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	<title>Marco Geronimi Stoll</title>
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	<description>Comunicazione etica di imprese per la decrescita</description>
	<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 17:54:27 +0000</pubDate>
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		<title>Pubblicitario disertore</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 22:15:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[correggetemi i compiti:
primo capitolo del mio libro sullo smarketing 
Chi mi è più vicino sa anche troppo bene: sto finendo il libro sullo smarketing su cui sto lavorando da un paio d&#8217;anni.
Per ora è solo un normale libro del secondo millennio: un tizio solo soletto elabora un suo pensiero per consegnarlo alla carta e con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-top: 0.42cm; page-break-after: avoid;"><strong>correggetemi i compiti:<br />
primo capitolo del mio libro sullo smarketing </strong><br />
Chi mi è più vicino sa anche troppo bene: sto finendo il libro sullo smarketing su cui sto lavorando da un paio d&#8217;anni.<br />
Per ora è solo un normale libro del secondo millennio: un tizio solo soletto elabora un suo pensiero per consegnarlo alla carta e con essa ai posteri: così non va bene, per sua natura un testo sullo smarketing deve essere un pensiero elaborato collettivamente, non fosse altro per il migliaio di allievi dei corsi che mi hanno insegnato ad applicarne i principi in molti casi concreti.<br />
Quindi ho intenzione di metterlo on line e farmelo correggere da chiunque voglia.<br />
Nell&#8217;attesa è il caso di discutere il primo capitolo, quello &#8220;ideologico&#8221;, con premesse e motivazioni.<br />
Eccolo, buona lettura; qualsiasi critica è bene accetta qui in fondo o su twitter <a class=" " style="color: #5a7b93; text-decoration: none;" title="#libro_smkt" href="http://twitter.com/search?q=%23libro_smkt">#libro_smkt</a></p>
<p style="margin-top: 0.42cm; page-break-after: avoid;"><span id="more-2584"></span></p>
<p style="margin-top: 0.42cm; page-break-after: avoid;">Anteprima provvisoria di Marco Geronimi Stoll</p>
<h2 style="margin-top: 0.42cm; page-break-after: avoid;"><strong>Più spendi, più sei ricco; più hai, più sei&#8230;</strong></h2>
<p>se ti travesti hai personalità, se sei egoista sarai amato. Meno pensi al futuro, più meriti ammirazione. Se sei più aggressivo, avrai più gregari. La colpa dei tuoi problemi è di chi è  socialmente inferiore.<br />
E soprattutto: se sprechiamo molta materia ed energia il mondo diventa più ricco, comodo e bello.</p>
<p>Sono stupidaggini, ma ce le hanno inculcate; <em>il senso comune è un prodotto artificiale</em>. Su questa cospirazione illusionista si regge l&#8217;intera economia globalizzata, il pubblicitario più bravo è  quello che riesce a immergervi in questa fiaba triste, in cui siamo tutti ubriachi e prigionieri. Perché sembri vera occorre ripeterla cento volte al giorno ma sempre in modo nuovo, con molta creatività e intelligenza.<br />
Ma può un uomo tentare di essere <span style="font-style: normal;">creativo e intelligente pur</span> insultando la propria mente nel suo compito principale, cioè scegliere lo scopo dei propri sforzi? Io non ci sto, io diserto.</p>
<p>Io mi sento molto più ricco in bici che su un SUV da 8 km/litro; e anche molto più intelligente. Voglio raccontarlo a tutti. Anzi, <em>devo</em> raccontarlo a tutti.</p>
<h2 class="western">Elenco ovvio</h2>
<p>Se state leggendo questo libro probabilmente siete già d&#8217;accordo, ma per molti quest&#8217;elenchino non è affatto ovvio, quindi precisiamo che preferisco:<br />
la filiera corta, l&#8217;autocostruzione, la condivisione, la cooperazione, la lealtà con l&#8217;acquirente, la sostenibilità ambientale, il baratto, l&#8217;abolizione dei diritti d&#8217;autore, il software libero, il riuso, la riparazione, il commercio equo e solidale coi paesi del sud del mondo, la responsabilità sociale ed ambientale delle imprese, il piccolo che di solito è bello, il bello ma solo quando non è cosmesi o prostituzione. In definitiva: la civiltà, la consapevolezza e la responsabilità.<br />
Sono scelte considerate come antieconomiche dal <em>senso comune artificiale</em>, oggetto delle battutine da bar di quelli che fanno gli spiritosi in play back: scelte di nicchia, economicamente regressive, psicologicamente depressive, anti-estetiche e anti-edonistiche; insomma un po&#8217; sfigate, tipo la maglietta di lana che è anti-sexy mentre alzare il riscaldamento lo è.</p>
<p>Ma diventano cool e must appena “sfondano”: scelte che 10 anni fa sembravano pazzie da integralisti verdi, diventano ecochic, green fashion, ecodesign. La sostenibilità ambientale è, già dal 2009, il terzo criterio per importanza nella scelta d&#8217;acquisto in Italia, preceduto solo da prezzo ed efficacia; è importante “molto” per oltre il 63%  degli intervistati<a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote1anc" href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a>.<br />
Sarebbe divertente inventarsi un programmino per associare qualsiasi parola un po&#8217; trendy con un prefisso casuale tipo eco- green- slow- o bio- (organic in inglese), magari con un po&#8217; di post- e di neo-; ne uscirebbero decine di idee finte nuove: biofitness, green management, slow look, ecovacchetta, bio-leader,  green conquer,  eccetera.<br />
Intanto testate più serie scoprono che è  innovazione d&#8217;impresa, resilienza alla crisi, green business, NTE, FER&#8230;</p>
<p>Il confine tra sfigato e figo dunque non è nelle pratiche o nelle prassi ma <em>dipende unicamente da chi ha il potere di decidere il punto di vista</em>.<br />
Ci illumina (e ci diverte) scoprire che questo potere si manifesta nel <em>mettere una esse</em> davanti alla parola femminile più arcana e profanata.<br />
Noi per rispetto della Dea Madre la togliamo di lì e la mettiamo davanti a <em>marketing</em>. Forse c&#8217;entra col fatto che stiamo passando in questi decenni dall&#8217;età del ferro all&#8217;età del silicio, questa società complessa e liquida ci costringe ad uscire da vari millenni di patriarcato.<br />
La stessa esse, mettiamola anche davanti a target, a budget&#8230; che diventano <em>starget,</em> <em>sbuget</em>. È un gioco divertente che con tre o quattro parole diventa davvero illuminante.</p>
<h2 class="western">Suggerimenti per i criticoni</h2>
<p>C&#8217;è una certa difficoltà intellettuale nello scrivere su questo tema, vi sarà facile contestarmi.</p>
<p>Metà delle cose che leggerete sono ovvietà al limite del banale, peccato che ce ne dimentichiamo proprio quando ci sono delle scelte da esercitare. E&#8217; come qualcosa che sta troppo vicino agli occhi e quindi lo vediamo sfocato; contestatemi che  metà delle questioni che agito sono temi già detti e ripetuti, che tutti sappiamo già: avrete ragione;  ma io preferisco essere il bambino che grida che il re è nudo, piuttosto che qualcuno degli adulti intorno a lui che  sprezzanti gli rispondono: abbiamo gli occhi anche noi, cosa credi?</p>
<p>Anche l&#8217;altra metà di queste pagine é facile da contestare, perché suggerisco spesso di fare il contrario delle regole che vi raccomandano nei corsi di marketing “seri”, i cui principi muovono budget miliardari di aziende potenti più degli stati.  Al criticone basterà dire che se tante aziende vincono col marketing, significa che funziona. Ammesso e non concesso che sia ancora vero, certo: aiuta i pesci grandi a mangiare i pesci piccoli.</p>
<p>Infine attribuitemi il cliché del “rivoluzionario”, del comunicatore trasgressivo, che rompe gli schemi: è abusato in generale e in particolare tra i pubblicitari puzza di narcisismo lontano un chilometro. Metà dei manuali di pubblicità cominciano dicendo che il marketing è morto, ma poi lo ripropongono in una forma innovata, naturalmente per vendere più roba in modo più convincente.</p>
<h2 class="western">Non vogliamo rifondare il marketing, vogliamo vivere senza</h2>
<p>Tu che leggi probabilmente sei uno del milione e mezzo di eco-artigiani, contadini bio, installatori di pannelli solari, artisti fuori mainstream, ristoratori a km zero, stilisti del riciclo,&#8230;<br />
Tu fai parte di un mondo che in Italia dà lavoro molto più della FIAT (beh, ormai ci vuole poco).<br />
La tua è il tipo di azienda che <em>produce più posti di lavoro per somma investita</em> e risente della crisi meno di molti altri settori; spesso è terapeutica degli squilibri della società e del singolo individuo.<br />
Qualcuno di voi economicamente se la passa discretamente, ma quasi tutti gli altri in banca hanno una sofferenza, spesso piccola ma cronica perché incompatibile col basso valore aggiunto della piccola scala e della filiera corta: faticano a riempire l&#8217;agenda o a vuotare il magazzino.</p>
<p>Se vale anche per te, allora vorresti far conoscere la qualità di quello che fai e trovare abbastanza clienti per una sussistenza dignitosa, ma <em>non sai come incontrare chi ti cerca,</em> anche se la richiesta del mercato cresce sempre di più.<br />
Intanto la “gente normale” è immersa nel consumismo e riempie ancora il carrello di merci pessime e ad alta impronta ecologica, a un prezzo solo apparentemente migliore.</p>
<p>Secondo il 99% dei manuali di marketing (specialmente quelli che nel titolo hanno parole come business, successo, vendere, vincere, conquistare&#8230;) basterebbe applicare alle vostre esigenze le tecniche della pubblicità. Invece non funziona.</p>
<p>Da 35 anni comunico e insegno a comunicare e ho scritto queste pagine per dimostrare che ciò che vi serve non è la pubblicità, è qualcosa che negli anni &#8216;90 ho pensato di chiamare “smarketing”.<br />
Lo scopo è contribuire alla <em>sostenibilità attraverso il sostentamento</em> aiutando voi artigiani, artisti, agricoltori ecc. ad incontrare l&#8217;acquirente che vi sta cercando e che vuole preferirvi.</p>
<h2 class="western"><strong>La diserzione è un&#8217;arte leggera</strong></h2>
<p>Un buon disertore quando scappa su in montagna dai partigiani, può portarsi dietro una buona quantità di armi e munizioni: sembra una buona idea, invece comporta un pericolo.<br />
Tutti gli strumenti esercitano un nascosto comando verso chi li usa: provate a piantare dei chiodi col cacciavite.<br />
Tra tutti gli utensili, le armi e il marketing sono particolarmente psicoalteranti, perché modificano improvvisamente e drasticamente il potere di chi li impugna. Tu credi di comandare alla rivoltella e invece è lei che comanda te, perché appena la impugni sei un altro (credi che essa sia il mezzo e invece è il messaggio, che sia l&#8217;hardware invece è il sistema operativo, che sia il pretesto invece è il testo, insomma credi che essa sia solo uno <em>strumento</em> invece ti catapulta in una logica in cui lo strumento sei tu). Il curioso è che plagia la tua volontà attraverso l&#8217;espansione formidabile del tuo ego; con un bel <em>media budget</em>, è uguale.</p>
<p>Quando un dispositivo ti offre un potere innaturale sugli altri, muta la percezione delle relazioni, che diventano molto più asimmetriche, quindi lo stesso scenario ti appare assolutamente diverso; cambi drasticamente psicologia e con essa la cibernetica delle scelte, la strategia e gli scopi.<br />
Guai se il soldato inquadrato ed addestrato a quell&#8217;idea militare del mondo, nel momento della sua diserzione “regalasse” ai partigiani l&#8217;idea che vince il più forte e non il più agile, il più ubbidiente e non il meglio pensante, lo spregiudicato e non il rispettoso, chi va avanti guardando solo la meta e non chi procedendo espande i propri sensi e cerca di percepire ciò che non è evidente&#8230; Guai: anche se così vincessero la guerra (e non è poi così probabile) sicuramente poi non vincerebbero la pace (quante rivoluzioni tradite ce lo insegnano).</p>
<p>Se però il militare disertore svela ai partigiani alcune specifiche tattiche e trucchi dell&#8217;esercito occupante, i suoi punti di forza e di debolezza, se ne rivela la logistica, l&#8217;approvvigionamento, se “ruba” alcuni strumenti leggeri ed agili, ecco che il suo aiuto diventa fondamentale, cambia fortemente le probabilità di successo e colma notevolmente la disparità tra le forze. Insomma probabilmente è più utile rubare una mappa topografica che un carro armato, oltre che più comodo.<br />
Nel capitolo 7 &#8220;Schioppi contro carri armati&#8221; potete approfondire cos&#8217;è utile o disutile, però il discrimine è sottile e mutante, stiamo parlando del confine tra marketing e smarketing. Propongo di partire dallo scopo più che dagli strumenti. I partigiani della comunicazione <span style="font-style: normal;">non vogliono</span><em> vincere l&#8217;attenzione</em> di chi li ascolta come se fosse territorio di conquista. <span style="font-style: normal;">Non vogliono</span><em> manipolarne le intenzioni</em>, seducendolo o sviandolo; preferiscono tessere con lui una relazione leale di <em>reciproca alleanza</em> paritetica, che durerà nel tempo e quindi farà da base solida a una conversazione.</p>
<h2 class="western">Occupy conversations</h2>
<p>Questa conversazione è <em>economica</em> nel senso nobile del termine (lavoro, cultura materiale, scambio di beni d&#8217;uso, mutualità, beni comuni).  La parola <em>economia</em> viene dal greco <span style="font-family: Calluna;"><span lang="grc-GR">οἶκος</span></span> (<em>oikos</em>), &#8220;<em>casa</em>&#8220;, così come la parola <em>ecologia</em>; L&#8217;eco-logia è il <em>logos</em> (<em>λόγος)</em>, il ragionamento, l&#8217;esercizio delle scelte sulla nostra comune dimora; l&#8217;eco-nomia è il <em>nomos</em> (<span lang="grc-GR">νόμος)</span>, le regole che l&#8217;amministrano. Mentre noi diciamo “occupy Wall Street”, sono gli economisti e i finanzieri che occupano la nostra dimora. Occorre scacciarli, io propongo di farlo cambiando le <em>regole</em> dei <em>discorsi </em><span style="font-style: normal;">sulla dimora comune.</span></p>
<h2 class="western"><strong>Cosa mettere nello zaino del pubblicitario disertore</strong></h2>
<p>Nella santabarbara della pubblicità commerciale, nel momento della diserzione, potrei rubare una quantità formidabile di armi: seduzioni, retoriche, trucchi verbali, accorgimenti grafici&#8230; Sono le tecnicuzze con cui sappiamo rendere sexy un motore a scoppio o rendere vecchio il tuo vestito comprato l&#8217;altro ieri. Quali di queste armi posso mettere nello zaino per venire da voi partigiani nel modo più utile, e quali invece devo lasciare lì perché farebbero solo danno?</p>
<p>Salverei tutti quei mezzi che permettono a te (piccolo e buono) di essere riconoscibile, trovabile, semplice e chiaro.<br />
Sono pochi, economici e semplici; meno hai soldi, più queste tecnicuzze sono importanti: un volantino A5 su carta riciclata, se è chiaro, riconoscibile e suscita voglia di leggerlo, è infinitamente più efficace di una brossura patinata di 50 pagine piena di foto stereotipate e di illeggibili pagine in corporatese.</p>
<p>Escluderei tutti i trucchetti che trasformano i cittadini in quella che i cibernetici chiamano “macchina banale”: quel meccanismo che quando riceve un certo input, risponde in maniera prevedibile a prescindere da quelli che sono i suoi stati interni (cioè i nostri stati interiori). Uso qui il termine nel preciso senso impiegato nella teoria degli automi dove, come dice Heinz von Foerster : <span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial;"><span style="font-size: x-small;"> “</span></span></span><em>la macchina banale è caratterizzata da una relazione input-output fissa, mentre nella macchina non-banale l&#8217;output è determinato dall&#8217;input </em><span style="font-style: normal;"><strong>e anche</strong></span><em> dallo stato interno della macchina.” <a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote2anc" href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></em></p>
<p><span style="font-style: normal;">Come fanno a mutarci in un dispositivo robotico che esposto a uno spot sente automaticamente la voglia di comprare una merce? Si  usano le cose più umane: il bello, l&#8217;eros, la poesia, la natura; i richiami all&#8217;amore, alla stima altrui, all&#8217;amicizia; la musicalità, i cromatismi, il ritmo, il suono delle parole.  La curiosità, il comico, l&#8217;intrigante, il sorprendente; la voglia di piacere all&#8217;altro sesso, il desiderio di essere ammirato, il bisogno di autostima. Insomma lo stato interno della macchina.<br />
Attenzione, </span><em>questi non sono strumenti </em><span style="font-style: normal;">(argomenti, retoriche, metafore&#8230;),</span><em> sono i campi di battaglia;</em><span style="font-style: normal;"> sono i territori da riconquistare, regioni del nostro oikos che l&#8217;occupante controlla con le sue parodie e che necessitano della liberazione da parte di noi partigiani. </span></p>
<p>Bisogna saper scegliere,  io molte scelte le ho fatte. Molte, non tutte: siamo tutti in un processo storicamente complesso  e io sono solo uno dei molti protagonisti. Comunque lo zaino è questo libro che avete appena aperto.<br />
La maggior parte sono scelte già collaudate, ma ogni volta cambia il contesto, la situazione e gli attori. Quindi quello che troverete in questo zaino è <em>quasi</em> sempre una soluzione migliore; il marketing pretende di essere una scienza, lo smarketing no, è solo un&#8217;empiria, una raccolta di tecniche che funzionano <em>abbastanza</em> bene, per sua natura è perennemente in corso d&#8217;opera. Verificate il terreno e stare bene attenti alle risposte che via via giungono dalle vostre azioni.</p>
<div id="sdfootnote1">
<p class="sdfootnote"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc">1</a>GFK-Eurisco 	Social Trend 2009</p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p class="sdfootnote"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote2sym" href="#sdfootnote2anc">2</a>da 	Heinz von Foerster, <em>Sistemi che osservano</em><span style="font-style: normal;"> Corsivo mio. </span><em> </em><span style="font-style: normal;">Astrolabio, 	Roma 1987 pag 212</span></p>
</div>
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		</item>
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		<title>Corruzione e liberalizzazione</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2012/01/15/corruzione-e-liberalizzazione/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 10:39:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Sta ricominciando il mantra collettivo: se liberalizziamo c&#8217;è più concorrenza, se aumenta la crescita migliora la situazione. Non è che se una cosa la ripetono cento volte, allora diventa vera.
