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Un milione per questa roba

Pubblicato il 10/01/10
da Marco

Un milione e trecentomila euro per un logo.

E che logo! In ogni manuale c’è scritto che un logo dev’essere essenziale, fatto con tratti elementari, privo di dettagli; se lo fotocopi, poi lo faxi, poi guardi il fax da tre metri devi ancora riconoscerlo, se no che logo è?

Al contrario di un logo, lo stemma medioevale aveva una logica diversa, ad es. una bibbia aperta sotto un girifalco coronato che ha nel becco un’aspide il tutto rinchiuso in una corona d’alloro con alle spalle i quattro evangelisti che indicano un fulmine e sotto a tutto un drappo che riporta la scritta di un motto in latino tardo che nessuno sa tradurre… una sovrapposizione contorta di simboli poco emotivi e molto cerebrali, ciascuno volto ad illustrare un’immagine allegorica del potere.
Allora non c’era la communication overload, e neanche la riproducibilità dell’Opera… quindi non c’era bisogno di essere essenziali; tuttavia esse non c’erano neanche nell’arte preistorica o nell’arte tribale, che invece hanno moltissimo da insegnare sull’essenzialità del tratto grafico e pittorico. Quando nel ‘74 Pino Tovaglia ha fatto il logo della Regione Lombardia, gli è bastato prendere un graffito preistorico camuno della Valcamonica, ed ecco che c’era il logo già pronto, bellissimo, efficacissimo, copyleft dall’età del ferro.

Nel medioevo (e poi dopo quasi fino ad oggi),  lo stemma araldico complicato con particolari animali, armi e piante rivela la natura della mentalità feudale: i pensieri erano come i castelli, un garbuglio di corridoi, scalette, bugigattoli, nascondigli…  un sistema difensivo basato sul labirinto perché il potere doveva difendere la propria nicchia dall’esterno, ma anche dall’interno.

Torniamo al “logo” milionario. Qui c’è l’uomo vitruviano (lo dice un innamorato di Leonardo: quella oggi è un’icona pop inflazionatissima) disegnato bidimensionale, il pianeta disegnato tridimensionale, la scritta 2015 arrampicata sopra la E, lo stemma della Repubblica e un certo stemmino BIE a destra, varie righe poliglotte sotto,  tre rigacce blu…  Da lontano si legge ETPO o EIPO. E’ un logo o uno stemma?

Se l’avesse disegnato un mio studente al primo anno: povero lui, altro che 1,3 milioni…

C’è poi il piccolo dettaglio che una azienda a partecipazione pubblica (Expo 2015)  compra alla società che l’ha pianificata (il comitato promotore, a partecipazione pubblica, sostanzialmente a sé stessa) i diritti d’uso di questo capolavoro; sarò prevenuto, ma sento l’odore di soldi pubblici che vanno in tasche private; mi da molto fastidio specie se penso contemporaneamente alle scuole civiche milanesi mandate in crisi per risparmiare due spiccioli.
Ma è perfettamente giusto: il motto di Expo 2015 è “nutrire il pianeta”, siccome chi ben comincia è a metà dell’opra qualcuno doveva pure mangiarci sopra.

Ecco il link alla notizia sul Corriere

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