Marco Geronimi Stoll

Comunicazione etica di imprese per la decrescita

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Lo Faccio Bene Cinefest

proiezione all'aperto

La definizione recita:
“Festival internazionale itinerante delle buone prassi e dell’ottimismo fattivo.”
Gli amici che lo organizzano mi hanno chiesto di dirlo con altre parole.
Per spiegare perché è così speciale ho dovuto farmi queste altre domande.

1. Cos’è un festival del cinema in questi primi anni di post-televisione?
2. Come può essere itinerante: può esserci un festival senza luogo?
3. Cosa sono le buone prassi in mezzo a questo green washing, in cui sembra che perfino la Shell sia etica e amica dell’ambiente?
4. E questo ottimismo fattivo, che ci fà in mezzo a ‘sta crisi che è anche civile e morale?
Se vi interessa leggete le risposte.

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Siamo il re di Quaresima

Non potete immaginarlo, com’era il carnevale prima della modernità.
Sovvertimento dei poteri, abbuffate del prezioso cibo risparmiato nell’inverno, capovolgimento di leggi e norme.

E sesso, naturalmente, con gran miscuglio di cromosomi (con promessa di molte nascite all’inizio del nuovo inverno), però dimenticate l’immaginario da filmaccio: di tutt’altro spessore era l’ebbrezza orgiastica di quei tre giorni fuori dal tempo: fuori dalla coscienza, dalla colpa e dalla memoria.

A ciò servivano le maschere: a non farsi riconoscere dagli altri ma anche e soprattutto ad indossare un altro se stesso; chiunque oggi faccia dei corsi teatrali, sa quanto una maschera sul volto liberi personalità interiori inaspettate.

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L’installazione minimalista di Belinda de Vito

Teatro Grande di Udine: la scenografa Belinda De Vito dedica una installazione-percorso ad alcuni miei temi.

Il giorno del mio atelier con Ilaria Tontardini,  per accedere alle iniziative, il pubblico deve passare attraverso un piccolo percorso minimalista di teatrini dedicato a me. A me? Una sorpresa! Io adoro questo tipo di installazioni, questi teatrini grandi come scatole da scarpe, così emozionanti eppure così elementari. E così lucidi, così razionali, perché la razionalità, sotto sotto, è un sentimento. Quelle piccole scenografie in uno dei grandi teatri europei. Così vicini alla mia filosofia secondo cui nella nostra epoca di rumore, sono le cose piccole quelle che attirano.
Me la sono lasciata lavorare dentro un mese, questa strana emozione tra l’orgoglio, l’imbarazzo e il riconoscimento; ma la pausa come fermentazione del pensiero era proprio uno dei temi dei lavori di quei giorni, e quindi ecco adesso, dopo quasi un mese, le foto.

Calpestando ( e  quindi suonando)  piume, sassi, rifiuti di plastica e foglie secche, doveva arrivare a un piccolo sipario per attraversare il quale occorreva mettersi “ad altezza di bambino”. A destra e sinistra del percorso: i pensieri messi in scena.

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Missione Oggi mi intervista sui lupi che belano

Missione Oggi pubblica una mia intervista di tre pagine, assieme all’acuto “economista dell’anima” Luigino Bruni. È in un dossier sulla micro e macroeconomia che si chiama “Oltre la spesa” e che ha altri articoli molto interessanti: sui GAS e sul capitale delle relazioni.
Mimmo Cortese, con le sue domande articolate e tranquille, mi porta verso analisi più radicali del solito.

Qui ne pubblico solo un frammento di poche righe, se volete leggerlo, dovete abbonarvi (on line solo 15 euro all’anno)

La cosiddetta crisi è un dispositivo, non è un evento.

è uno dei meccanismi prevedibili (io penso previsti) con cui i lupi acchiappano le prede.
Smettiamo di parlare di crisi come se fosse un terremoto o una pestilenza. È la faccia opposta della moneta che chiamiamo crescita: permette a qualcuno di appropriarsi di ciò che è di tutti: beni condivisi, dignità umana, territorio, salute… quelli che per noi prede sono valori, per i predatori sono il naturale terreno di caccia.