Continuate a leggere il mio parere se vi interessa.
È una storia che dura da trent&#8217;anni. 
Riassumiamo: quando una cosa è stata costruita coi soldi dei cittadini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm">Sta ricominciando il mantra collettivo: se liberalizziamo c&#8217;è più concorrenza, se aumenta la crescita migliora la situazione. Non è che se una cosa la ripetono cento volte, allora diventa vera.<br />
Continuate a leggere il mio parere se vi interessa.<span id="more-2595"></span></p>
<h3 style="margin-bottom: 0cm"><strong>È una storia che dura da trent&#8217;anni. </strong></h3>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Riassumiamo: quando una cosa è stata costruita coi soldi dei cittadini nel corso di molti decenni, si definisce pubblica (ad esempio un monopolio naturale: gas, autostrade, telefoni, elettricità, ferrovie&#8230;).<br />
Ci si lamenta che è corrotta, inefficiente e lottizzata, ma questo non è nella natura di un bene pubblico, succede solo laddove chi governa agisce da parassita per ottenere denaro, clientele e potere. Solo allora diventa un postificio obeso governato da incompetenti. Basterebbe un po&#8217; di trasparenza, ma trent&#8217;anni fa non c&#8217;era internet ed era più difficile.</p>
<h4>Lo Stato controllore può essere peggio dello Stato imprenditore</h4>
<p style="margin-bottom: 0cm">Gli stessi boiardi ingrassati dallo statalismo, quando il malcostume diventa economicamente insostenibile, fanno lo switch ideologico, si scoprono neoliberisti e cominciano a urlare che bisogna liberalizzare; dopo un po&#8217; di caciara vendono la baracca a qualche cordata di amici. Lo Stato che non è stato capace di gestire in proprio, ovviamente non è capace di controllare il lavoro altrui, e la situazione peggiora. Non ditemi che sto semplificando, visto come è andata in Italia; ed è uno scherzo rispetto a ciò che è successo nella patria dello Stato Padrone, l&#8217;URSS.<br />
Gli amici degli amici pagano, se pagano, cifre sottostimate lamentandosi che la rete è obsoleta e che stanno comprando un debito perchè dovranno spendere un casino, insomma che ci fanno un regalo.<br />
Intanto però attraverso qualche banca compiacente contraggono debiti che fanno pagare in bolletta ai consumatori alzando le bollette. Non ci pensano nemmeno a migliorare la rete, al massimo tappano grossolanamente i buchi più gravi urlandolo sui media, licenziano gli operai invece che i quadri e dopo un po&#8217; la situazione peggiora; a questo punto il post-boiardo privatizzato per togliersi dai coglioni pretende una liquidazione multimilionaria, gliela danno invece del calcio in culo che meriterebbe (spesso meriterebbe la galera) e poi ce lo ritroviamo a far danni da qualche altra parte. Intanto il cittadino si trova ad avere pagato due volte un servizio che non c&#8217;è più.<br />
Si può rimediare con le Autority, che però lavorano con molta fatica in un Paese lottizzato dai partiti, pieno di 007 fascistoidi infiltrati dovunque e paramafioso.</p>
<h3>La questione non è nazionalizzare-privatizzare</h3>
<p style="margin-bottom: 0cm">Quindi la diatriba statale-privato è fasulla e ideologica, serve per nascondere il vero <em>frame</em><span style="font-style: normal"> interpretativo:</span><em> </em> entrambe possono essere pessime ed eccellenti a seconda delle regole. Regole di efficienza e funzionalità, di utilità sociale, non di profitto a breve termine, non di speculazione finanziaria.</p>
<h3>L&#8217;acqua non è il gas.</h3>
<p style="margin-bottom: 0cm">Quindi è assurdo usare la stessa parola “liberalizzazione” per, ad esempio, l&#8217;acqua e il gas. Per il gas quella che si profila è una liberazione da un&#8217;assurdo monopolio clientelare, legata agli intrallazzi di Berlusconi con Gheddafi e Putin. Per l&#8217;acqua sarebbe stato il furto di un bene naturale.</p>
<h3>Il telefono non è l&#8217;elettricità</h3>
<p style="margin-bottom: 0cm">È assurdo usarla come soluzione per il prezzo sia della telefonia (fissa, mobile, dati)  che dell&#8217;energia, sappiamo tutti che nel tempo di un quindicennio:<br />
- <em>il costo del bit tende a zero</em><br />
- <em>il costo del chilowattora fossile tende all&#8217;infinito. </em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Questo prescinde da chi è il padrone della rete e delle regole.</p>
<h3>Concorrenza  uguale spese pubblicitarie</h3>
<p style="margin-bottom: 0cm">È infine ingenuo pensare che la concorrenza porti alla riduzione dei prezzi. È valso solo per certe realtà che godevano di monopoli anacronistici (da noi Alitalia o Sip-Telecom).<br />
La concorrenza abbassa i prezzi sulla piccola scala, se in un paesino ci sono due ortolani invece di uno. Ma sul piano nazionale si passa dalla pubblicità. Oggi quando paghi la bolletta del telefono (fisso, cellulare o dati) quello che paghi è solo in piccola parte servizio o innovazione: paghi soprattutto pubblicità generalista sui grandi massmedia.<br />
E indovinate, ancora oggi, chi ci guadagna.</p>
<h3 style="margin-bottom: 0cm">I treni non sono i taxi</h3>
<p style="margin-bottom: 0cm">Aspettando il treno leggo sul giornale che siamo poveri per colpa dei tassisti. Intanto mi passano sotto il naso treni semivuoti che non si fermano nelle stazioni medie (figuriamoci le piccole) e sono utili solo ai ricchi e a chi viaggia raramente. Quando arriva, il treno è una scatola di sardine. Non mi frega molto che il treno da Milano a Roma sia competitivo coll&#8217;aereo: mi succede una volta al mese e siamo un&#8217;ottantina;  mi frega che per andare da Rovato a Lambrate non debba prendere la macchina e mettermi in fila due ore a respirare lo scappamento di quello davanti: questo problema ce l&#8217;abbiamo in centinaia di migliaia tutti i santi giorni.<br />
Mi dicono che la situazione migliorerà con la concorrenza&#8230; mi prendete in giro?</p>
<h3 style="margin-bottom: 0cm">Nuove imprese nazionali</h3>
<p style="margin-bottom: 0cm">Allora, cosa farei se fossi Monti?<br />
Bene liberare il Gas, ma ora: controlli veri. Bene a favorire le energie rinnovabili, l&#8217;unico concorrente vero sono il sole e l&#8217;efficienza degli edifici; cominciamo con gli edifici pubblici.<br />
Rete fonia e dati gratis su tutto il territorio nazionale, la tecnologia è pronta, basta pagare 10 euro di tasse all&#8217;anno in più al proprio comune; poi fra 20 anni, quando il servizio è maturo, privatizzatelo pure.<br />
Più treni e meno strade: treni locali per trasporto viaggiatori. Stazioni di interscambio auto-treno fuori dai centri abitati.<br />
Taxi (è un problema vivo solo per chi va spesso a Roma a &#8220;decidere&#8221; e si trova per un attimo come i cittadini normali, io lo trovo pedagogico). Se proprio dobbiamo parlare di taxi, allora usiamo un po&#8217; di creatività: mototaxi agili nel traffico, vetture collettive, bike sharing, abbonamenti. Defiscalizzarli per anziani, disabili, neomamme&#8230; e anche in provincia dove non se ne trova uno.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
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		</item>
		<item>
		<title>(s)low budget: laboratorio breve a Prato</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/11/28/slow-budget-la-conferenza-a-prato/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 13:34:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Case Studies]]></category>

		<category><![CDATA[Corsi]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<category><![CDATA[Smarketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Camera di Commercio di Prato
(AGGIORNAMENTO)
Il 30 novembre 2011, presso lo Spazio Incontri dell Camera di Commercio di Prato c&#8217;è stato un incontro con Marco Geronimi Stoll di Rete Smarketing e 55 aziende pratesi per scoprire come passare dal &#8220;farsi vedere&#8221; al &#8220;farsi conoscere&#8221;.(appuntamento) (sintesi)
Le slides proiettate sono qui: download slides
L&#8217;incontro ha riguardato prevalentemente i temi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Camera di Commercio di Prato</strong></h3>
<p>(AGGIORNAMENTO)<br />
Il 30 novembre 2011, presso lo Spazio Incontri dell Camera di Commercio di Prato c&#8217;è stato un incontro con Marco Geronimi Stoll di Rete Smarketing e 55 aziende pratesi per scoprire come passare dal &#8220;farsi vedere&#8221; al &#8220;farsi conoscere&#8221;.<a href="http://www.po.camcom.it/news/eventi/2011/20111130.php">(appuntamento)</a> <a href="http://www.google.com/url?q=http://www.po.camcom.it/doc/news/eventi/2011/20111130.pdf&amp;sa=U&amp;ei=ZIvTTp_hELSEsAK31ayLAg&amp;ved=0CAQQFjAA&amp;client=internal-uds-cse&amp;usg=AFQjCNHtmz18KkIuM8fuJ2dSqNYTzaLzhQ" target="_blank">(sintesi)</a><br />
Le slides proiettate sono qui:<a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/slides-prato-cciaa.pdf" target="_blank"> download slides</a></p>
<p>L&#8217;incontro ha riguardato prevalentemente i temi della comunicazione cosiddetta “low budget”.<br />
Tale definizione non ci piace, ha un sapore di discount, mentre noi proponiamo di ottimizzare la<br />
comunicazione delle aziende migliorandola sensibilmente anche dal punto di vista qualitativo.<br />
Continuate se volete leggere l&#8217;introduzione concettuale all&#8217;incontro<span id="more-2560"></span></p>
<p>COMUNICARE (S)LOW BUDGET<br />
INCONTRO CON MARCO GERONIMI STOLL<br />
di rete smarketing</p>
<p>30 novembre 2011 Prato<br />
Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura</p>
<p>Molti si avvicinano a queste tecniche pensando solo ad un sistema per il <em>risparmio economico</em> sui<br />
costi di marketing, sempre più esosi e sempre meno efficaci.<br />
E&#8217; sicuramente <em>anche</em> questo, visto che i nuovi media sono già molto strategici e che nei prossimi anni diventeranno preminenti rispetto a quelli tradizionali.<br />
Ma è soprattutto <strong>molto più di un mero risparmio</strong> economico.<br />
E&#8217; un diverso modo di tessere i rapporti col cliente finale; è anche una drastica selezione/riduzione degli intermediatori.</p>
<h3>Vantaggi delle pratiche di smarketing</h3>
<p>Quindi i vantaggi maggiore per l&#8217;azienda non sono l&#8217;economizzazione del marketing, ma:</p>
<p>- la reputazione,</p>
<p>- la fidelizzazione del cliente,</p>
<p>- l&#8217;apertura di mercati inediti</p>
<p>- la costanza economica negli anni</p>
<p>- la resilienza alla crisi.</p>
<h3>Valori ambientali ed etici</h3>
<p>Soprattutto questo approccio permette seri vantaggi ambientali ed etici che aiutano una convergenza di valori tra aziende sempre più responsabili e consumatori sempre più maturi. Attenti a vedere la  differenza tra questo, il green marketing e il green washing: sono tre cose diverse.<br />
Infine si favorisce il rafforzamento, nella crisi globale, di un&#8217;<strong>economia resiliente</strong>, che ha energie spesso scarse e proprio per questo non le deve disperdere; ciò salvaguarda l&#8217;occupazione, il territorio e la cultura del processo.</p>
<p>Conduce <strong>Marco Geronimi Stoll</strong> membro della rete smarketing°.</p>
<p>All&#8217;incontro interverrà anche <em>Simone Arcangeli</em> di Punto Equo (www.puntoequo.org), un piccolo<br />
imprenditore che sperimenta da alcuni anni questo approccio, al quale potrete far domande di tipo<br />
tecnico e pratico su come funziona concretamente.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Un minuto per Brescia</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/10/21/un-minuto-per-brescia/</link>
		<comments>http://www.geronimi.it/2011/10/21/un-minuto-per-brescia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 17:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

		<category><![CDATA[Case Studies]]></category>

		<category><![CDATA[Corsi]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<category><![CDATA[Smarketing]]></category>

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		<description><![CDATA[ (aggiornamento)
Cambiare la città in un minuto: possibile?
Tutto è partito da un seminario per chi, in bici, vuol competere con le Ferrari
Uno dei problemi della democrazia è la sproporzione tra i mezzi che hanno i potenti per convincere noi e quelli che abbiamo noi per scambiarci pensieri autonomi, liberi e critici. Come competere, con squattrinati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/img_0407.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2498" title="img_0407" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/img_0407-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><span style="font-size: large;"> </span>(aggiornamento)<strong><br />
Cambiare la città in un minuto: possibile?</strong><br />
Tutto è partito da un seminario per chi, in bici, vuol competere con le Ferrari<br />
Uno dei problemi della democrazia è la sproporzione tra i mezzi che hanno i potenti per convincere noi e quelli che abbiamo noi per scambiarci pensieri autonomi, liberi e critici. Come competere, con squattrinati volantini, siti fai-da-te, manifesti attacchinati abusivamente, radio localissime, contro chi ha televisioni, quotidiani e case editrici?<span id="more-2471"></span><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/corso-smarketing-svi-bs-01.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2535" title="corso-smarketing-svi-bs-01" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/corso-smarketing-svi-bs-01.jpg" alt="" width="500" height="352" /></a></p>
<p>Ce lo siamo chiesto a un corso di smarketing che lo <a href="http://www.svibrescia.it/svi/svi-home.htm">SVI</a> e <a href="http://www.br3scia.it/altrevie/" target="_blank">Altrevie</a> avevano chiesto in settembre a Paolo Faustini, Chiara Birattari e a me, Marco Geronimi Stoll.</p>
<p>Sul volantino, la metafora che chi ama questo blog conosce bene: “Se sei in bici e devi competere con una Ferrari, è inutile che pedali più forte: meglio tagliare per i vicoli”. Ovvero: meglio competere dove vincono l&#8217;agilità e l&#8217;intelligenza.</p>
<p>In comunicazione i vicoli sono Internet, la comunicazione di persona e la sinergia cross-mediale tra mezzi antichi e nuovi.</p>
<p><strong>Quindi pedaliamo</strong></p>
<p>Nel corso avevamo visto diverse ipotesi di azione . Tra mille, ci siamo lasciati ispirare dagli americani di <a href="http://giveaminute.info/">give a minute</a>. Hem, &#8220;ispirare&#8221; è un po&#8217; un eufemismo, ma le idee buone sono di tutti. Peraltro ricordo una cosa quasi uguale fatta dai genitori di Adro ben prima della nota brandizzazione leghista. Di idee simili ce n&#8217;è un&#8217;infinità che aspettano solo di essere imitate, (volete vederne anche voi ? googlate parole come guerrilla marketing oppure subvertising)<a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/corso-smarketing-svi-bs-021.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2543" title="corso-smarketing-svi-bs-021" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/corso-smarketing-svi-bs-021.jpg" alt="" width="500" height="232" /></a></p>
<p>L&#8217;idea: combinare due azioni.<br />
Uno: permettere ai cittadini di appendere dei post-it in centro; a scrivere e appendere un post-it ci metti un minuto, che chiunque dona volentieri.<br />
Due: <a href="http://www.perbrescia.it/" target="_blank">una bacheca virtuale su internet (www.perbrescia.it)</a> dove ogni post-it sia visibile e moltiplicabile.<strong></strong></p>
<p><strong>Le idee semplici spesso sono le migliori</strong></p>
<p>Dove altri avrebbero desiderato scenografie imponenti per richiamare l&#8217;attenzione, noi abbiamo scelto di comunicare per sottrazione. Aboliti ornamenti, orpelli, richiami, cose grandi, gadget.</p>
<p><strong>Scenografia: uno spago.</strong></p>
<p>Siamo eredi di Bruno Munari che suggeriva, per fare un&#8217;esposizione, di appendere le cose a fili, abolendo scaffali, piedistalli, leggii, teche eccetera. Meno spese e più design (di quello vero, però)</p>
<p>Avendo ottenuto l&#8217;agibilità della pubblica piazza per 25 metri quadrati, abbiamo stabilito che ciò poteva significare anche 50 x 0,5</p>
<p>Abbiamo teso uno spago tra i lampioni; altezza: quella degli occhi meno 15 cm perché vedessero anche i ragazzini. Sullo spago, un nastro di scotch, bianco perché si stagliasse sul grigio scuro intorno.<br />
Regoletta: piccolo, sì; ma distinto dallo sfondo.</p>
<p><strong>I cartelli più grandi: 30 x 30 cm.</strong></p>
<p>Esporre solo cosine: per cominciare abbiamo trascritto dal sito i primi 50 post-it. Li abbiamo appesi. Abbiamo lasciato a disposizione su un tavolino dei pennarelli e un pacco di altri post-it. Fine del nostro lavoro.</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/1-min-x-bs-smarketing-08.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2541" title="1-min-x-bs-smarketing-08" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/1-min-x-bs-smarketing-08.jpg" alt="" width="500" height="128" /></a></p>
<p><strong>Il pieno respinge, il vuoto richiama</strong></p>
<p>La gente vedeva quei foglietti piccoli da lontano e attraversava la piazza per vederli da vicino. Se avessimo fatto dei poster giganti sarebbe accaduto l&#8217;opposto: passiamo ogni giorno in mezzo a enormi insegne, scritte e pubblicità, tanto inflazionate da non vederle più.</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/1-min-x-bs-smarketing-11-med.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2546" title="1-min-x-bs-smarketing-11-med" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/1-min-x-bs-smarketing-11-med.jpg" alt="" width="500" height="143" /></a></p>
<p><strong>Chi parla non viene ascoltato; chi ascolta, sì</strong></p>
<p>Ovviamente all&#8217;inizio c&#8217;erano pochi metri di filo coi bigliettini appesi, il resto era vuoto. Questo suscitava attrazione e anche un po&#8217; di imbarazzo in chi scopriva che quello spazio era a sua disposizione: la sua bacheca.<br />
Si vedeva in izialmente una certa titubanza, poi arrivava la risolutezza, infine la soddisfazione.</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/1-min-x-bs-smarketing-04.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2551" title="1-min-x-bs-smarketing-04" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/1-min-x-bs-smarketing-04.jpg" alt="" width="500" height="105" /></a></p>
<p><strong>Benvenuti tutti</strong></p>
<p>In poche ore lo spazio sul filo è finito.<br />
La scout e i militanti dei centri sociali, la suora e l&#8217;appariscente minigonnuta, i lombardi doc e gli immigrati da ogni dove, il pompiere e l&#8217;ubriaco, l&#8217;operaio dell&#8217;Iveco e subito dopo chi indossava una abito che vale un mese di stipendio. Non siamo tutti uguali, ma proprio per questo tutti hanno qualcosa da dirsi.</p>
<p>Osservate gli individui delle mille tribù che di solito percorrono la piazza: ciascuno cammina nella sua bolla trasparente, le antropologie si incrociano senza permearsi: che immiserimento! Rompere questa individualizzazione sembra impossibile, ma a volte basta un&#8217;ideuzza semplice semplice.</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/1-min-x-bs-smarketing-06.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2550" title="1-min-x-bs-smarketing-06" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/1-min-x-bs-smarketing-06.jpg" alt="" width="500" height="52" /></a></p>
<p><strong>Benvenuti a Brescia, capitale del cancro</strong></p>
<p>Nella decima città più inquinata d&#8217;europa, almeno metà dei bigliettini sono stati su questioni ambientali: l&#8217;enorme inceneritore bresciano, l&#8217;inquinamento della Caffaro che ancora fa danni, la speculazione che non vuole il Parco delle Cave; e poi la mobilità, la vivibilità urbana, l&#8217;organizzazione dei servizi publici.</p>
<p><strong>Nessuna censura</strong></p>
<p>Le istruzioni erano:“scrivi quello che vuoi ma educatamente: i pensieri si fecondano tra loro solo se sono civili”. Quindi se qualcuno avesse scritto “negri di merda” avremmo potuto/dovuto togliere il post-it.</p>
<p>Qualcuno ha scritto “Noi siamo disoccupati e gli immigrati ci tolgono il lavoro, vergogna” oppure “+ polizia = + pulizia”, il patto era di lasciare lì il suo bigliettino come tutti gli altri.<br />
E così è stato, con la possibilità per gli altri di rispondere, attaccando post-it sotto post-it e fare quello che in un blog sarebbe chiamato thread, un filo di risposte e pareri.</p>
<p>Per noi non si tratta di propagandare una certa idea, anche se noi i nostri pareri li abbiamo.</p>
<p>Si tratta di <em>generare un&#8217;ecologia della mente emotiva e logica, più che ideologica</em>, in cui le malattie delle idee si curano nel confronto e nella generazione di punti di vista nuovi e inediti. L&#8217;unica risposta alla stupidità consiste nell&#8217;intelligenza; ma anche: l&#8217;unica risposta alla sfiducia passa dalla fiducia, l&#8217;unica risposta alla sordità passa dall&#8217;ascolto.</p>
<p><strong>Comunicare dal basso</strong></p>
<p>Poter comunicare senza passare dalle grandi testate monopolizzate dalle lobby: è un problema nazionale (forse è<em> il</em> problema nazionale) ma è anche bresciano: di ambiente e salute si parla poco e male, le informazioni non girano, i dati (per esempio quelli epidemiologici sul cancro) troppo spesso sono contraddittori e sospetti.</p>
<p>Chi inquina e manomette il territorio si rifà la verginità sponsorizzando iniziative benefiche, nel plauso grato del popolo avvelenato.</p>
<p>Un minuto non basta a debellarlo, ma la verginità, quella glie la può togliere in sessanta secondi nonostante i miliardi che spende in marketing, sponsoring e PR.<br />
E scusate se è poco.</p>
<h3><span style="font-size: large;"><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/img_0405.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2506" title="img_0405" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/img_0405.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p></span></h3>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Isola dei Furiosi</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/10/17/lisola-dei-furiosi/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 08:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Corsi]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<category><![CDATA[Smarketing]]></category>

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		<description><![CDATA[
Roma, strascichi del 15/10.
