad apparire ma ad essere; grasso o magro, alto o basso, giovane o vecchio lè bello se passa emozioni, se specchia le proprie storie con le nostre. E&#8217; un&#8217;idea bella di bello.<br />
Sono gli anticorpi al simulare quotidiano, al scimmiottare i clichet. Ecco il noto paradosso scespiriano che tutto ciò che facciamo nella vita è una recita, (All the world&#8217;s a stage, And all the men and women merely players&#8230;),  tranne quando recitiamo davvero, allora siamo noi stessi.</p>
<p><strong>10. Individuo/gruppo</strong></p>
<p>Vediamo da un paio di decenni che hanno esaltato l&#8217;individualismo e con esso la competizione singolare, un narcisismo solipsistico, dove le persone intorno sono (o dovrebbero essere) pubblico votato a ammirazione invidia o gelosia. E&#8217; fin banale ricordare che non c&#8217;è individuo senza gruppo e non c&#8217;è gruppi senza individui, che è una dicotomia forzosa ed innaturale. Imparare a pensare insieme, a sentire insieme, tuttavia è una competenza. Due cervelli pensano mille volte di più di 1 + 1 cervelli, dieci cuori sentono molto di più di 1 x 10 cuori&#8230; E&#8217; la logica dell&#8217;informazione condivisa e del pensiero connettivo che nel mondo digitale sta attuando una rivoluzione silenziosa ma sconvolgente, una delle poche cose belle che stanno succedendo nel mondo. Meraviglioso, ma nel mondo analogico del reale&#8230;? Anche per questo i bambini hanno un drammatico bisogno di teatro.<br />
Il teatro unisce il singolo al proprio gruppo, permette un equilibrio tra vedere gli altri, mostrarsi agli altri ed agire insieme agli altri.  E&#8217; una palestra di disciplina e di frustrazioni,  di miglioramento intrapsichico densissimo e molto personale, tuttavia è sempre insieme, è sempre corale. Per certi versi somiglia allo sport di squadra, ma in più ci mette la riflessione estetica e poetica, la densità umana, la profondità dei pensieri e delle sensazioni.</p>
<p><strong>Morale:</strong></p>
<p>Ho citato solo una parte dei possibili argomenti. Dunque alla domanda “quali competenze deve avere un teatrante che interagisce coi bambini” la mia risposta (provvisoria, empirica e perfettibile) è questa: deve avere le proprie competenze, non è un pedagogista, non è un insegnante, non è un genitore, non è un terapeuta. Però deve sintonizzarsi, deve chiedere di più alla propria arte e andare a cercare quel di più, scoprire cosa può e vuole regalare alle nuovissime generazioni.<br />
Hai, l&#8217;ho fatto, l&#8217;errore che avevo promesso di non fare: ho usato il termine “<em>deve</em>”, che richiede un enorme pudore.<br />
Intendo che se non coglie almeno una di queste opportunità, l&#8217;esperienza del teatro con l&#8217;infanzia potrà essere frustrante, uno spreco di tempo, di fatica e di soldi. Sarebbe davvero un peccato.</p>
<p>marco@geronimi.it<br />
www.geronimi.it<br />
www.laricarica.net</p>
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