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L’attesa fertile che abita il teatro

Anche quest’anno parole dense ma leggere,  a Udine coi teatranti di FTSSN al Teatro Grande.
Il corpo del libro, lo spessore umano come terza dimensione, la gran paura che gli adulti hanno del senza-parole, lo spettatore che si libera grazie alla sua dimensione di dilettante del guardare, il piacere come auto-organizzazione del sistema uomo, l’enorme differenza tra essere ricettivi ed essere passivi, il nostro corpo materico nell’era digitale.
In questo decennio tra cultura della carta e quella degli elettroni che danzano, col nostro corpo (unica cosa di cui non si può fare il download) che torna prezioso e ricco di senso.
E soprattutto: con la scoperta che possiamo goderci questi grandi punti di domanda come se fossero il silenzio tra due battute di un attore, senza lasciarci concupire da qualche risposta “rapida ed efficiente” che spieghi il mondo.

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Se sbaglierei i congiuntivi

Conoscevo uno a Gemonio, che poi ha avuto un certo successo in politica.
Io sono di vicino a Laveno, da lì a Gemonio sono tre passi e uno sputo. Quel giovanotto farneticava in modo sciatto di nazione lombarda e indipendenza, e a noi tutti sembrava la dimostrazione che il pesce di lago ha poco fosforo.
Ma poi scoprii la questione dei congiuntivi: li diceva corretti quando parlava con chi era più potente di lui e li confondeva coi condizionali quando parlava “al suo popolo”: sì, sbagliava apposta.
Strano, no? Perchè? era una domanda da farsi, sicuramente. Me la feci e formulai questa risposta.

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Su Repubblica: Codeluppi sul mio libro

Davvero incoraggiante l’articolo apparso ieri su Repubblica che cita il mio libro. Firmato nientemeno che da Vanni Codeluppi, che mi genera orgoglio e anche un po’ di pudore.

Anche perchè nell’articolo, rapido ma pertinente, fa una storia del marketing dagli albori all’attuale era del “societing”, in cui si assiste alla sostituzione del mercato con la società come contesto d’azione per l’impresa.
Leggetelo tutto: qui ho l’immodesto dovere di trascrivere come parla del mio lavoro, collocandomi al termine della storia del marketing:

Forse un giorno questa progressiva “diluizione” del marketing nella società porterà ad una scomparsa del marketing stesso. Qualcuno del resto, come Marco Geronimi Stoll, ha cominciato recentemente a parlare di Smarketing (Altreconomia Edizioni, pagg. 190, euro 12), ovvero del fatto che l’impresa deve paradossalmente diventare il target dei suoi clienti. Deve cioè cercare di operare all’interno di nicchie di mercato dove è possibile dialogare sottovoce con i consumatori e dove inevitabilmente a lungo andare il marketing diventa superfluo. Geronimi Stoll propone il suo approccio etico per le «organizzazioni con motivazioni valoriali», cioè per le imprese dell’economia responsabile, ma nell’era del societing esso sta diventando prioritario anche per tutte le altre imprese. LINK

Smarketing e marketing internazionale

Aggiornamento: in fondo al post c’è il link col le slides.

Un bel corto-circuito, quello a cui mi ha chiamato la prof.ssa Elena Rocco dell’Università Ca’ Foscari. Portare lo smarketing (la filiera corta, la piccola scala, il locale, la comunicazione etica…) nel corso di marketing internazionale.

Così lunedì 15 sarò alla Scuola in Economia, Lingue e Imprenditorialità per gli Scambi Internazionali, Campus di Treviso, ospite del corso di marketing internazionale.
Credo che sia importante aiutare questi studenti di marketing a non rischiare di studiare per un mondo che non c’è più e a prerararsi per scenari nuovi; che io vedo più equi, solidali ed etici, spero di non essere smentito dalla storia; comunque certamente tutto cambierà.
Ecco come è presentata la mia conferenza.

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Il silenzio è un bene comune


Il Forum KlangLandSchaft, che si occupa del paesaggio sonoro e di cui sono socio, sta svolgendo a Firenze il meeting annuale; quattro giorni di incontri, concerti e altro con compositori, ecologi, sound designer, informatici musicologi. Continuate a leggere se vi interessano le slides del mio contributo e i link al podcast su Radio Papesse.

Grazie e complimenti a Francesco Michi e un saluto affettuoso al grande Albert Mayr, maestro di noi tutti.

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Smarketing e fundraising

Ecco il mio contributo offerto all’ISCOS della regione Marche sul fundraising per i progetti di cooperazione internazionale.
È un settore in cui c’è molto da fare: gli errori di comunicazione e di strategia sono frequenti e ripetuti. Facilmente possono affossare quei progetti che vorrebbero aiutare.
L’approccio basato sullo smarketing può evitarne diversi, ma per strutturare un metodo ci vuole una sperimentazione più sistematica e queste sei domande chiave possono aiutare.

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