Chi c&#8217;era davvero? secondo me quelli che hanno visto tutto in TV dal divano  di casa.
Chi invece era lì tra i fumi del set, forse non ha visto  lo spettacolo, ma solo l&#8217;enorme backstage di un inconsapevole Colossal.
Si sa che spesso gli attori sono gli ultimi a conoscere come esce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/lisola-dei-furiosi-da-marilungocom.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2459" title="l-isola-dei-furiosi-da-marilungo-com" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/lisola-dei-furiosi-da-marilungocom.jpg" alt="" width="500" height="189" /></a></p>
<p><span class="st"><strong>Roma, strascichi del 15/10.</strong><br />
Chi <em>c&#8217;era davvero?<strong> </strong></em>secondo me<em> </em>quelli che hanno visto tutto in TV dal divano  di casa.<br />
Chi invece era lì tra i fumi del set, forse non ha visto  lo spettacolo, ma solo l&#8217;enorme backstage di un inconsapevole Colossal.<br />
Si sa che spesso gli attori sono gli ultimi a conoscere come esce la commedia o il film, specialmente se è una produzione molto grossa con migliaia di comparse. La trama, e la morale, sono quello che capisce lo spettatore, questo è fatale. Il regista sa che la mente umana ama le storie facili da capire, dove si capisce chi è il cattivo, chi il buono, poi c&#8217;è un po&#8217; di suspance, un po&#8217; di sentimenti stereotipati e infine vincono i buoni. </span><br />
<strong>Il labirinto visto da fuori</strong><br />
Il mio punto di vista non pretende di spiegare niente, solo di aggiungere un ulteriore spunto di analisi, perchè quando una situazione è complessa, avere uno strumento per vedere il labirinto dall&#8217;alto fa perdere i dettagli ma pernette di vedere l&#8217;insieme.<br />
<span id="more-2463"></span><br />
<strong>Fare casino per farsi vedere in TV</strong><br />
È già nel format il modo di ripagare le comparse: sono contente di lavorare gratis. Ecco a voi un&#8217;altro effetto della <em>sindrome del bambino trasparente</em>, quello che riceve troppi input da elaborare, mentre di ascoltare i suoi output non frega niente a nessuno.</p>
<p><strong>Incazzarsi non è dire: &#8220;<em>guarda come sono incazzato</em>&#8220;</strong><br />
Anzi è il contrario, è identità  fittizia, è il lavoro dei pubblicitari che sanno due o tre cosette di te:  che devi fare parte di  qualcosa, che avere qualcosa di cui parlare, che devi trovare tuoi simili, essere  ammirato, che devi <em>disperatamente</em> far somigliare quello che sei a quello che sogni di essere.</p>
<p><strong>L&#8217;estetica della rabbia</strong><br />
Prima che ti ribelli davvero, ecco che il linguaggio delle appartenenze, delle divise, dei cliché ti offrono il folklore della ribellione; una <em>fashon</em> uno <em>stile</em> in cui rappresenti una rabbia esagerata e invece è solo un copione.<br />
Non è Che Guevara, lo hanno notato in tanti: somiglia a più a D&#8217;Annunzio.</p>
<p><strong>Sentire di esistere per tre secondi </strong><br />
Il sistema dei media lo sa, conosce bene il proprio enorme potere di farti uscire dall&#8217;anonimato.<br />
Certo non ti concede i <em>15 minutes of fame</em> promessi da <span class="st">Andy Warhol ma ti da almeno  3 o 4 secondi; se sei fortunato li replica decine di volte.<br />
</span></p>
<p><span class="st"><strong>Uno spot che vale miliardi</strong><br />
Proprio questa ripetizione ostinata di frammenti brevi, di variazioni sullo stesso tema, di stereotipia ricordano il linguaggio degli spot pubblicitari. </span><span class="st"><br />
Se fosse stato uno spot commerciale</span><span class="st">, quante centinaia di milioni di euro, anzi, quanti miliardi o forse decine di milardi sarebbe costato &#8220;&#8217;sto spottone de paura&#8221; andato in onda migliaia di volte nelle ore di massimo ascolto su tutte le reti? </span></p>
<p><span class="st"><strong>Il marketing della paura</strong><br />
In ogni manuale di marketing si raccomanda di <em>non usare la paura</em> come argomento.<br />
Si dice, ad es., che non puoi pubblicizzare di mettere i pannelli solari perchè se no c&#8217;è la catastrofe climatica, no: devi parlare positivo e dire che ami il sole e la natura; se usi la paura, la gente sfugge.<br />
Infatti la paura è un prodotto, non un argomento. Per venderlo servono mezzi enormi, globali. Da piazza Fontana lo sappiamo. La guerra in Iraq ad esempio, ha avuto consenso grazie a quell&#8217;enorme <em>spottone de paura</em> delle torri gemelle.<br />
La paura è un prodotto di cui hanno l&#8217;esclusiva i potenti della terra. I poveracci non riescono a <em>venderla</em> ai potenti neanche quando fanno la primavera araba.<br />
Berlusconi, nel suo piccolo, non ha paura delle molotov degli incappucciati, che anzi hanno regalato tre giorni di viagra al governo impotente.<br />
Attenti, non avrebbe paura neanche della rivoluzione vera, quella dei disperati veri coi forconi che la storia ogni tanto produce: da Luigi XIV a Gheddafi, il narcisismo dell&#8217;autocrate non può neanche concepire nella propria mente il fallimento; l&#8217;autocrate a volte può essere intelligentissimo, ma resta autoreferenziale.  Non può avere spazio sentimentale per la propria paura, se non forse all&#8217;ultimo momento quando sente scendere la lama della ghigliottina.<br />
</span></p>
<p><span class="st"><strong>Il cappuccio non da visibilità agli invisibili</strong><br />
Che paradosso, coprirsi con un cappuccio per farsi vedere, per sentire di esistere, per &#8220;conquistare visibilità&#8221;. Ma infatti quando indossi la maschera non sei più tu, sei il tuo personaggio. </span></p>
<p><strong><span class="st">Se ti piaci nel ruolo, c&#8217;è qualcosa che non funziona</span></strong><br />
<span class="st">È normale che se uno fa qualcosa con convinzione (bella o efferata è un altra questione) provi un po&#8217; di soddisfazione; ma se ti piaci troppo colla maschera del tuo ruolo (incazzato, ma anche moderato, furbo, puro&#8230;)  bada che è quello che capita a tanti politici: si piacciono così, che disastro!<br />
Non sono pochi gli incazzati della mia generazione che ora recitano ruoli meglio retribuiti e meno rischiosi in quel teatrino che è il Parlamento. </span></p>
<p><span class="st"><strong>Se il tuo ruolo paga un pegno, c&#8217;è qualcosa che non funziona</strong><br />
Nessuno si offenda, ma fateci caso: non c&#8217;è quell&#8217;enorme differenza che sembra, tra la ragazzetta che si alza le sottane per avere un passaggio in TV e il suo coetaneo cappucciovestito che recita il folklore di se stesso lanciando le bocce di benzina, ligio e dinamico nel suo personaggio di &#8220;incazzato esagerato&#8221;.<br />
</span></p>
<p><strong>Appunti di drammaturgia militare</strong><br />
Colori, dinamiche, ritmo, ruoli, retoriche: ottima la regia, che ha provveduto a far lavorare bene entrambi gli schieramenti.<br />
Dibattete pure se c&#8217;è o non c&#8217;è  un regista in carne ed ossa o se invece la coerenza drammaturgica sia intrinseca nell&#8217;ordine delle cose. Secondo me è un mix di ambedue, ma su questo non ho un parere autorevole da riferire. Mi interessa vedere alcune ovvietà con voi, che TV avete potuto vedere:</p>
<p>- la madonnina bianca e azzurra rotta  proprio quando c&#8217;era la telecamera con un calcio di tacco d&#8217;anfibio,</p>
<p>- le utilitarie date alle fiamme ( l&#8217;italiano ama la propria auto, ogni spettatore si immedesima col proprietario di quella che vedono fumante e sa che sarà fregato due volte, una dai neri e l&#8217;altra dall&#8217;assicurazione),</p>
<p>- le decine di fotografi e operatori presenti in tutte le operazioni, come a dire: questi esistono, il mondo li guarda</p>
<p>- gli autoblindo che facevano i caroselli a velocità pazza dove non serviva a niente, se non a farsi riprendere bene dove c&#8217;era una grandinata di sampietrini,</p>
<p>- i poliziotti che rilanciavano i sampietrini agli incapucciati (così la stessa munizione su può riusare tante volte da ambo le parti, se no finisce il videogame),</p>
<p>- per finire col colpo di genio, quel blindato abbandonato alla piazza per immolarlo alle telecamere. Certo, i cappuccini hanno detto all&#8217;unico carabiniere che c&#8217;era dentro &#8220;scappa!&#8221;  e l&#8217;hanno fatto fuggire solo con qualche parolaccia: chi aveva fatto finire lì quel poveraccio avrebbe preferito avere un bel martirio in diretta, sarebbe stato un vero colpo mediatico pronto per tutte le tv del globo; ma i cattivi hanno avuto una piccola crisi di umanità: è quello che succede quando non ti affidi ai professionisti.</p>
<p>- il martire avrebbe reso milioni, immaginate la vedova  che piange col figlioletto in braccio, che share! e poi qualche politico  che spara sentenze, immaginateli da Vespa. Sarebbe durata mesi.  Pazienza, il morto ci scapperà la prossima volta, tanto questa è solo la  prima puntata della nuova telenovela.</p>
<p>- Il rogo dell&#8217;autoblindo comunque è stato davvero fotogenico, un monumento tribale all&#8217;energia distruttrice che può esplodere: quelle fiamme a quell&#8217;ora stavano benissimo nella luce naturale, in contrasto pittorico con l&#8217;energia dei neri intorno&#8230; &#8220;<em>se lo facevano per finta a Cinecittà, lo facevano uguale</em> &#8221; ha detto un videomaker. Colonna sonora: Wagner</p>
<p><strong>La morale della storia</strong><br />
Ora quel mezzo milione di italiani più motivati alla critica sociale e alla contestazione, giustamente frustrati perchè i registi gli hanno tolto la scena da protagonisti, cominciano a cercare un confine tra antagonismo e teppismo: da che parte staranno alla prossima retata nei centri sociali, alla prossima smanganellata ai cantieri TAV&#8230; ?</p>
<p>Stiamo tutti cominciando a comprare il prodotto paura; Maroni ha già cominciato a venderlo, ad esempio a dire che tagliare i cancelli alla TAV (cioè far rispettare la legge contro la corruttela dei politicanti che mandano illegalmente la polizia contro la popolazione per spartirsi un business inutile coi nostri soldi) è un gesto di uguale livello teppistico.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Promozione del teatro tra crisi, vetrine e salotti</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/10/03/promozione-del-teatro-tra-crisi-vetrine-e-salotti/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 09:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Spesso è nei posti piccoli che succedono le cose. Ad Artegna, piccola e vivace cittadina friulana, all&#8217;inizio di settembre ho avuto l&#8217;onore di partecipare ad un&#8217;interessante tavola di discussione ideata e prodotta dal Teatro al Quadrato. Nell&#8217;attesa della pubblicazione degi atti, condivido coi voi il mio contributo.
