Marco Geronimi Stoll Comunicazione etica di imprese per la decrescita
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Carta, il Sana e il bio sfigato

Pubblicato il 28/09/09
da Marco

Che onore, l’articolone su di me di  Gianluca  Carmosino su Carta di questa settimana! (download Carta 25 sett, da pag 36 a pag 41).

Mi ci voleva, per due motivi.
Uno,  perché finalmente qualcuno scrive su una testata “di movimento” qualcosa su La 220 parlandone dal lato comunicazione. Due, perché ero reduce da un dibattito al Sana sulla pubblicità nel bio in cui ero tra il pubblico, e c’erano anche diversi miei clienti, con cui applico proprio le idee descritte da Carmosino.

Il bio sfigato e quello figone
C’erano giornalisti e pubblicitari di grido convenuti a dire ai coltivatori bio frasi come queste che cito testualmente:
non dovete aver più paura di confrontarvi col mass-market“,
basta con questa immagine del biologico sfigata e chiusa in sé stessa” ,
I produttori del biologico vogliono restare una nicchia, amano questa dimensione. Ma non si può fare comunicazione vincente se non si è convinti di uscirne”.
C’era anche Giampaolo Fabris a ripetere che “There is always a hole in the market but not a market in the hole”. Dove il buco siamo noi e, scusi professore, non è carino.
Ero allibito, sembrava di sentire parlare tutti come un’anno e mezzo fa!  il mondo è cambiato e non se ne sono accorti?  proprio loro?  davanti a loro c’era:

- metà del pubblico composto da contadini che fanno fatica a vendere merce bio

- l‘altra metà composto da consumatori urbani che fanno fatica a trovare la merce bio, e se la trovano devono pagarla un occhio.

Ciascuno era la soluzione al problema dell’altro; e invece loro che avevano il microfono, proprio loro che fanno i comunicatori, continuavano a descrivere sovrastrutture che allungano la filiera e rincarano i prodotti, e magari a far vedere spot col marchietto RAI o di Canale 5.

Io rispondo quattro piccole ovvietà
Forse sono ingenuo, forse sono presuntuoso, ma io penso queste quattro cosette che a me sembrano fin troppo semplici ed ovvie

1. Accorciare la filiera
una mission etica del comunicatore è, semplicemente, accorciare la filiera; la decrescita passa molto dalla riduzione delle intermediazioni e, ci scommetto,  internet farà agli ipermercati quello che essi hanno fatto ai negozietti

2. oggi il target è chi vende

desiderio del consumatore è trovare; quello del produttore è essere cercato dunque adesso è lui il target: il processo si capovolge al 99% . Il restante 1% somiglia al marketing tradizionale, ma solo perché devi pur dire che esisti, che valori hai e dove ti si trova. Siccome su quell’1% ti giochi tutti i contatti che hai, devi dirlo molto bene, e questo è il nostro lavoro;

3. Sfigati sarete voi

così, il produttore non è “sfigato”, anzi è fichissimo; ma non è d’élite, anzi è popolare perché tagliando la filiera, il biologico costa come l’agroindustriale del supermarket.

4. siamo tutti nicchie

Certo, se andate al centro commerciale il sabato avrete la sgradevole sensazione che siamo tutti massmarket, ma è sempre meno vero. Proprio su questo la crisi economica ha, tra tanti aspetti brutti, anche un lato salvifico.

MORALE:

nel “buco” il mercato c’è eccome ma, grazie a dio, si organizza da solo.

Cosa ne pensate?

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