(aggiornamento)
Cambiare la città in un minuto: possibile?

Tutto è partito da un seminario per chi, in bici, vuol competere con le Ferrari
Uno dei problemi della democrazia è la sproporzione tra i mezzi che hanno i potenti per convincere noi e quelli che abbiamo noi per scambiarci pensieri autonomi, liberi e critici. Come competere, con squattrinati volantini, siti fai-da-te, manifesti attacchinati abusivamente, radio localissime, contro chi ha televisioni, quotidiani e case editrici?

Ce lo siamo chiesto a un corso di smarketing che lo SVI e Altrevie avevano chiesto in settembre a Paolo Faustini, Chiara Birattari e a me, Marco Geronimi Stoll.

Sul volantino, la metafora che chi ama questo blog conosce bene: “Se sei in bici e devi competere con una Ferrari, è inutile che pedali più forte: meglio tagliare per i vicoli”. Ovvero: meglio competere dove vincono l’agilità e l’intelligenza.

In comunicazione i vicoli sono Internet, la comunicazione di persona e la sinergia cross-mediale tra mezzi antichi e nuovi.

Quindi pedaliamo

Nel corso avevamo visto diverse ipotesi di azione . Tra mille, ci siamo lasciati ispirare dagli americani di give a minute. Hem, “ispirare” è un po’ un eufemismo, ma le idee buone sono di tutti. Peraltro ricordo una cosa quasi uguale fatta dai genitori di Adro ben prima della nota brandizzazione leghista. Di idee simili ce n’è un’infinità che aspettano solo di essere imitate, (volete vederne anche voi ? googlate parole come guerrilla marketing oppure subvertising)

L’idea: combinare due azioni.
Uno: permettere ai cittadini di appendere dei post-it in centro; a scrivere e appendere un post-it ci metti un minuto, che chiunque dona volentieri.
Due: una bacheca virtuale su internet (www.perbrescia.it) dove ogni post-it sia visibile e moltiplicabile.

Le idee semplici spesso sono le migliori

Dove altri avrebbero desiderato scenografie imponenti per richiamare l’attenzione, noi abbiamo scelto di comunicare per sottrazione. Aboliti ornamenti, orpelli, richiami, cose grandi, gadget.

Scenografia: uno spago.

Siamo eredi di Bruno Munari che suggeriva, per fare un’esposizione, di appendere le cose a fili, abolendo scaffali, piedistalli, leggii, teche eccetera. Meno spese e più design (di quello vero, però)

Avendo ottenuto l’agibilità della pubblica piazza per 25 metri quadrati, abbiamo stabilito che ciò poteva significare anche 50 x 0,5

Abbiamo teso uno spago tra i lampioni; altezza: quella degli occhi meno 15 cm perché vedessero anche i ragazzini. Sullo spago, un nastro di scotch, bianco perché si stagliasse sul grigio scuro intorno.
Regoletta: piccolo, sì; ma distinto dallo sfondo.

I cartelli più grandi: 30 x 30 cm.

Esporre solo cosine: per cominciare abbiamo trascritto dal sito i primi 50 post-it. Li abbiamo appesi. Abbiamo lasciato a disposizione su un tavolino dei pennarelli e un pacco di altri post-it. Fine del nostro lavoro.

Il pieno respinge, il vuoto richiama

La gente vedeva quei foglietti piccoli da lontano e attraversava la piazza per vederli da vicino. Se avessimo fatto dei poster giganti sarebbe accaduto l’opposto: passiamo ogni giorno in mezzo a enormi insegne, scritte e pubblicità, tanto inflazionate da non vederle più.

Chi parla non viene ascoltato; chi ascolta, sì

Ovviamente all’inizio c’erano pochi metri di filo coi bigliettini appesi, il resto era vuoto. Questo suscitava attrazione e anche un po’ di imbarazzo in chi scopriva che quello spazio era a sua disposizione: la sua bacheca.
Si vedeva in izialmente una certa titubanza, poi arrivava la risolutezza, infine la soddisfazione.

Benvenuti tutti

In poche ore lo spazio sul filo è finito.
La scout e i militanti dei centri sociali, la suora e l’appariscente minigonnuta, i lombardi doc e gli immigrati da ogni dove, il pompiere e l’ubriaco, l’operaio dell’Iveco e subito dopo chi indossava una abito che vale un mese di stipendio. Non siamo tutti uguali, ma proprio per questo tutti hanno qualcosa da dirsi.

Osservate gli individui delle mille tribù che di solito percorrono la piazza: ciascuno cammina nella sua bolla trasparente, le antropologie si incrociano senza permearsi: che immiserimento! Rompere questa individualizzazione sembra impossibile, ma a volte basta un’ideuzza semplice semplice.

Benvenuti a Brescia, capitale del cancro

Nella decima città più inquinata d’europa, almeno metà dei bigliettini sono stati su questioni ambientali: l’enorme inceneritore bresciano, l’inquinamento della Caffaro che ancora fa danni, la speculazione che non vuole il Parco delle Cave; e poi la mobilità, la vivibilità urbana, l’organizzazione dei servizi publici.

Nessuna censura

Le istruzioni erano:“scrivi quello che vuoi ma educatamente: i pensieri si fecondano tra loro solo se sono civili”. Quindi se qualcuno avesse scritto “negri di merda” avremmo potuto/dovuto togliere il post-it.

Qualcuno ha scritto “Noi siamo disoccupati e gli immigrati ci tolgono il lavoro, vergogna” oppure “+ polizia = + pulizia”, il patto era di lasciare lì il suo bigliettino come tutti gli altri.
E così è stato, con la possibilità per gli altri di rispondere, attaccando post-it sotto post-it e fare quello che in un blog sarebbe chiamato thread, un filo di risposte e pareri.

Per noi non si tratta di propagandare una certa idea, anche se noi i nostri pareri li abbiamo.

Si tratta di generare un’ecologia della mente emotiva e logica, più che ideologica, in cui le malattie delle idee si curano nel confronto e nella generazione di punti di vista nuovi e inediti. L’unica risposta alla stupidità consiste nell’intelligenza; ma anche: l’unica risposta alla sfiducia passa dalla fiducia, l’unica risposta alla sordità passa dall’ascolto.

Comunicare dal basso

Poter comunicare senza passare dalle grandi testate monopolizzate dalle lobby: è un problema nazionale (forse è il problema nazionale) ma è anche bresciano: di ambiente e salute si parla poco e male, le informazioni non girano, i dati (per esempio quelli epidemiologici sul cancro) troppo spesso sono contraddittori e sospetti.

Chi inquina e manomette il territorio si rifà la verginità sponsorizzando iniziative benefiche, nel plauso grato del popolo avvelenato.

Un minuto non basta a debellarlo, ma la verginità, quella glie la può togliere in sessanta secondi nonostante i miliardi che spende in marketing, sponsoring e PR.
E scusate se è poco.