Nella discussione, successivamente, ho detto la mia su anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--<br />
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<p style="margin-bottom: 0cm;">Spesso è nei posti piccoli che succedono le cose. Ad Artegna, piccola e vivace cittadina friulana, all&#8217;inizio di settembre ho avuto l&#8217;onore di partecipare ad un&#8217;interessante<a href="http://teatroalquadrato.blogspot.com/"> tavola di discussione</a> ideata e prodotta dal Teatro al Quadrato. Nell&#8217;attesa della pubblicazione degi atti, condivido coi voi il mio contributo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Nella discussione, successivamente, ho detto la mia su anni &#8216;80, scuola-azienda e repertori didattico-educativi. Siccome questo ulteriore intervento riguarda la scuola, preferisco metterlo in un altro articolo di questo blog che apparirà fra poco.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/artegna.jpg"><img class="size-full wp-image-2437 alignnone" title="artegna" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/artegna.jpg" alt="" width="550" height="201" /></a></p>
<address style="margin-bottom: 0cm;">Con me: Adriano Gallina, Silvia Colle e Lucia Vinzi dell&#8217;Ert, l&#8217;assessora Giuseppina Cozzutti</address>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span id="more-2436"></span>Artegna 3 sett. 2011<br />
Sunto intervento Geronimi</p>
<p>Mi vedete, grazie a questo braccio ingessato ho scoperto una rivelazione illuminante: che una sola mano mi basta a fare moltissime cose, ma una no: grattare sé stessa.<br />
Così è il teatro rispetto agli altri media: agisce sul senso delle arti sorelle (cinema, televisione, preformances, videoarte, radiodramma, musica dal vivo&#8230;) e anche sulle altre comunicazioni: la letteratura, le arti visive, l&#8217;architettura, per non parlare della religione, del potere, della guerra&#8230;</p>
<p><strong>Ma è una mano che non può grattare sé stessa</strong>, e ce ne accorgiamo quando una compagnìa non grande (come molte del teatro ragazzi) deve scrivere un testo, impaginare una locandina, scegliere una foto di scena, gestire un blog. Si vede spesso che c&#8217;è un problema di competenze comunicative extrateatrali del teatrante. Anche amici di gran cultura, gusto e talento, su questo inciampano.</p>
<p>Siamo qui invitati a parlare di “vetrine”: se servono o non servono o servono solo a certe condizioni.<br />
Vetrina è un&#8217;esposizione di merce che tutti possono guardare; se vuoi comprare, entri e paghi.<br />
È lo stesso tema che riguarda internet, non solo nella definizione “vetrina”.<br />
Da vari anni si dice “basta coi siti vetrina”, che non funzionano più (è vero: quasi sempre sono inflazionati, stereotipati, autoreferenziali e non confutabili).<br />
Si dice che dobbiamo passare “dalla vetrina al salotto”,  cioè al famoso web 2.0, dove non ci si limita ad emettere flussi di output (quello è un mestiere per il quale basta la vecchia televisione) ma si tende soprattutto a scambiare conversazioni: a equilibrare gli output emessi con gli input ricevuti e soprattutto a scambiarli, a usali insieme per elaborare nuovi concetti, nuove griglie mentali, insomma per pensare insieme.</p>
<p>Il <em>Cluetrain Manifesto</em>, che poneva questo tema nella grande azienda privata, risale al 1999.<br />
Diceva che le aziende che non scambiano conversazioni son destinate ad una crisi. All&#8217;inizio fu derisa dai grandi manager americani come una moda idealista, ma guardate come sono andate poi le cose: quante imprese si sono estinte e quali sopravvivono benone, perché imparano dai clienti.<br />
Le grandi aziende, come tutte le grandi organizzazioni umane, (anche gli enti italiani, anche certe grandi compagnie&#8230;) sono organismi ipertrofici, animali che hanno muscoli enormi, un cervello potente, ma anche una lentezza enorme: ci vuole molto tempo prima che il segnale percepito dai sensi venga filtrato, arrivi al cervello, produca una reazione e che l&#8217;ordine arrivi ai muscoli. È come far frenare una grande nave davanti ad un ostacolo improvviso, non è come in bicicletta. Il gigantismo funziona in un mondo che cambia lentamente, ad esempio la siderurgia di fine ottocento; non nel nostro mondo accelerato..<br />
Le piccole compagnie teatrali sono sopravvissute nella crisi generale rimpicciolendosi ancora di più: “se non riusciamo più a campare in dieci, vediamo se almeno possiamo campare in tre”.<br />
Direi che oggi è il momento di usare questa caratteristica come elemento di leggerezza, quindi di dinamicità, rapidità di riflessi e freschezza di fantasia.</p>
<p><strong>Il momento è propizio</strong>: altro che morte del teatro.<br />
Ora che tutto può essere scaricato on-line, libri, suoni, film&#8230; solo di una cosa non puoi fare il download: se io, qui fuori in piazza, legassi una capretta a un albero e osservassi la gente che si ferma (immaginate i bambini che la toccano, la odorano, scambiano lo sguardo&#8230;) quel corpo vivente, vibrante&#8230; ecco: di quello non puoi fare il download.<br />
Ci sono scrittori anche famosi che vendono più libri nei reading che in libreria.<br />
Per i giovani musicisti è una regola: regalano i pezzi su internet così li chiamano a fare le serate live.<br />
I conferenzieri che vogliono mantenere del pubblico, non si contentano certo di proiettare powerpoint e parlare difficile: alcuni hanno più pubblico di uno spettacolo, ma quanto sono teatrali: luci, gesti, battute, pause&#8230;!<br />
Possiamo dire che sono tutti teatranti?<br />
Parliamone. Certo è che l&#8217;attore dal vivo è sempre più speciale, ineguagliabile: è analogico, imprevedibile e  monocopia.<br />
E, cosa formidabile,<strong> lui può vedere te: quindi tu esisti.</strong><br />
È fatto dello stesso hardware di cui son fatti i sogni.<br />
Bene: la capretta sarebbe teatro? Per me sì, anche se non saprei cosa scrivere nel borderò.</p>
<p><strong>Due differenze</strong><br />
Per questo direi che le vetrine per farsi vedere possono essere utili solo introducendo due differenze dalle vetrine quelle classiche (esempio: il festival di Muggia negli anni &#8216;80)</p>
<p>1.<br />
che si rinforzi quell&#8217;aspetto del “pensare insieme” che con gli anni si è perso, quindi incontrarsi per fare più salotto e meno vetrina; significa trovarsi per progettare insieme, correggersi reciprocamente, fertilizzarsi l&#8217;un l&#8217;altro. Non si può fare questo senza uscire dalla logica novecentesca dell&#8217;orticello: la proprietà gelosa (e a volte ridicola) delle proprie idee, la balcanizzazione delle amicizie d&#8217;influenza (assessori, critici, programmatori&#8230;), lo scambio sfacciato di repliche nei reciproci cartelloni&#8230;<br />
Nel superamento faticoso di questa feudalizzazione ci soccorrono due fattori:<br />
- uno è che gli antichi feudatari ormai contano pochissimo, la loro torta da dividere è ormai una briciola.<br />
- L&#8217;altro è che la condivisione, lo sharing, oggi è più facile, conveniente, professionalizzante; questo tutti i sessantenni che hanno sfiorato un qualche potere, faticano enormemente a concepirlo: non riescono a capirlo perché anche i più sessantottini di loro sono potuti sopravvivere, in un sistema clientelare e competitivo, solo facendo il contrario. Invece  i trentenni lo sanno già benissimo e lo praticano continuamente.<br />
2.<br />
Che si veda la promozione delle compagnie nella nuova dimensione crossmediale.<br />
Quando due media si potenziano reciprocamente si crea quella matematica in cui 1+1=11; ad es. se il vostro video di un minuto su youtube funziona (bastano poche decine di migliaia di scaricamenti) allora la gente accorrerà al vostro spettacolo. Avrete trovato una seconda mano per grattare la prima.<br />
Grazie dell&#8217;attenzione.</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/2011/10/03/anni-80-scuola-del-futuro/">Mio intervento nel dibattito sugli anni &#8216;80</a></p>
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		<title>Scusate il ritardo</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/08/14/questo-blog-riapre-a-settembre/</link>
		<comments>http://www.geronimi.it/2011/08/14/questo-blog-riapre-a-settembre/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Aug 2011 14:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Chi segue questo blog non ha visto articoli da luglio. Per due motivi, entrambi personali.
L&#8217;importante è dire: eccomi, adesso ci sono. Se poi a qualcuno interessa approfondire, continui la lettura.
Il primo motivo è un lutto, nella vita di ciascuno ne arrivano; è una questione intima che non tratto in queste pagine (se proprio a qualcuno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi segue questo blog non ha visto articoli da luglio. Per due motivi, entrambi personali.<br />
L&#8217;importante è dire: eccomi, adesso ci sono. Se poi a qualcuno interessa approfondire, continui la lettura.<span id="more-2432"></span><br />
Il primo motivo è un lutto, nella vita di ciascuno ne arrivano; è una questione intima che non tratto in queste pagine (se proprio a qualcuno interessa, <a href="http://guido.geronimi.it">qui</a> c&#8217;è un luogo apposta, ma entrate con delicatezza).</p>
<p>Lavorare aiuta a distrarsi da un lutto? finché fai azioni ripetitive è un utile anestetizzante, ma se ci devi mettere un po&#8217; di cervello e se da quel lavoro dipende il futuro di clienti che si affidano a te, allora piuttosto che far sbagli è meglio slittare l&#8217;agenda di un mese.</p>
<p>L&#8217;altro motivo è più materiale, da più di un mese una brutta frattura m&#8217;immobilizza un braccio: scrivo con un dito solo, devo essere accompagnato in macchina, eccetera.<br />
Ho fatto un paio di tavole rotonde e un breve corso, per il resto grazie al cielo i giovani membri della rete stanno lavorando benone anche su appuntamenti importanti; ma scrivere mi è lunghissimo.</p>
<p>Questa bassa efficienza nello scrivere mi costringe a pensare meglio al testo: architettarlo in mente prima di digitarlo; interessante, somiglia a quando usavo la macchina da scrivere decenni fa: prima di batterlo ci pensavi due volte perché ogni correzione sarebbe costata un sacco di tempo.</p>
<p>Il risultato: ad esempio quasi un&#8217;ora per scrivere questo post; chissà poi se il distillato che ne sta uscendo è più leggibile in questo media che vuole testi svelti e sintetici.<br />
Non ne sono sicuro, temo che sia anzi vero il contrario; il web chiede una sintesi figlia dell&#8217;immediatezza (quasi un gesto fisico trasposto nel mondo della logica) che non è la sintesi di un pensiero a lungo limato e &#8220;semplificato&#8221;.</p>
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		<title>La TV è diventata una scatoletta claustrofobica</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/06/13/la-tv-e-diventata-una-scatoletta-claustrofobica/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 16:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[


Festeggio i referendum con un bicchiere di “pirlo” (o forse 3 o 6, ma questi son fatti miei) e guardo la TV.
In quello che fu il Paese della telecrazia il tempo volge al bello; c&#8217;è una graziosa brezza ( a Milano è un vento) e il popolo va in piazza a gioire e sentire musica; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/rai-fine-trasmi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2380" title="rai-fine-trasmi" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/rai-fine-trasmi-300x224.jpg" alt="" width="232" height="173" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Festeggio i referendum con un bicchiere di “pirlo” (o forse 3 o 6, ma questi son fatti miei) e guardo la TV.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="LEFT">In quello che fu il Paese della <em>telecrazia</em> il tempo volge al bello; c&#8217;è una graziosa brezza ( a Milano è un vento) e il popolo va in piazza a gioire e sentire musica; ma intanto la TV mostra salotti al chiuso dove, tra quei fari che scaldano, politici e pseudogiornalisti in cravatta discettano sul “clamoroso risultato” e dicono cose a volte sensate, a volte no, ma tutte fuori contesto.<span id="more-2379"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Certo, godiamoci il piacere sadico di vedere la faccia dei vari Scialoja, Sallusti, LaRussa e destrorzi vari: legittimo godimento 96,5 %. Lo aspettavamo da un po&#8217;; ma non è il piacere più grande.<br />
Il piacere che voglio condividere con voi cari amici è una delizia più intensa: storica. Ora si vede chiaramente che il mondo non è più lì dentro, che nella scatoletta c&#8217;è solo un riflesso tardivo e retorico di quel che succede fuori. Vuoi vedere che gli anni &#8216;90 stanno finalmente finendo?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Cin cin a tutti voi!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Spot e scuola: crescere o imparare?</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/06/10/spot-e-scuola-crescere-o-imparare/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 11:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo momento ci sono tre nostri spot che girano su Radio Popolare;
- quello di dkr.it sull&#8217;acqua pubblica
- il mio per il corso di smarketing a Milano, alla Santa Brera
- un terzo per la più famosa associazione di campi vacanza italiana, questo: campi avventura 2011
Di questo terzo voglio parlare con voi: tale associazione ha ricevuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo momento ci sono tre nostri spot che girano su Radio Popolare;<br />
- quello di <a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/dkr.mp3">dkr.it sull&#8217;acqua pubblica</a><br />
- il mio per il corso di <a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-milano-santa-brera-2011.mp3">smarketing a Milano, alla Santa Brera<br />
</a>- un terzo per la più famosa associazione di campi vacanza italiana, questo: <a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/campi-2011-02-montato.mp3">campi avventura 2011</a></p>
<p>Di questo terzo voglio parlare con voi: tale associazione ha ricevuto due mail di protesta; io personalmente ne ho avuta una terza; le copincollo:</p>
<p><span id="more-2366"></span><br />
Se due scrivono, certo venti hanno pensato di scrivere e 200 hanno provato un qualche fastidio.<br />
Giordana scrive:<br />
<em>&#8220;Sto sentendo alla radio la pubblicità dei vostri campi avventura in cui affermate che si impara più in una settimana di vacanza che in un anno di scuola. Non vi importerà, ma ritengo queste parole diseducative e offensive per tutti coloro che nella scuola lavorano con impegno in mezzo a mille difficoltà</em>.&#8221;<br />
Laura, madre e docente di liceo, aggiunge:<br />
<em>&#8220;complimenti davvero&#8230;non dubito che nei campi avventura si impari molto, e che sia più figo dormire sotto le stelle che risolvere un&#8217;equazione o tradurre Orazio. È utile e opportuno che, in un momento di pervasiva delegittimazione dei contenuti e delle competenze sviluppati durante l&#8217;anno scolastico, anche radio popolare sia in prima linea in tale senso. Grazie ancora, da settembre sarà ancora più facile proporre a genitori e alunni i nostri progetti educativi.&#8221;</em></p>
<p>Che due persone intelligenti e reattive sentano &#8220;crescere&#8221; e ricordino &#8220;imparare&#8221; è un problema che riguarda la comunicazione umana. Quando ascolti (in audio, senza leggere su carta) quello che ti resta in mente è una ricostruzione approssimativa.<br />
A scuola noi insegnanti lo sappiamo bene. Diciamo un termine che implica una certa complessità e la mente del discente ne ricorda uno di minor spessore, che però più coerente con la sua esperienza lessicale e cognitiva.</p>
<p>Credo che questo c&#8217;entri con l&#8217;oggetto della discussione: se facciamo un&#8217;esperienza multisensoriale  profonda sui piani percettivo ed emozionale, ci capitano (nelle mani, nelle orecchie, nelle narici, sulla pelle, &#8230;) dei significati orfani di significante; la sfida cognitiva dovrebbe essere passarli dal cuore alla bocca; dovrebbe essere un processo spontaneo appena da facilitare, che fa evolvere la persona perchè genera spessore umano, empatia, capacità di narrarsi, capacità di ascolto reciproco. Insomma: senso.<br />
I bambini con scarsa esperienza sensopercettiva, privati di esperienze naturali (naturali in tutti i sensi: di viventi in evoluzione tra i viventi in evoluzione), troppo spesso accelerati verso il consumo rapido ed anaffettivo di esperienze stereotipate e prevedibili, hanno meno cose da dire.</p>
<p>Se non fanno esperienze con oggetti concreti faticheranno a manipolare gli oggetti astratti.<br />
Se non svegliano l&#8217;intelligenza emotiva, saranno inibite anche le altre forme dell&#8217;intelligenza umana.<br />
Se non avranno esperienze di qualità sensoriali da aggettivare, avranno meno cose da dire.<br />
Impareranno meno nell<em>&#8216;anno di scuola</em> nonostante lo sforzo e la dedizione (eroica) dell&#8217;insegnante.</p>
<p>Anche l&#8217;insegnante, ci scommetto, se cerca nei suoi ricordi e ricorda una settimana di vacanza&#8230; (magari a flirtare dietro un&#8217;ombrellone, o a rubare le mele, o forse a fare il pirla in motorino che se lo avesse saputo la mamma&#8230;). Orazio viene dopo, prima non dice niente, solo dopo assume senso, dum loquimur fugerit invida aetas. E l&#8217;equazione non è iniziazione. L&#8217;azione matematica, per diventare un gesto, ha bisogno a monte di altri gesti, analogici, chi invece pensa che le incognite della vita siano risolvibili in un numero, corre seri rischi psichici.</p>
<p>E qui ecco un altro tema difficile del processo comunicativo, quello delle <em>collocazioni pregiudiziali</em>: nel senso che stiamo diventando tutti nicchie, e questo è anche un bene, in un mondo massificato.<br />
Il problema non è che apparteniamo tutti a qualche tribù, ma che ogni tribù affronta continuamente terreni ostili. Il primo modo di interpretare le  parole che riguardano il tuo gruppo, si basa sulle ferite che ti stai leccando, che quasi sempre sono ingiuste e immeritate; che tu voglia o no, quella è la prima griglia per decodificare le narrazioni che ti riguardano.</p>
<p>In realtà la frase incriminata è proprio di una maestra, di Monfalcone, anche se la riferiva non a una settimana nei boschi ma a un&#8217;oretta di teatro durante la quale, diceva, &#8220;<em>i bambini hanno imparato più che un anno di scuola</em>&#8220;.<br />
Sì, lei aveva usato proprio il verbo <em>imparare</em> (&#8230; hem&#8230; almeno così mi ricordo). La frase m&#8217;è rimasta impressa da anni, perchè vi assicuro che in un anno con quella maestra lì, davvero speciale, ogni bambino <em>impara</em> davvero un sacco.<br />
E&#8217; noto: se sei ebreo (o gay, o carabiniere, o italiano all&#8217;estero&#8230; ) probabilmente avrai un ricco repertorio di barzellette, anche pesantissime, con cui ci si sfotte all&#8217;interno della &#8220;tribù&#8221;. Ma guai se qualcun altro, al di fuori di essa, racconta la stessa identica barzelletta: diventa, giustamente, odioso.</p>
<p>La domanda necessaria, rispetto allo spot, dunque è chiedersi: chi ascolta lo spot, è amico o nemico della scuola pubblica?<br />
L&#8217;insegnante condannato a fare una scuola con classi sempre più numerose, ad andare in pensione a novant&#8217;anni per pareggiare la media con chi ci andava dopo sedici, schiacciato tra il sabotaggio ministeriale e la lobotomia televisiva, a cui genitori mai cresciuti delegano il figlio come a una babysitter, è da anni sempre più arrabbiato.<br />
Quando uno è arrabbiato rischia di morsicare gli alleati. Attenzione che è poco resiliente.</p>
<p>Dire che la scuola ha bisogno di esperienza attiva, che non si può stare da 4 a 24 anni seduto su un banchino, che non c&#8217;è cognizione senza passione&#8230; significa andar contro la scuola? O invece è reclamare insieme un processo formativo più attivo, elastico, integrato, amorevole, colto, umano, degno&#8230;?</p>
<p>E&#8217; il momento di riferire la terza persona che m&#8217;ha criticato: mia moglie, insegnante di scuola primaria. Appena è andato in onda lo spot in oggetto, orgoglioso della metafora della ghianda e della quercia, mi aspettavo un complimento; e invece: <em>ma come, proprio tu che eri direttore di &#8220;La Ricarica&#8221; ti metti ad attaccare noi maestre?<br />
</em></p>
<p>Hai, che male! Voi cosa ne pensate? Non ditemi che probabilmente devo portare mia moglie a dormire sotto le stelle; questa risposta la so già.<br />
Da voi aspetto tutte le altre.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Istruzioni per portare la nonna a votare</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/06/02/istruzioni-per-portare-la-nonna-a-votare/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 09:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Case Studies]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Chi gira per Internet ha già gli anticorpi: lo sa già che
- il nucleare è una pericolosa &#8220;modernità&#8221; del dopoguerra,
- con la logica privatistica l&#8217;acqua farebbe la fine delle poste o dei treni
- un politico, per non essere perseguitato dai giudici, ha solo un mezzo: non delinquere.
Non lo sa chi ha: 1 - una dieta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/4-si-referendum.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2324" title="4-si-referendum" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/4-si-referendum-150x150.jpg" alt="" width="116" height="116" /></a><br />
Chi gira per Internet ha già gli anticorpi: lo sa già che<br />
- il nucleare è una pericolosa &#8220;modernità&#8221; del dopoguerra,<br />
- con la logica privatistica l&#8217;acqua farebbe la fine delle poste o dei treni<br />
- un politico, per non essere perseguitato dai giudici, ha solo un mezzo: non delinquere.<br />
Non lo sa chi ha: 1 - una dieta mediatica televisiva 2- minori stimoli relazionali, specie inter-generazionali.<br />
<strong>C&#8217;è solo una cosa più forte della TV, per loro, TU:</strong> la testimonianza diretta in carne ed ossa.<br />
Però: sincera, appassionata, sempre con stima e mai con calcolo; ecco qualche consiglio.<span id="more-2323"></span></p>
<p><div id="attachment_2336" class="wp-caption alignnone" style="width: 167px"><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/4si.jpg"><img class="size-medium wp-image-2336" title="4si" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/4si.jpg" alt="SI SI SI SI  (in DO maggiore) " width="157" height="157" /></a><p class="wp-caption-text">SI SI SI SI  (in DO maggiore) </p></div></p>
<p><strong>Innanzitutto, nessuno snobismo.</strong> La nonna, il vicino, l&#8217;amico del bar, il collega conformista&#8230; non è meno intelligente o meno civile: semplicemente si fa le principali esperienze cognitive sulla peggiore televisione d&#8217;Europa, il che inculca quel po&#8217; di gregarismo e di deresponsabilizzazione. E&#8217; anche un po&#8217; più solo, quindi meno stimolato da &#8220;differenze&#8221;.</p>
<p>- Non giocare al piccolo marketer imbroglione: niente tramini, bugiette, ricatti morali&#8230; se no è peggio, ed è giusto che non vi ascolti.</p>
<p>- Non darti arie di superiorità: se no fa bene a non ascoltarti. Non sei lì a dimostrare di essere più intelligente, più istruito o più informato.</p>
<p>- Al contrario prova a trovare dentro di te davvero un po&#8217; di stima e di emotività affettuosa; se ci limitiamo a mostrare &#8220;un&#8217;attesa positiva&#8221; da venditore di tappeti, (<em>come è intelligente lei, e anche bella, sono sicuro che andrà a votare..</em>.) non è detto che funzioni: ascoltano già ogni giorno qualcuno molto più abile, potente e spregiudicato di te.</p>
<p>- invece di smentire, fa domande: la domanda fa pensare, le difese pregiudiziali diminuiscono, e scoprirai che anche tu hai sempre qualcosa da imparare</p>
<p>- non somigliare alla tua caricatura così come la racconta la TV di regime o la stampa schierata col potere: scompiglia le previsioni, sorprendi; puoi essere anche più radicale e tuttavia non terrorizzare il perbenista, basta che  tu sia sereno, maturo e poco prevedibile</p>
<p>- ricorda che il perbenista è più stanco di te di come vanno le cose, a parole è più rivoluzionario di te, perchè la &#8220;politica&#8221; (come si è fatta negli ultimi anni) è insostenibile per tutti.<br />
A chi è stato imbrogliato dalle promesse e depredato degli averi, o gli dai qualche ebreo (gay, mussulmano, rom&#8230;) su cui sfogarsi, oppure è proprio lui che bramerà la ghigliottina.</p>
<p>- insisti un minuto di più, ma senza esagerare. Se mai torna &#8220;alla carica&#8221; domattina.</p>
<p>- non sorridergli/le solo fino a lunedì 13 per poi dimenticarti da martedì di salutarlo sul pianerottolo: saresti un po&#8217; stronzo; dopo continua a coltivare un giusto grado di relazione educata e sensibile, che fa parte dei beni comuni</p>
<p>- se ha uno spirito gregario, ricordati che gradisce le cose &#8220;che fanno tutti&#8221; e forse confonde l&#8217;estremismo con la grinta o l&#8217;indignazione.<br />
Ricordalo, ma non troppo: abbiamo perso troppe elezioni col timore errato di suscitare spavento nei cosiddetti <em>moderati</em>. Tu porti buon senso e modifichi il main stream (ciò che la gente considera normale): qualche volta servono cambiamenti che ieri sembravano radicali e su cui oggi si stanno convincendo tutti.</p>
<p>- Spesso avrai davanti il gregario che cerca il capobranco, che inconsciamente gradisce un po&#8217; di passivizzazione; è un temperamento tipico della destra; non devi cascare nella trappola di fare il &#8220;capo&#8221;, ma neanche devi fare l&#8217;errore opposto, di mostrarti arrendevole e &#8220;buonista&#8221; a chi considera queste qualità come una defaillance. Piuttosto: sei credibile se hai un&#8217;identità, se sei riconoscibile; farai riflettere su quello che dici se sarai imprevedibile, chiaro e interessante.</p>
<p>- non mostare troppo odio contro il grande capo Culo Flaccido, forse la vostra vicina lo ama e l&#8217;innamorato tradito non vuole mai ascoltare la verità.</p>
<p>Personalimente io davvero non lo odio; più che odio merita schifo, ma questo è un altro tema.</p>
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		<title>Il marketing politico ha perso le elezioni.</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 09:47:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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Che bello vedere l&#8217;inutilità dei i budget multimilionari della Moratti infrangersi contro la comunicazione fai-da-te dei mille irriverenti squattrinati ma spiritosi della rete.
Se penso che solo due anni fa i giovani copy delle agenzie milanesi erano reclutati a scrivere indifferenziatamente i testi sia per i politici di destra che quelli di sinistra&#8230; (sì, gli stessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/urna.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2312" title="urna" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/urna.jpg" alt="" width="116" height="116" /></a></p>
<p>Che bello vedere l&#8217;inutilità dei i budget multimilionari della Moratti infrangersi contro la comunicazione fai-da-te dei mille irriverenti squattrinati ma spiritosi della rete.<br />
Se penso che solo due anni fa i giovani copy delle agenzie milanesi erano reclutati a scrivere indifferenziatamente i testi sia per i politici di destra che quelli di sinistra&#8230; (sì, gli stessi copy! non volevo crederci io stesso, invece era maledettamente vero).<br />
Se un partito è un <em>brand</em>, lo puoi vendere come si fa per le sottilette e i pelati: <span id="more-2310"></span>quante discussioni dopo il 13 maggio 2001 sulle casalinghe attempate (erano lo zoccolo duro di Berlusconi), sul voto cattolico, periferico, giovanile, eccetera eccetera, con l&#8217;idea che occorresse posizionare un marchio competitivo nel medesimo mercato elettorale. Che strada sbagliata! per forza che poi la gente ha cominciato a pensare che i partiti sono tutti uguali: se dicono le stesse parole alle stesse persone&#8230;<br />
Se invece il partito è un&#8217;identità, e anzi non è più eanche un partito, è piuttosto un sistema ecologico vivente che si autoregola e che pensa con la testa di migliaia di persone, allora altro che sottiletta! Bye bye marketing politico.</p>
<p>Pisapia era partito con quel &#8220;la forza tranquilla&#8221;, proprio lo slogan che aveva fatto nascere il marketing politico moderno, coniato per Mitterand nell&#8217;80 da quel vecchio maestro di tutti i filibustieri del marketing che era Jacques Séguéla; i nostri marketer politici l&#8217;hanno scopiazzato (spesso senza capirlo, ma questo è stato meglio). Era quello che dichiarava il         &#8220;pensiero pubblicitario latino&#8221;: la &#8220;passion why&#8221; al posto dell&#8217;americana &#8220;reason         why&#8221;.<br />
Oggi &#8220;la forza tranquilla&#8221; è una frase che appartiene a tutti, è di fatto creative commons, non è più neanche uno slogan. Stesse parole ma su altri mezzi, con altri stili, in altri contesti. E&#8217; divertente trovarla nella nascita e nella morte del marketing politico, come due parentesi.</p>
<p>Ho tirato fuori dalla libreria <em>Come &#8220;vendere&#8221; un partito</em> scritto nel 1989 da Diego Masi, lo stesso che pochi mesi fa mi ha dato del comunista (nientemeno!) perchè parlavo di comunicazione dal basso&#8230; Mai buttare via i libri, anche quando sono obsoleti: diventano libri di storia, dalla tragedia alla farsa.</p>
<p>Vi si dichiarava che la vecchia propaganda partitica fatta per trent&#8217;anni con comizi, feste, giornali di partito e manifestazioni &#8220;sta perdendo il peso che aveva nel passato&#8221; e che adesso era il boom televisivo e la stampa a &#8220;conquistare il consenso&#8221;. Testualmente: &#8221; Il partito è un prodotto (qualcuno dice semidurevole) e come un prodotto va venduto&#8221; e sul retro di copertina si chiedeva: &#8220;Si può stimolare l&#8217;acquisto di un voto, di un candidato, di un partito insinuandosi tra i dilemmi della scelta, come un detersivo o un dado per brodo si impongono nella borsa della spesa?&#8221; La risposta era ovviamente sì.</p>
<p>Tutta colpa tua, Pisapia: tra i mille danni che hai combinato (il terremoto a Pompei, la calvizie di Bisio, l&#8217;ulcera alla Moratti) hai hanche distrutto il mkt politico. Sostituito con cose disuete come la militanza, la conversazione, l&#8217;ironia, il pensare insieme&#8230; insomma: sostituito con l&#8217;intelligenza.</p>
<p>E adesso, come si farà a conquistare il consenso?<br />
Il consenso è un processo mentale collettivo, da oggi non lo si <em>ha</em>, lo si <em>è</em>.<br />
C&#8217;è molto garbo, in questa radicalissima rivoluzione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Barattasi consulenza</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/05/18/barattasi-consulenza/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 20:36:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Case Studies]]></category>

		<category><![CDATA[Corsi]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Firenze, Terra Futura dal 20 al 22 maggio
Anche quest&#8217;anno ecco Words, World, Web.
Rete Smarketing, con Gianluca Diegoli, Luca Conti e Mirko Lalli, hanno partecipato a Baratta una consulenza.
I video registrati a Firenze sono qui http://www.smarketing.it/baratta-una-consulenza.html
Continua a leggere per vedere il post
Devi promuovere prodotti o servizi sostenibili?
Ogni giorno due o tre aziende porteranno i propri stampati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.zoes.it/it/content/blog/words-world-web-2011-programma-completo-wowowe"><img class="alignleft size-medium wp-image-2259" title="zoes wowowe" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/zoes2-225x300.jpg" alt="" width="135" height="179" /></a></p>
<p>Firenze, Terra Futura dal 20 al 22 maggio<br />
Anche quest&#8217;anno ecco Words, World, Web.</p>
<p>Rete Smarketing, con Gianluca Diegoli, Luca Conti e Mirko Lalli, hanno partecipato a <strong>Baratta una consulenza.<br />
</strong>I video registrati a Firenze sono qui<a title="smarketing wowowe" href="http://www.zoes.it/it/content/blog/words-world-web-2011-programma-completo-wowowe" target="_blank"> </a><a href="http://www.smarketing.it/baratta-una-consulenza.html" target="_blank">http://www.smarketing.it/baratta-una-consulenza.html</a></p>
<p>Continua a leggere per vedere il post<span id="more-2258"></span></p>
<p><strong>Devi promuovere prodotti o servizi sostenibili?<br />
</strong>Ogni giorno due o tre aziende porteranno i propri stampati e l&#8217;indirizzo del tuo sito, e vedremo insieme, in pubblico e in diretta streaming TV, come renderli più efficaci.</p>
<p>La consulenza, di 30 minuti, si paga mediante baratto.<br />
<a href="http://www.zoes.it/it/content/blog/words-world-web-2011-programma-completo-wowowe">Baratta una consulenza</a>, in streaming su WoWoWe.<br />
Questo il programma:</p>
<p><strong>Venerdì 14-15 </strong><br />
consulenza richiesta da <strong>Giacomo Sanna di Design To Eat</strong> -  progettare nuove opportunità del gusto: Cibo  - Design - Sostenibilità<br />
L&#8217;obiettivo di Design to Eat è &#8220;creare una piattaforma di eventi sempre diversi e vicini alle persone, capaci di comunicare a tutti indistintamente le eccellenze in campo culinario, dove tradizione ed inventiva s&#8217;incontrano sul terreno della sostenibilità ambientale e delle produzioni, della qualità e del bello&#8221;. Baratta una bottiglia di Vino Biologico con ciascuno dei consulenti.</p>
<p><em>Consulenti: Mirko Lalli e, per Smarketing,  Marco Geronimi Stoll, Paolo Faustini e Guido Bertola</em></p>
<p><strong>Sabato 13-14 </strong><br />
consulenza richiesta da<strong> Stefano Beci - rifugio alpino Casanova </strong><br />
Il rifugio è certificato Valore Sociale da Icea Turismo.<br />
Desidera migliorare la comunicazione turistica sul web 2.0; ci chiede: Come migliorare la  mia comunicazione? come indentificare le mie tribù turistiche?</p>
<p>Baratta un soggiorno in b&amp;b al rifugio casanova: due notti, pernottamenti e colazioni.<br />
<em>Consulenti: Gianluca Diegoli e, per Smarketing,  Marco Geronimi Stoll, Chiara Birattari, Davide Zucchini e Guido Bertola </em></p>
<p><strong>Domenica 14-15 </strong><br />
consulenza richiesta da <strong>Laurence Huttin - Usato Bene</strong> - creazioni eco sartoriali: accessori e abbigliamento realizzati unicamente e al 100% con materiale di riuso.<br />
Desidera migliorare la visibilità del marchio, migliorare la rete di distribuzione del prodotto anche attraverso le reti 2.0 -<br />
Baratta una sua creazione: una shopper realizzata dalla trasformazione di una camicia con stampato il logo smarketing<br />
<em>Consulenti: Luca Conti e, per Smarketing, Chiara Birattari, Davide Zucchini e Guido Bertola </em></p>
<p><strong>Le consulenze </strong></p>
<p>dureranno 30 minuti, Zoes prevede dunque di inserire altre richieste.<br />
L&#8217;appuntantamento col pubblico è fissato alle 14 allo stand di Zoes.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Smarketing per il teatro alla Paolo Grassi</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/04/20/smarketing-per-il-teatro-alla-paolo-grassi/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 09:19:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie a tutti. Le slides che in tanti ci avete chiesto sono qui: http://www.smarketing.it/smarketing-per-il-teatro-come-promuovere-lo-spettacolo-in-tempo-di-crisi.html
Era bastato questo articolo su Ateatro per raggiungere i 50 iscritti di questo corso &#8220; Smarketing per il teatro: come promuovere lo spettacolo in tempo di crisi&#8221; che ho realizzato assieme ad altri membri della Rete Smarketing ven 13 e sab 14 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a tutti. Le slides che in tanti ci avete chiesto sono qui: <a href="http://www.smarketing.it/smarketing-per-il-teatro-come-promuovere-lo-spettacolo-in-tempo-di-crisi.html" target="_blank">http://www.smarketing.it/smarketing-per-il-teatro-come-promuovere-lo-spettacolo-in-tempo-di-crisi.html</a><br />
Era bastato<a href="http://www.ateatro.org/mostranotizie2.asp?num=135&amp;ord=5"> questo articolo su Ateatro </a>per raggiungere i 50 iscritti di questo corso &#8220;<span class="small"><strong> <em>Smarketing per il teatro: come promuovere lo spettacolo in tempo di crisi&#8221; </em></strong></span>che ho realizzato assieme ad altri membri della Rete Smarketing <span class="small">ven 13 e sab 14 maggio 2011. </span><span id="more-2250"></span></p>
<p><strong><span class="titolo">Smarketing per il teatro: </span></strong><span class="small"><strong>la scommessa è difficile ma il tempo è propizio.</strong></span></p>
<p><span class="titolo">come promuovere lo spettacolo in tempo di crisi </span><br />
<span class="sotto">Un corso alla Paolo Grassi di Milano</span><br />
<span class="autore"><em>di Marco Geronimi Stoll </em></span></p>
<p><span class="small">E&#8217; una questione di  sopravvivenza, dobbiamo fare tre cose:</span><span class="small"><br />
- staccare gli italiani dalla  televisione, </span><br />
- farlo usando internet e il passaparola,<br />
- portarli anche in  teatri eterodossi e di nicchia.</p>
<p><strong>Scuola Paolo Grassi di Milano ven 13 e sab 14 maggio 2011<br />
<em>Smarketing per il teatro: come promuovere lo spettacolo in tempo di crisi </em><br />
</strong></p>
<p>Direttore di corso Marco Geronimi Stoll<br />
Altri docenti<br />
Chiara Birattari: Mediattivismo e azioni<br />
Guido Bertola: Caccia all’errore sui progetti grafici<br />
Davide Zucchetti: i dieci errori più frequenti di un sito web<br />
Paulo Faustini: l’arte di suscitare il passaparola</p>
<p>Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi – via Salasco 4 – 20136<br />
<span style="color: #808000;">Iscrizioni gestite dalla Scuola</span>. Scrivere a Roberta Paparella  <a title="email staff" href="mailto:r.paparella@fondazionemilano.eu">r.paparella@fondazionemilano.eu</a></p>
<p>Rivolto a organizzatori teatrali, attori, registi, studenti, compagnie  che vogliano trovare soluzioni nuove e necessarie per promuovere il loro  lavoro.<br />
Costo € 70 Chiusura iscrizioni e pagamento 09/05/2011</p>
<p><img src="http://www.ateatro.org/imagespdp/135_smarketing1.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>1. Teatro: c&#8217;è troppa offerta o poca domanda? </strong><br />
Povero teatro italiano in crisi di dipendenza da sovvenzioni. Pensate a  questo delirio kafkiano del FUS e delle accise sulla benzina: pazzesco,  no?<br />
Eppure alla fine quanti hanno pensato “meno male” come se, dalla  tavolata della Repubblica Fondata sul Tubo Catodico, qualcuno ogni tanto  gettasse un pietoso osso al teatrante che magari scodinzola.  Gratitudine per chi generosamente lo farà morire domani e non oggi.<br />
No, i fondi siano basi su cui puoi fare progetti artistici solidi nel  tempo, altrimenti di necessità si fa virtù e di virtù sfida.<br />
La sfida è di farcela da soli; che non è il “farcela” imprenditoriale  del vincente in cravatta anni &#8216;90, ma il suo contrario speculare,  l&#8217;emancipazione conflittuale contro chi cerca di tapparti la bocca, di  ucciderti per fame.<br />
Grazie al cielo quello non è l&#8217;unico cibo che c&#8217;è in giro. Io non sono  sotto a quel tavolo, e nemmeno molti di voi. Da sempre saltimbanchi e  griot, cori greci e burattinai hanno dato al loro pubblico il cibo  dell&#8217;anima ricevendone in cambio il cibo per il corpo. Anche quando  c&#8217;era più fame in giro di oggi.<br />
Capovolgiamo quindi la questione: perché la sera tutti i nostri  concittadini si stravaccano sul divano a guardare la TV più brutta  d&#8217;Europa? Perché intere generazioni non mettono piede a teatro mai una  volta in vita loro?<br />
L&#8217;Italia è piena di gente alienata che ha bisogno di dare un theatrum  alla propria esistenza, che ha bisogno di pathos, disperatamente. Hanno  bisogno di bellezza, perché non corrono in massa a riempire tutte le  nostre poltroncine, anzi proprio loro sono gli ultimi che lo farebbero?  E&#8217; la domanda che dobbiamo farci ogni volta che le sedie sono vuote,  così ovvia che sembra banale, eppure ineluttabile: se non ce la poniamo,  non andiamo da nessuna parte.</p>
<p><strong>2. Vendere il teatro come se fossero mele biologiche </strong><br />
Anche la risposta sembra ovvia; ma come tutte le cose troppo vicine al nostro naso, la vediamo sfocata.<br />
Non è solo una questione di costo dei biglietti. Non è solo una questione di scarsa alfabetizzazione di base.<br />
E&#8217; la stessa motivazione per cui compriamo delle mele insipide e  chimiche al supermarket invece che delle mele buone e sane dal  contadino: abitudine, o meglio disabitudine indotta per passivizzazione.  Comodità, o più precisamente pigrizia inculcata.<br />
C&#8217;è un tandem diabolico tra TV e ipermercati. Si rinforzano a vicenda,  non potrebbero vivere uno senza l&#8217;altro. Il centro commerciale è una  periferica della televisione che si manifesta nel mondo reale.<br />
Quando mettiamo qualcosa nel carrello, non vogliamo comprare  concretamente quel prodotto, ci interessa la personalità artificiale che  i pubblicitari hanno associato all&#8217;immaginario del prodotto. Come nella  dieta dei cibi, anche la dieta mediatica riempie gli italiani di  tossine, li anestetizza dalla capacità e dalla voglia di gustare i  sapori veri. Soprattutto li lascia sempre famelici, insaziabili, anche  se divorano tonnellate di schifezze. Li lascia sempre vuoti e inappagati  qualsiasi cifra spendano. Passata la cassa e recuperato il bancomat,  l&#8217;orgasmo dell&#8217;acquisto è già esaurito: nei sacchetti che scarichi dal  carrello al bagagliaio adesso c&#8217;è solo roba, ormai l&#8217;hai comprata e per  liberartene deve diventare prima possibile pattume; per tornare a  comprare.<br />
Si chiama marketing, induce <em>il bisogno di un&#8217;assenza</em>; il  desiderio indotto dal consumismo non può che essere inappagabile, se no  la domanda si saturerebbe e il mercato crollerebbe: <em>che bello</em>, bisognerebbe dire, <em>che trionfo sarebbe il crollo di questo baraccone per tornare a un&#8217;economia sana, etica ed ecologica</em>.  E invece nessuno lo dice; tutti dicono “se c&#8217;è la crisi, aumenta la  disoccupazione” invertendo la causa con l&#8217;effetto. Invece questo  baraccone crea un sacco di disoccupazione; anche tra i teatranti.<br />
Il teatro appaga bisogni reali e profondi; il teatro è anticonsumista  per natura. Il teatro, come il gioco, il sesso, l&#8217;esperienza della  natura, le altre arti: è un processo, non un prodotto. Quando sei felice  non hai bisogno di merce, la felicità impedisce gli affari.<br />
Il contadino che sceglie il bio non fa solo un&#8217;azione agrotecnica,  compie anche un gesto etico e politico; è una ribellione oltre che  un&#8217;autodifesa: difende il suo lavoro ma anche il suo territorio, noi e  l&#8217;intero ecosistema. Il teatrante che sceglie circuiti laterali,  programmazione via internet, autopromozione&#8230; difende il suo diritto a  pagarsi il mutuo e la cena, ma anche difende tutti noi; la sua  (faticosamente) conquistata autonomia economica è una sfida che serve al  nostro territorio, a noi e all&#8217;intera cultura.</p>
<p><img src="http://www.ateatro.org/imagespdp/135_smarketing2.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>3. Il momento è propizio per cambiare tutto </strong><br />
Agenti? Assessori da arruffianarsi, critici da corteggiare? Sponsor  canaglia che ci brandizzano i manifesti coi loro loghi puzzolenti?  Basta: accendete il computer!<br />
In pochi anni stanno cambiando tutti i fondamentali.<br />
Ad esempio, le recensioni: devono servire ad avere sovvenzioni o ad  avere pubblico? Se servono solo al secondo scopo, diventano più  importanti quelle su internet: secondo voi, chi vuole scegliere dove  andare stasera, legge davvero la critica su Repubblica o preferisce  quella del pubblico di ieri sera su Facebook? E&#8217; il terziario 2.0; ogni  critico intelligente lo ha già presentito da quando, dovendo scegliere  una vacanza, invece di entrare in un&#8217;agenzia di viaggi è andato su Trip  Advisor.<br />
Altro esempio: quanti soldi vengono spesi ogni anno in affissioni e  inserzioni? Che ritorno dei costi hanno? Spesso quello che rendono non  vale neanche una piccola parte di ciò che costano in soldi, tempo, carta  e, troppo spesso, anche in compromessi col buon gusto.<br />
E le realtà più grandi, quelle che fino a ieri potevano permettersi un  marketing manager, non sarebbe ora che, invece di licenziare i  dipendenti, licenziassero piuttosto lui e assumessero al suo posto  qualche giovane capace di fare il community manager, che costa la metà  spende un ventesimo e rende il quadruplo?<br />
Chi ha pochi soldi, è meglio che li usi bene. Poca carta e tanto  internet; meno rumore e più senso; meno generalismo e migliore empatia  con le nicchie. Soprattutto è il momento di approfittare  dell&#8217;indebolimento della TV e dell&#8217;avvento dell&#8217;uso di massa dei  personal media.<br />
Non è fantascienza pensare, fra pochi anni, a spettacoli autoconvocati  direttamente dagli spettatori col telefonino, o a gruppi d&#8217;acquisto  solidale di cultura.<br />
Già, perché oltre a tutto internet priva il teatro di quell&#8217;aura di  pseudo-superiorità che tiene lontana tanta gente cosiddetta normale: se  diventa una cosa strana, intrigante, curiosa, allora acquisisce un&#8217;alta  quantità di informazione, è notizia, incuriosisce e avvince, fa parlare  di sé. Genera passaparola.<br />
Postulato: non è automaticamente vero che più è radicale meno è popolare, anzi se ci sai fare è vero il contrario.</p>
<p>Più andiamo avanti col digitale potente e fluente, più ci sarà prezioso e  speciale ciò che non può essere trasformato in fiumi di zeri e uni: il  corpo umano che agisce davanti a noi. Ne sono convinto, il mezzo di  comunicazione più potente regalatoci da internet è il l&#8217;attore dal vivo,  la sua voce, i suoi gesti, il suo occhio che vede il mio.<br />
Quando succederà (e sta già cominciando a succedere) saremo pronti? o  invece saremo ancora quel vecchio tipo di attore che sa fare  comunicazione solo dal palcoscenico?</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Lezioni d&#8217;ambiente 1984-&#8217;88</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 10:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.geronimi.it/?p=2216</guid>
		<description><![CDATA[ Ecco in PDF i tre libri introvabili di arte-ambiente a cui avevo lavorato con Bruno Munari, Giovanni Belgrano, Albert Mayr, Francois Delalande, Ersilia Zamponi e Umberto Cattabrini. Foto di Marco Caselli, Layout di Marco Ferreri.
Sponsorizzato da CARIPLO e dal Comune di Milano, millenni prima dell&#8217;era Moratti.
Un venticinquennio fa sperimentavamo tecniche sulla creatività analogica che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/belmun01.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2219" title="belmun01" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/belmun01.jpg" alt="" width="280" height="277" /> </a>Ecco in PDF i tre libri introvabili di arte-ambiente a cui avevo lavorato con Bruno Munari, Giovanni Belgrano, Albert Mayr, Francois Delalande, Ersilia Zamponi e Umberto Cattabrini. Foto di Marco Caselli, Layout di Marco Ferreri.<br />
Sponsorizzato da CARIPLO e dal Comune di Milano, millenni prima dell&#8217;era Moratti.</p>
<p>Un venticinquennio fa sperimentavamo tecniche sulla creatività analogica che oggi, col digitale, paiono alcune giurassiche e alcune nuovissime e rivoluzionarie.<span id="more-2216"></span></p>
<p>Attualissimi sono temi come la creatività condivisa, la decolonizzazione dell&#8217;immaginario dal marketing, la necessità di minimi e massimi tecnologici (più vai sul virtuale, più devi bilanciarlo coll&#8217;estrempo opposto della manualità, della materialità, della concretezza fisica sensoriale e muscolare).<a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/belmun06.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2230" title="belmun06" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/belmun06.jpg" alt="" /></a><br />
Una cosa è cambiata: il digitale ci dona un&#8217;onnipotenza che l&#8217;analogico ci negava. Ai tempi dei registratori a nastro, dei telaietti colle diapositive, delle stampe in ciclostile&#8230; il vincolo era una sfida.<br />
Ad esempio un musicista prendeva il suo strumento musicale e per anni si metteva a cercare tutte le sonorità inesplorate, quelle oltre l&#8217;ovvio e il codificato: pensate a un violinista che soffia nello strumento, che scorre pianissimo l&#8217;archetto sotto il ponte, che accarezza le corde, le sfrega colle unghie, le scorda lentamente&#8230; e via via registra gamme di timbri inedite, sonorità, alla lettera, <em>inaudite</em>: capaci di creare nuovo senso, nuova poesia, nuova emozione non sentimentalistica; anche molto gioco e spesso molta irrisione.<br />
Con l&#8217;elettronica lo stesso musicista ha una tavolozza di suoni infinita. Ha un&#8217;altrettanto infinita possibilità di registrarli ad altissima qualità e di manipolarli digitalmente. E&#8217; un&#8217;onnipotenza anche  economica: oggi ciascuno sulla propria scrivania ha, con 1000 euro, dispositivi che nell&#8217;analogico costavano molti anni di stipendio: una camera oscura, una sala di registrazione audio, uno studio di postproduzione video, una piccola casa editrice, un sistema per proiettare benaltro che poche diapositive o un filmino in superotto&#8230;<a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/belmun16jpg.xcf"><img class="alignnone size-medium wp-image-2234" title="belmun16jpg" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/belmun16jpg.xcf" alt="" /></a><br />
E quando avevi fatto il prodotto dovevi distribuirlo: stampare un libro; duplicare una videocassetta con una qualità quantomeno decente, se non avevi i milioni per passare in pellicola. Stampare un ingrandimento fotografico. Quante ore a serigrafare i manifesti da appendere nelle vie del centro nottetempo (alla fine erano 10 o 15, e i vigili ti riconoscevano perchè avevi il corpo e i vestiti pieni dello stesso giallo e dello stesso viola dei manifesti)&#8230;</p>
<p>L&#8217;onnipotenza del digitale, l&#8217;assenza dei limiti, non è vero che da subito ti libera. Anzi, all&#8217;inizio, ti castra: come un immenso foglio bianco per chi ha perso l&#8217;ispirazione. Per questo che i trentenni sono più esperti dei sessantenni. Dobbiamo parlarne.<br />
Innanzitutto, citando questi volumi, dobbiamo chiederci come tutto questo ha cambiato l&#8217;esperienza creativa dei bambini e degli artisti.<a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/belmun16jpg.xcf"><img class="alignnone size-medium wp-image-2234" title="belmun16.jpg" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/belmun16jpg.xcf" alt="" /></a><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/belmun16.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2235" title="belmun16" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/belmun16.jpg" alt="" width="350" height="190" /></a></p>
<p>Bambini e artisti: due mondi assai diversi perchè l&#8217;artista non è bambino anche quando ci prova, mentre il bambino invece è artista eccome, ciascun individuo a modo suo, ma in maniera diversa dall&#8217;arte adulta. Nino Belgrano ripeteva che i bambini, siccome sono nati dopo, sono più vecchi.<br />
A noi <em>senior</em> l&#8217;onnipotenza, all&#8217;inizio, fa esplodere la solitudine; l&#8217;onnipotenza e l&#8217;impotenza sono due facce della stessa medaglia.<br />
L&#8217;artista che pensa da solo, che elabora nella sua mente profonda sfide dense su cui gioca tutta la sua personale vita sentimentale economica e valoriale&#8230; insomma l&#8217;artista ottocentesco che nel novecento ha trovato gli strumenti tecnici della riproducibilità dell&#8217;opera, ma ancora in analogico, ancora con un dazio da pagare (in fatica, materiali, soldi; quindi anche in compromessi con galleristi, critici, editori, assessori ed altra simile feccia narcisista vanagloriosa e spregiudicata&#8230;) . Quell&#8217;artista oggi come si trova handicappato davanti alla leggerezza libera e senza zavorre dei pensieri pensati fuori di noi. Ora più di ieri occorre imparare a pensare insieme. Avviso ai sessantenni: altro che fidanzata giovane, questo è molto più eccitante! ma anche molto più spietato nell&#8217;evidenziare quando non ce la fai.</p>
<p>Basta, torniamo all&#8217;arte-ambiente e all&#8217;infanzia.<br />
Stiamo rimpiangendo la scuola attiva e creativa in cui c&#8217;era spazio per i laboratori, diciotto alunni per classe, insegnanti con orari di conpresenza, pedagogia dell&#8217;attivismo, progetti in cui le maestre erano entusiaste di programmare per ore e ore perchè ciò aveva un senso e dava orgoglio personale, stimolo culturale e dignità al loro prezioso mestiere.<br />
Rimpiangere non è la parola giusta, è passatista. Non c&#8217;è niente da rimpiangere. Per abbattere un albero bastano dieci minuti, a farlo rinascere servono 100 anni. Ma ogni albero abbattuto ha fatto milioni di semi. Più che rimpiangere l&#8217;alberone ucciso è meglio proteggere e innaffiare i mille alberelli nascenti.</p>
<p>Cominciamo a combattere i tarli. Chi ha cominciato a distruggere quella scuola italiana ha un nome e un cognome; anzi di cognomi ne ha due e di epiteti centinaia.<br />
E&#8217; colei che priva l&#8217;attuale ministra dell&#8217;istruzione della palma di peggiore della storia patria, la quale poverina in quanto a scarsezza culturale supera perfino la mamma di batman; ma come danno inflitto alla scuola pubblica arriverebbe certo seconda.<br />
Attenzione, non solo i grandi alberi della cultura producono molti semi, ma anche quelli parassitari e invasivi del farsi gli affari privati coi soldi pubblici (e su questo, come dirlo? la mamma di batman è sempre incinta).</p>
<p>E&#8217; la stessa sindaca che adesso scrive sorridente sui muri di Milano che lei darà i libri di testo gratis a tutti. Questi tre libri sono stati stampati in decine di migliaia di copie, alcuni anche ristampati; gratuitamente: io (che detengo i diritti d&#8217;autore) ci ho rinunciato volentieri per avvantaggiare quella cosa fuori moda che è il bene comune. Certo, la butto in politica, ma quando ci vuole ci vuole: sopra a questi libri c&#8217;è scritto ancora &#8220;Comune di Milano&#8221;.</p>
<p><span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;"><strong>Descrizione:</strong></span><br />
<span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;">Le attività,          suggerite da Bruno Munari e Giovanni Belgrano, sono state realizzate nelle          scuole da Marco Geronimi che ha redatto dei diari di bordo sugli esiti. </span></p>
<p><span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;"><br />
</span></p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/edizioni/gerobelmun0.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-2221" title="geronimi Belgrano Munari lez 0" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/belmun1.jpg" alt="" width="60" height="60" /></a></p>
<p><span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;"><strong>Ambiente, lezione numero zero<br />
</strong><a href="http://www.geronimi.it/edizioni/gerobelmun0.pdf" target="_blank">DOWNLOAD</a> ( 65 MB lo scaricamento richiede alcuni minuti)<br />
illustra le attività di educazione          ambientali prerequisite, da fare in classe prima delle uscite nel territorio.          Si insegna a imparare la luce, a svegliare l&#8217;udito, a chiudere gli occhi          e immaginare&#8230; sono le &#8220;lezioni numero zero&#8221;, in cui si fa          foto senza macchina fotografica, si fa cinema con una candela&#8230;</span></p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/edizioni/gerobelmun1.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-2222" title="geronimi Belgrano Munari lez1" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/belmun2.jpg" alt="" width="60" height="60" /></a></p>
<p><span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;"><strong>Nei disegni di una foglia</strong><br />
( </span><span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;"><a href="http://www.geronimi.it/edizioni/gerobelmun1.pdf" target="_blank">DOWNLOAD</a> </span><span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;">90 MB lo scaricamento richiede alcuni minuti)<br />
Il secondo          volume</span><span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;"> (che è la lezione numero uno) illustra tecniche creative          di indagine e rilevazione dell&#8217;ambiente cittadino e naturale&#8230; Si raccontano          varie esperienze esplorative, giocose, multisensoriali, di giochi col          silenzio e con le parole.</span><span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;"><br />
Dopo aver sviluppato nel primo anno le capacità percettive e attentive,          e dopo aver nel secondo appreso tecniche di indagine e rilevazione creativa          dell&#8217;ambiente urbano e naturale, ecco il terzo anno, per costruire un          ambiente astratto creato con criteri artistici: un grande posto fatto          di oggetti, colori e suoni, per abitare nell&#8217;arte, per essere immersi          in una grande statua sonora e luminosa.</span></p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/edizioni/gerobelmun2.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-2223" title="Geronimi Belgrano Munari lez2" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/belmun3.jpg" alt="" width="60" height="60" /></a></p>
<p><strong><span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;">Secondo Ambiente </span></strong><span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;"><br />
( </span><span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;"><a href="http://www.geronimi.it/edizioni/gerobelmun2.pdf" target="_blank">DOWNLOAD</a> </span><span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;">90 MB lo scaricamento richiede alcuni minuti)<br />
</span><span style="font-size: x-small; font-family: Geneva,Arial,Helvetica,san-serif;">Si creano          dei paesaggi avvolgenti proiettando vetrini, appendendo dei &#8220;mobiles&#8221;;          le colonne musicali sono generate con semplici tecniche creative di uso          del registratore; le poesie sono inventate con stratagemmi per svegliare          la scrittura creativa. </span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Parliamone a Fa&#8217; La Cosa Giusta</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/03/23/parliamone-a-fa-la-cosa-giusta/</link>
		<comments>http://www.geronimi.it/2011/03/23/parliamone-a-fa-la-cosa-giusta/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 13:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco come sono andate le consulenze informali e gratuite da ven 25 a dom 27 a Milano con cosulenti, tecnici e persone che hanno già messo in pratica quello che proponiamo.
Continuate a leggere per saperne di più.




Guido Bertola e Chiara Birattari hanno visionato centinaia di volantini, brossure, dépliant.

Intanto Davide Zucchetti e Paolo Rossi parlavano con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-01.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2181" title="smarketing-consulenze-flcg-01" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-01.jpg" alt="" width="500" height="182" /></a>Ecco come sono andate le consulenze informali e gratuite da ven 25 a dom 27 a Milano con cosulenti, tecnici e persone che hanno già messo in pratica quello che proponiamo.<br />
Continuate a leggere per saperne di più.</p>
<p><span id="more-2165"></span></p>
<dl id="attachment_2186" class="wp-caption alignleft" style="width: 510px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-guido-bertola.jpg"><img class="size-full wp-image-2186 alignnone alignleft" title="smarketing-consulenze-flcg-guido-bertola" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-guido-bertola.jpg" alt="Guido Bertola in una delle consulenze sulla comprensibilità degli impaginati" width="500" height="252" /></a></dt>
</dl>
<p>Guido Bertola e Chiara Birattari hanno visionato centinaia di volantini, brossure, dépliant.</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-chiara-birattari.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2185" title="smarketing-consulenze-flcg-chiara-birattari" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-chiara-birattari.jpg" alt="" width="506" height="360" /></a></p>
<p>Intanto Davide Zucchetti e Paolo Rossi parlavano con chi possiede dei siti sulla web user experience. Significa chiedersi: una persona normale, non un webmaster, come naviga? Il sito è abbastanza intuitivo e semplice? Studiando questi aspetti si scopre che spessissimo i siti sono organizzati ( o meglio, disorganizzati) in modo di portare a navigare in modo diverso da come si vorrebbe: più dispersivo e meno congruo ai desideri di chi l&#8217;ha progettato e di chi lo sta utilizzando. Un sito, per essere efficace, deve essere  perfezionato sulla base dell&#8217;esperienza del navigatore &#8220;normale&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-web-user-experience2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2188" title="smarketing-consulenze-flcg-web-user-experience2" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-web-user-experience2.jpg" alt="" width="500" height="272" /></a></p>
<p>Abbiamo parlato di specifiche tecniche, ad esempio dell&#8217;uso del laser per tagliare i materiali naturali, con particolarissimi effetti creativi.</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-blasercut.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2184" title="smarketing-consulenze-flcg-blasercut" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-blasercut.jpg" alt="" width="500" height="152" /></a></p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-bandi-banditi-e-sbandati.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2183" title="smarketing-consulenze-flcg-bandi-banditi-e-sbandati" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-bandi-banditi-e-sbandati.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Alessandra Narcisi ha dialogato con chi intende partecipare ai bandi (dell&#8217;Europa, delle fondazioni bancarie, degli enti pubblici) e anche con chi li bandisce, e vorrebbe formularli per garantire un risultato trasparente ed efficace.</p>
<p>Laura Pucci e Paolo Faustini hanno dialogato sulla rendicontazione sociale, sul bilancio sociale e su vari aspetti della CSR, cioè la responsabilità sociale ed ambientale dell&#8217;impresa. Un tema che dovrebbe riguardare anche i &#8220;piccoli&#8221; e che ha ben poco a che fare con la CSR creata dall&#8217;ufficio marketing delle grandi corporation.</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-2-lasercut.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2182" title="smarketing-consulenze-flcg-2-lasercut" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-consulenze-flcg-2-lasercut.jpg" alt="" width="500" height="252" /></a></p>
<p>Gli abitanti dell&#8217;Eco Villaggio Autocostruito, i post-terremotati della montagna acquilana che si sono tirati su le maniche e con la tecnologia delle case di paglia si sono fatti le case da soli, hanno raccontato la loro storia a tanti che avevano domande sui mille argomenti che la loro storia comporta.<a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/eva.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2204" title="eva" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/eva.jpg" alt="" width="500" height="236" /></a><br />
Il discorso ha riguardato anche la ribellione di chi esce dai meccanismi della speculazione, la tecnica semplice per farsi case in classe A con pochissimi soldi, e anche come hanno comunicato per raccogliere solidarietà, soldi e visibilità politica. Con loro anche un nostro cliente, Thomas Ficarelli, che si occupa di edilizia sostenibile, con cui si è discusso anche dei pregiudizi diffusi nel mondo dell&#8217;edilizia (dove il materiale grigio spesso si usa al posto della materia grigia).</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-flcg-strambetty-02.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2203" title="smarketing-flcg-strambetty-02" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/smarketing-flcg-strambetty-02.jpg" alt="" width="500" height="546" /></a></p>
<p>Mentre le consulenze si susseguivano Elisabetta &#8220;Strambetty&#8221; Barbaglia,  l&#8217;illustratrice di tanti nostri lavori, disegnava sulla lavagna luminosa  i suoi mondi onirici.</p>
<p>Se volete saperne di più scaricate:<br />
Il <a href="../wp-content/uploads/110323-calendario1.pdf" target="_blank">programma</a> delle consulenze, dei dialoghi tecnici e delle testimonianze<br />
Il <a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/volantone-smarketing-flcg-11-web.pdf">volantone-smarketing-flcg-11-web</a> di smarketing<br />
Il <a href="../wp-content/uploads/03-23-volantino-corso-smktg-flcg112.pdf">calendario dei corsi</a> di smarketing aprile- luglio</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Buone pratiche di comunicazione per le Aree Protette</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/03/14/buone-pratiche-di-comunicazione-per-le-aree-protette/</link>
		<comments>http://www.geronimi.it/2011/03/14/buone-pratiche-di-comunicazione-per-le-aree-protette/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 07:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;Area Marina Protetta di Tavolara ho partecipato a  &#8220;Verso la sostenibilità&#8220;. Molti mi hanno chiesto il mio &#8220;Power Point&#8221;. Eccolo, ma non è un Power Point (che considero un&#8217;arma di distruzione di massa: lo si usa per parlare soluzionese e annientare la relazione tra palco e pubblico); è un semplice PDF fatto con Open [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/geronimi-stoll-tavolara-comunicazione-area-protetta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2146" title="geronimi-stoll-tavolara-comunicazione-area-protetta" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/geronimi-stoll-tavolara-comunicazione-area-protetta-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" /></a>Nell&#8217;Area Marina Protetta di Tavolara ho partecipato a  &#8220;<a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2c2b0invito-festa-amp.pdf">Verso la sostenibilità</a>&#8220;. Molti mi hanno chiesto il mio &#8220;Power Point&#8221;. Eccolo, ma non è un Power Point (che considero un&#8217;arma di distruzione di massa: lo si usa per parlare soluzionese e annientare la relazione tra palco e pubblico); è un semplice PDF fatto con Open Office. <a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/slide-tavolara-marzo-2011.pdf">Scaricatelo qui. </a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Teatro del marketing e dello smarketing</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/02/28/teatro-del-marketing-e-dello-smarketing/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 13:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

		<category><![CDATA[Smarketing]]></category>

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		<description><![CDATA[
Durante la discussione di Torino ho ricevuto da parte dell&#8217;economista Giulio Stumpo una critica al concetto di smarketing che secondo lui &#8220;è  generico: sì, è un&#8217;idea carina ma chi la racconta ha  un&#8217;idea un po&#8217; superficiale di cosa sia davvero il marketing, se non in Italia  almeno negli altri paesi; &#8230; esiste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="315" height="169" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/R11NgbTCdDI?fs=1&amp;hl=it_IT" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="315" height="169" src="http://www.youtube.com/v/R11NgbTCdDI?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
Durante la discussione di Torino ho ricevuto da parte dell&#8217;economista <a href="http://www.eccom.it/en/risorse/stumpo">Giulio Stumpo</a> una critica al concetto di smarketing che secondo lui <em>&#8220;è  generico: sì, è un&#8217;idea carina ma chi la racconta ha  un&#8217;idea un po&#8217; superficiale di cosa sia davvero il marketing, se non in Italia  almeno negli altri paesi; &#8230; esiste anche un marketing delle  relazioni&#8230; esiste anche un marketing non convenzionale che è quello  che serve al mondo del teatro&#8221;.</em><br />
Parte della risposta era già nel mio intervento  (potete leggerlo qui <a href="http://smarketingperilteatro.blogspot.com/">http://smarketingperilteatro.blogspot.com/</a> dove ci sono vari link sulla giornata di ateatro.it)<br />
Se avessi avuto un po&#8217; di tempo (avevo già sforato sui minuti) avrei precisato alcuni concetti che dico ora in  questo blog.<a href="http://smarketingperilteatro.blogspot.com/"><br />
</a><span id="more-2102"></span><br />
Da quel palco a Torino non ho avuto intenzione, in quei pochi minuti, di  fare una guerra di religione su questioni nominalistiche sulla pelle  delle compagnie teatrali, che di questi tempi di disastro nazionale hanno problemi più seri.</p>
<p>Chi vende cibo per l&#8217;anima deve scambiarlo con del cibo per il corpo;  nei millenni l&#8217;artista è sempre campato così.<br />
Anche oggi l&#8217;anima di tutti noi ha fame, ma non se ne accorge; guardiamoci in metropolitana dopo una giornata di lavoro, migliaia di persone zitte con la faccia triste e stanca. Ridono solo i ragazzini e gli stranieri, e gli altri si seccano; tranquilli: prima o poi anche loro diventeranno alienati come tutti gli altri.<br />
Il non-pubblico è espropriato del proprio patos; saziato di vuoto, come un&#8217;anestesia; saziato di desideri insodisfacibili, di significanti materializzati in merci banali che finiranno in pattumiera dopo pochi giorni, ma intanto hanno rubato il posto di altri significanti, più densi simbolicamente.<br />
Il consumismo indotto dal marketing è il principale colpevole di questa ottusità imperante: i teatri sono vuoti perchè il pubblico sta quasi tutto sul divano televisivo a vedere stupidaggini: è una considerazione banale? certo, come tutte le cose così ovvie che non le vediamo neanche più.<br />
<a href="http://smarketingperilteatro.blogspot.com/"></a></p>
<p><strong>1. siamo in un&#8217;epoca post-borghese</strong></p>
<p>i pubblicitari, come tre quarti dei professionisti seri in quest&#8217;età di transizione (ingegneri, designer, umanisti, architetti&#8230; e appunto economisti del marketing per la comunicazione pubblica&#8230;) tentano di usare le loro tecniche e metodi in modo alternativo, critico e intelligente ma dibattendosi nei lacci degli statuti disciplinari e con quegli apriori tecnici che, fino dal nome con cui si autodefiniscono, rivelano la matrice di provenienza.Non è un problema solo del marketing, è un problema enorme e generale delle professioni in questa epoca digitale.<br />
Stiamo per entrare in un&#8217;epoca post-borghese (o forse iper-borghese, dipende da cosa si intende per borghesia) perchè sarà a bassa delega tecnica, a scarsa delega mercantile, ciascuno diventerà, almeno un po&#8217;, il terziario di sé stesso (tipo il contadino che vende la verdura ai GAS via internet); è esattamente il contrario di quello che ci si aspettava pochi anni fa, quando si andava verso le iperspecializzazioni di dettaglio.<br />
Siccome noi borghesi siamo nonostante tutto ancora un pochino colti, inconsciamente lo sappiamo già: abbiamo già cominciato a toglierci la cravatta e a sognare un orto in campagna per farci i pomodori da soli&#8230;</p>
<p><strong>2 mitigare o rivoluzionare?</strong><br />
Riconosco in quella discussione le due strade del cosiddetto Green Marketing, quella del <em>cut</em> e quella dello <em>switch</em>, ovvero se scommettere sulla via del tagliare i consumi gradualmente (in maniera di avere, ad esempio, un&#8217;auto meno inquinante che ci faccia continuare colla logica dell&#8217;auto privata ma riducendo il danno), oppure se invece darsi da fare per il cambiamento drastico di stato (ad esempio scegliendo di andare in bicicletta). Non sono solo due diversi <em>pareri</em>, sono due diversi modi di pensare e comunicare e quindi di usare le tecniche.<br />
Quello di cui parliamo mi sembra lo stesso bivio: scegliere tra lo <em>smarketing</em> dedicato al cambio radicale di paradigmi e il <em>marketing mainstream ma buono</em> che tenta la moderazione degli effetti nefasti della pubblicità sul  nostro immaginario promuovendo l&#8217;arte e la cultura in modo civile. Tanti auguri ai secondi, ma io sto coi i primi; vedremo fra alcuni anni chi ha davvero sprecato più energie e chi ha riportato effettivamente risultati più duraturi sui tempi lunghi.</p>
<p><strong>3 non scegliere non è una scelta</strong><br />
Il pubblico che guardava me e Stompo, in sala, probabilmente pensa che il teatro si salva solo se percorriamo in parallelo entrambe le strade; ha certamente ragione, tuttavia fare gli anfibi è impossibile, almeno per me lo è. Posso calarmi nei panni di chiunque, ma poi devo tornare nei miei. Ciascuno di noi non può che scegliere: o mezzi, retoriche e budget mainstream o mezzi, conversazioni e squattrinamenti dal basso.<br />
Se siamo <em>generatori</em> di idee scegliere è l&#8217;unica strada, chi sta fermo davanti al bivio perde creatività.</p>
<p><strong>4 Bisogna essere bravi? giusto, ma in cosa?</strong><br />
Questo comporta anche uno sbilanciamento della reciproca legittimazione dialettica; il direttore di un&#8217;orchestra filarmonica può anche dire che i jazzisti non sanno suonare secondo le regole del contrappunto occidentale. Viceversa il jazzista non può rispondergli con la stessa argomentazione: significa che lui ha torto o che il parametro scelto per misurare la qualità è inadeguato?</p>
<p><strong>5 Il marketing è un&#8217;ideologia</strong><br />
Io penso che il marketing oggi sia una ideologia ( anzi che sia l&#8217; -ismo imperante di questa epoca) e che sia il contrario esatto di quel mercato colto e avventuroso degli scambi (tipo il mercato nel mediterraneo al tempo dei fenici) che c&#8217;era prima della modernità.<br />
A proposito, lasciamo perdere il &#8220;marketing relazionale&#8221;: un ossimoro, se le relazioni umane sono calcolate per vendere merci.</p>
<p><strong>6 Lo smarketing è un&#8217; autodifesa,</strong><br />
quindi è un&#8217;empiria (partigiana e di sopravvivenza, quindi agile e bisognosa di capacità improvvisativa); mi sento autorizzato di parlare del marketing in maniera generica, a costo anche di essere polemico con le persone perbene e sagge che ci lavorano dentro onestamente; è un po&#8217; come criticare il Vaticano davanti a un prete bravo: se è davvero bravo, mi dà ragione.</p>
<p><strong>7 Il paradigma del marketing è comunque il consumismo</strong><br />
Scopo del marketing è vendere roba; peggio: convincere la gente a sentire bisogno di comprare roba. Questo mondo consumista in cui sprechiamo materie prime ed energia come se avessimo 5 pianeti a disposizione, è frutto del marketing.<br />
Uscendo dalla discussione specifica posso parlare più in generale, senza voler offendere nessuno.<br />
No, non esiste merda buona da mangiare, neanche coi cucchiaini d&#8217;argento.<br />
E se qualcuno, stufo o imbarazzato di vendere merda, per vendere il migliore dei cioccolati userà media, retoriche e budget coprofagi, comunque io li rifiuterò.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.geronimi.it/2011/02/28/teatro-del-marketing-e-dello-smarketing/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Ecco il pdf di &#8220;Istruzioni per far funzionare uno stand&#8221;</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/02/20/istruzioni-per-far-funzionare-uno-stand/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 13:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

		<category><![CDATA[Smarketing]]></category>

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		<description><![CDATA[
In preparazione di FA’ LA COSA GIUSTA! abbiamo incontrato circa 125 espositori il 12 Febbraio 2011 (volantino) in due incontri. Con loro abbiamo visto alcuni senplici accorgimenti per far funzionare meglio lo stand.
Nella trattazione abbiamo proiettato delle slides che facilitassero la discussione (non un power point, che consideriamo un&#8217;arma di distruzione di massa, ma un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/dsc_0009.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1810" title="dsc_0009" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/dsc_0009.jpg" alt="" width="277" height="184" /></a></p>
<p>In preparazione di FA’ LA COSA GIUSTA! abbiamo incontrato circa 125 espositori il 12 Febbraio 2011 (<a href="http://corsi.smarketing.it/wpcorsi/wp-content/uploads/2010/02/incontro_FLCG11.pdf" target="_blank">volantino)</a> in due incontri. Con loro abbiamo visto alcuni senplici accorgimenti per far funzionare meglio lo stand.<br />
Nella trattazione abbiamo proiettato delle slides che facilitassero la discussione (non un power point, che consideriamo un&#8217;arma di distruzione di massa, ma un pdf semplice ed essenziale con alcuni appunti da discutere).<br />
In diversi ci hanno chiesto di metterlo on line.</p>
<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/flcg.pdf" target="_blank">POTETE SCARICARLO QUI</a><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/flcg.pdf">,</a> le mettiamo a disposizione per chiunque voglia fare uno stand evitando gli errori più consueti.<br />
A scanso di equivoci: la slide della biondina sulla moto non è servita a mostrare  lei, né la moto, ma la faccia del pubblico, quindi a riflettere sulla genesi consumista del desiderio inappagabile; noi vogliamo fare esattamente il contrario.<br />
In questo blog trovate anche <a href="http://www.geronimi.it/2009/10/04/gadget-gnocca-e-gigantismo/" target="_blank">questo post</a> sul tema.<br />
<span id="more-2050"></span></p>
<p><strong>Presentazione degli incontri, avvenuti in febbraio 2011<br />
</strong></p>
<p><strong>Lo stand è un mezzo di comunicazione</strong><br />
Usarlo bene o male cambia enormemente i risultati economici e strategici; cambia molto anche la quantità di stress o gratificazione.<br />
La rete Smarketing terrà due gruppi da max 80 persone, ciascuno dei quali dopo una prima parte plenaria verrà divisi in sottogruppi.<br />
I primi 80 iscritti lavoreranno la mattina tra le 9 e le 13, gli altri 80 idem tra le 14.30 e le 18.30.<br />
Chi lavora con noi la mattina farà gli incontri con lo staff di FLCG il pomeriggio, e viceversa.</p>
<p><strong>Contenuti</strong></p>
<p>Il corso proporrà esempi, casi e giochi di &#8220;caccia all&#8217;errore&#8221; su questi temi:<br />
1- come spiegare efficacemente la propria filosofia e i valori (partendo dai pregiudizi più diffusi)<br />
2- cosa conviene fare prima, durante e dopo la fiera (con suggerimenti strategici sul mailing, sul sito, sul cartaceo e sul fare rete)<br />
3- come comporre lo stand (rapidi cenni su soluzioni creative e su materiali economici, ecologici, facilmente trasportabili e riusabili)<br />
4- la teoria della primadonna (esporre un concetto/articolo principale che faccia capire l&#8217;identità)<br />
5- razionalizzare gli stampati (per risparmiare soldi, carta, tempo e anche per non sommergere i contenuti nel rumore)<br />
6- competere col massmarket invece di competere tra simili (la vicinanza tra stand simili è una risorsa solo se la si sa usare)</p>
<p>relatori-interattori:<br />
Marco Geronimi Stoll pubblicitario disertore<br />
Paolo Faustini eticonomista e blogger<br />
Chiara Birattari attivista grafica<br />
Guido Bertola progettista grafico<br />
(tutti membri della rete smarketing°)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Buone pratiche di sopravvivenza teatrale</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/02/18/buone-pratiche-di-sopravvivenza-teatrale/</link>
		<comments>http://www.geronimi.it/2011/02/18/buone-pratiche-di-sopravvivenza-teatrale/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 10:57:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Importantissima, questa edizione di Buone Pratiche.
Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino hanno invitato anche me a questo appuntamento con la testa pensante del teatro italiano, in cui ci si chiede come il teatro può risorgere e insorgere in quest&#8217;Italia che spende più per le rotonde agli incroci che per la cultura.
Sabato 26 a Torino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/mimma-guastoni-e-oliviero-ponte-di-pino2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2092" title="mimma-guastoni-e-oliviero-ponte-di-pino2" src="http://www.geronimi.it/wordpress/wp-content/uploads/mimma-guastoni-e-oliviero-ponte-di-pino2.jpg" alt="" width="182" height="126" /></a></p>
<p>Importantissima, questa edizione di Buone Pratiche.<br />
Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino hanno invitato anche me a questo appuntamento con la testa pensante del teatro italiano, in cui ci si chiede come il teatro può risorgere e insorgere in quest&#8217;Italia che spende più per le rotonde agli incroci che per la cultura.<br />
Sabato 26 a Torino sarò in ottima compagnia.<br />
Saremo in diretta su www.studio28.tv e con due collegamenti su Radio3</p>
<p>Se volete leggere il dossier lo trovate alla pagina http://www.ateatro.org/ateatro132.asp</p>
<p>Programma e calendario continuando la lettura.<span id="more-2085"></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><strong>www.ateatro.it presenta</strong><br />
<span class="sotto">Le Buone Pratiche del teatro 2011 </span><br />
<strong>Settima edizione </strong><br />
</span><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;"><strong><span class="titolo">RISORGIMENTO!</span> </strong><br />
</span><strong>a cura di Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino</strong></span></span></p>
<p><strong>Sabato 26 febbraio 2011, Teatro Cavallerizza Reale, Torino</strong><br />
si ringrazia per l’ospitalità il Teatro Stabile di Torino</p>
<p><strong><span style="font-family: Verdana;">Risorgimento!<br />
Le Buone Pratiche del teatro<br />
</span><em><span style="font-family: Verdana;">Avant-programme<br />
</span></em></strong></p>
<p><span style="font-family: Verdana;">09.00-09.30<br />
<strong>Registrazione</strong></span></p>
<p>09.30-09.40<br />
<span style="font-family: Verdana;"><strong>Saluti e benvenuto<br />
</strong>Evelina Christillin (Presidente, Teatro Stabile di Torino)</span></p>
<p>09.40-09.50<br />
<span style="font-family: Verdana;"><strong>Introduzione. Le Buone Pratiche del Risorgimento!<br />
</strong>Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino</span></p>
<p>09.40-10.10<br />
<span style="font-family: Verdana;"><strong>Locale, nazionale, globale: il teatro e l’identità italiana<br />
</strong>Coordina Oliviero Ponte di Pino</span></p>
<p>Guido Davico Bonino<em> Una drammaturgia nazionale? Una nazionale della drammaturgia? </em><br />
Sergio Escobar (Direttore, Piccolo Teatro di Milano)<em> Teatro e cittadinanza</em><br />
Mario Martone (Direttore, Teatro Stabile di Torino)<em> Allarme autocensura!</em></p>
<p>10.10-10.30<br />
<strong>Lo stato delle cose</strong></p>
<p>Ugo Bacchella (Fondazione Fitzcarraldo)<span style="font-family: Verdana;"><em> Bollettino per i naviganti: ultima edizione<br />
</em>Alessandro Riceci (ZeroPuntoTre) </span><span style="font-family: Verdana;"><em>Insorgere per risorgere. Pratiche di resistenza, diritti e nuovo welfare, modelli di sistema<br />
</em><br />
10.30-10.45<br />
</span><span style="font-family: Verdana;"><strong>Intermezzo a sorpresa<br />
</strong>con la partecipazione straordinaria di Bruno Gambarotta</span></p>
<p>10.45-12.10<br />
<strong>Il caso Torino e il sistema Piemonte </strong>Coordina Mimma Gallina</p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><strong><em>1. Le politiche per la cultura </em><br />
</strong>Fiorenzo Alfieri (Ass. Cultura, Comune di Torino)<br />
Ugo Perone (Ass. Cultura, Provincia di Torino)<br />
Luca Cassiani (presidente V Commissione, Comune di Torino)</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><strong><em>2. Che cosa sta succedendo? </em><br />
</strong>Giordano Amato<em> Dieci anni di residenze</em><br />
Graziano Melano<em> Torino capitale del teatro ragazzi?</em><br />
Luciano Nattino<em> L&#8217;evoluzione delle residenze: un caso</em><br />
Beppe Rosso<em> La genesi del Sistema Teatro Torino e i suoi possibili sviluppi</em><br />
Gabriele Vacis<em> Il canto per Torino</em></span></p>
<p>12.10-13.20<br />
<strong>Da Torino all’Europa: parliamo di Festival</strong><br />
coordinano Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino</p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><em>Partecipano<br />
</em>Sergio Ariotti (Festival delle Colline Torinesi)<br />
Alessandra Belledi e Lisa Gilardino (Tre per uno: la rete dei festival di Parma)<br />
Silvia Bottiroli (Festival di Santarcangelo)<br />
Natalia Casorati (Mosaico)<br />
Gigi Cristoforetti (Torinodanza)<br />
Andrea Nanni (Armunia)<br />
Beppe Navello (Fondazione Teatro Piemonte Europa)<br />
Velia Papa (Inteatro)</span></p>
<p><strong>PAUSA PRANZO </strong></p>
<p>14.30-14.45<br />
Laura Mariani <em>Un Risorgimento teatrale</em></p>
<p>14.45-15.30<br />
<strong>Il migliore dei bandi</strong> <span style="font-family: Verdana;"><strong>possibili<br />
</strong>a cura di Giovanna Marinelli</span></p>
<p>Alessandra Narcisi e Sabrina Gilio<em> I bandi per il teatro: una ricerca per le Buone Pratiche</em><br />
Matteo Pessione (Fondazione CRT)<em> Le fondazioni bancarie e i bandi: l&#8217;esperienza della Fondazione CRT</em> Paolo De Santis (Tecnologia Filosofica) e Marco Maria Linzi (Teatro della Contraddizione) <em>I bandi, pro e contro</em></p>
<p>15.30-15.40<br />
<span style="font-family: Verdana;"><strong>Intermezzo. Il burlesque come Buona Pratica dell&#8217;autofinanziamento?<br />
</strong>starring Federica Fracassi</span></p>
<p>15.40-17.15<br />
<span style="font-family: Verdana;"><strong>Le Buone Pratiche della crisi<br />
Costi  di produzione in crescita, finanziamenti tagliati, investitori  latitanti, critica marginalizzata, pubblico disorientato: come reagire?<br />
</strong>Coordinano Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino.<br />
Commenta Giulio Stumpo</span></p>
<p>Marco Geronimi Stoll<em> Introduzione: lo smarketing applicato al teatro</em><br />
Angelo Berlangeri (Ass.Cultura, Regione Liguria)<em> Verso un circuito teatrale ligure</em><br />
Raimondo Arcolai<em> Nuove pratiche distributive nel settore della danza</em><br />
Daniele Biacchessi<em> Un business model per il teatro civile</em><br />
Elena Cometti<em> La rete dei teatri di Resilienza</em></p>
<p>Claudia Cannella<em> Per una carta dei diritti e dei doveri del critico</em><br />
Valeria Ottolenghi<em> Un premio alla critica?</em><br />
Renato Palazzi e Flavio Ambrosino<em> La scena critica: Goethe schiatta!</em></p>
<p>Claudia Allasia<em> Artisti per casa, giardino e cortile</em><br />
Alessio Bergamo<em> Postop</em><br />
Renato Cuocolo<em>15.000 spettatori in un appartamento</em><br />
Claudia Di Giacomo e Roberta Scaglione <em>Diagonale artistica: dieci anni di PAV</em><br />
Elena Guerrini<em> Il teatro al tempo dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale)</em></p>
<p>17.15-18.25<br />
<strong>Dibattito </strong></p>
<p>18.25-18.30<br />
<span style="font-family: Verdana;"><strong>Conclusioni<br />
</strong>Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino</span></p>
<p><strong>COME ARRIVARE ALLE BUONE PRATICHE</strong></p>
<p>Da Porta Susa tram n. 13 e bus n. 56 - fermata via Po angolo via Rossini<br />
Da Porta Nuova Bus n. 61 - fermata via Accademia Albertina ang. via Po (ma volendo a piedi sono 10 minuti)</p>
<p><strong>Parcheggi</strong><br />
Valdo Fusi, Parcheggio Vittorio (Pza Vittorio), parcheggio San Carlo (P.za San Carlo)</p>
<p><strong>NUTRIRSI ALLE BUONE PRATICHE?</strong><br />
Pranzo al CIRCOLO nel Cortile della Cavallerizza<br />
(posti limitati)<br />
Piatto &#8220;tris” con pasta, secondo, contorno, acqua, vino, caffè €. 12,00<br />
(da pagare al banchetto della reception)</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><strong>Qualcosa da dire ai non teatranti</strong></p>
<p>Le acque economiche del teatro sono pessime, disperate; come molte altre cose in Italia.<br />
Così come la Cocacola non finanzierebbe mai la Pepsi e la Microsoft non sponsorizzerebbe mai Macintosh, è ovvio che il partito della televisione non finanzi volentieri mai il suo unico concorrente, la cultura, che è anche il suo unico oppositore politico-ideologico, nel senso che è l&#8217;unico che sfugga al suo sistema valoriale di priorità esistenziali.<br />
Il taglio dei soldi a scuola, ricerca, università, cinema, antichità, musei&#8230; e teatro non ha sincere motivazioni di risparmio di budget, ha motivi di manipolazione della coscienza, o meglio del senso di responsabilità civile collettiva.</p>
<p>A Torino non parlerò di questo, se a qualcuno interessa quello che dirò <a href="http://www.ateatro.org" target="_blank">è riportato qui</a>, tra molti interventi più interessanti del mio.</p>
<p>Qui voglio dire ai non teatranti che abbiamo bisogno di teatro.<br />
Vorrei che i nostri pensatori (politici e tecnici) imparassero l&#8217;atteggiamento del buon teatrante: la pazienza del suo allenamento, la densissima responsabilità di quello che fai in scena, la conoscenza profonda delle proprie emozioni, la capacità di scambiare il flusso emotivo del pubblico. L&#8217;arte di imparare dai fischi, che la politica ignora per anestesia selettiva. L&#8217;intesa col regista, con colui che ha l&#8217;autorità se se lo merita, se ha un progetto condivisibile, e se chi lo segue lo condivide arricchendolo.<br />
Il teatrante che leggesse queste righe direbbe magari!, un teatro così esiste raramente, più spesso il sipario nasconde narcisismi, competizioni, intrallazzi, frustrazioni e compromessi. Ma lasciatemi idealizzare un po&#8217;, per ricordare una cosa importante: che il teatro è l&#8217;opposto del coup de théâtre, è l&#8217;opposto di questa società dello spettacolo al cubo che ha generato l&#8217;ideologia gnocchista che governa la nazione.<br />
Non somiglia a cantare simpatiche canzonette nelle crocere, a raccontare barzellette sul Titanic.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.geronimi.it/2011/02/18/buone-pratiche-di-sopravvivenza-teatrale/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Il corso a Brescia per le cooperative sociali</title>
		<link>http://www.geronimi.it/2011/02/01/smarketing-per-le-cooperative-sociali/</link>
		<comments>http://www.geronimi.it/2011/02/01/smarketing-per-le-cooperative-sociali/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 08:15:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.geronimi.it/?p=2034</guid>
		<description><![CDATA[Non serve molto occhio: la cooperazione sociale italiana sui  propri siti, volantini, manifesti&#8230; appare decisamente peggiore di quello che è in  realtà: più burocratica, statica, dilettantistica, sciatta, noiosa. No, davvero non se lo merita.
Da merc 2 a merc 9 febbraio coi responsabili di 13 cooperative sociali dell&#8217;area bresciana ci chiediamo come può/deve comunicare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non serve molto occhio: la cooperazione sociale italiana sui  propri siti, volantini, manifesti&#8230; appare decisamente peggiore di quello che è in  realtà: più burocratica, statica, dilettantistica, sciatta, noiosa. No, davvero non se lo merita.<br />
Da merc 2 a merc 9 febbraio coi responsabili di 13 cooperative sociali dell&#8217;area bresciana ci chiediamo come può/deve comunicare una cooperativa sociale. Le nuove contingenze politico-economiche le portano a &#8220;mettersi sul mercato&#8221; e questa frase-formuletta comporta, già nel pronunciarla, due rischi serissimi. <span id="more-2034"></span></p>
<p><strong>Comunicazione interna ed esterna: mettersi sul mercato non significa mettersi sul marketing.</strong></p>
<p>Possono indurre vari errori, tra i quali quali scopiazzare gli stili di comunicazione interna ed esterna del mercato business, cioè proprio quello che ha generato la crisi e che oggi è oggetto di drastiche critiche anche nel mercato profit.<br />
Le parole sul &#8220;mercato&#8221;  sembrano spronare all&#8217;efficienza e alla professionalità, ma attenzione, dietro di esse si può nascondere un modello economico sviluppista e parassitario, antisolidale ed individualista che trascina nel proprio crollo tutto quello che gli sta intorno, compresi quelli che fin&#8217;ora ha marginalizzato e ghettizzato.</p>
<p>Una cattiva comunicazione impedisce qualsiasi soluzione, indebolisce ciascun sistema e rallenta tutti i processi. Ma quella comunicazione che nel settore business è considerata buona, spesso è pessima nel settore sociale, e viceversa.<br />
Il corso suggerisce tecniche e metodi di smarketing ai comunicatori interni ed ai decisori delle coop sociali di tipo A e B</p>
<p>Le iscrizioni sono chiuse, ma Il Sol.Co è disposto a ripeterne una nuova replica se ci sono altri interessati. <span>Sol.Co Brescia Soc.Coop.R.L.</span><span> Via Rose di Sotto, 53</span> <span>25126 Brescia</span> tel <span>030 2979611</span></p>
<p>Per programmare un corso analogo in altre città rivolgetevi direttamente a me: <a href="mailto: marco@geronimi.it">marco@geronimi.it</a></p>
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