A ogni onda in faccia tossisco vomito e bevo mi devo calmare porcatroia mi devo calmare se vince il panico annego.

Sono le ondate che mi spezzano il fiato, il respiro è tutto per calmarmi.
Se riesco a girarmi, a prendere queste sberle d’acqua di spalle…
Che difficile, nuotare in questo salvagente con addosso la giacca e i pantaloni…
Però pianopiano così, posso girarmi
Ecco, un po’ alla volta….

Menomale, ora ho le onde di spalle, sono salvo.
Ah! respirare! è meraviglioso.
Tanto fra poco vengono a salvarmi, sono il Ministro dell’Interno, io: mica possono dimenticarmi qui in mezzo al mare come un turacciolo.

Adesso finisco di tossire e poi mi calmo. Perché a un uomo normale basterebbe un attimo a farsi prendere dal panico, ma io sono io e devo restare superiore; adesso respiro e ritrovo la calma, cazzo. Quindi mi ripeto il mantra: “Matteo, autocommiserazione zero! lucidità e calma”.
Le onde mi portano su e giù.

Quando sono su vedo il nulla lontano, anzi il tutto, l’infinito orizzonte tutto uguale.
Quando sono giù, il muro d’acqua che incombe.

Chissà perché mi viene in mente che somiglia alla politica, che fai di tutto per andare in alto e poi quando ci arrivi… cazzo, sto piangendo? “Matteo, autocommiserazione zero!” , no, piango per lo scampato pericolo, e anche per l’incazzatura, è l’acqua salata negli occhi, cazzo: Matteo è un duro, non è un bambino che cerca la mamma, porcaeva, anche se questo dondolamento su e giù è quasi ipnotico, ma forse un bel pianto mi sfoga, tanto non mi vede nessuno, tanto ho tutto il tempo che voglio, tanto tempo, tutto solo, tanto solo.

Tanto impotente.

Sono già due ore che galleggio con ‘sto salvagente giallo che sembro un gilet joune, col sole caldo in testa e l’acqua fredda che mi informicola le dita.

I miei telefonini sono fradici, defunti, magari posso usarne uno come specchio per farmi vedere se arriva un elicottero a salvarmi; ma non ne arriva nessuno, e sono già due ore e mezza che siamo cascati giù.
Gli accidenti che la gente mi manda, forse sono davvero arrivati: “Vorremmo vedere lui perso in mezzo al Mediterraneo come i profughi sui barconi, per capire cosa si prova!” Coglioni, lo sapevo anche prima che si sta di merda.

Non è una questione di pietà, è solo una questione di potere. Se non avessi educato gli italiani, sarebbero già a montare le ghigliottine: avevano la quinta potenza industriale del mondo e in quarant’anni se la sono fatta mangiare, prima dalle tangenti ai partiti, poi dalle lobby degli agli anti-partiti. Eccoli tutti impoveriti, incattiviti, senza più uno Stato, senza un futuro, in un paese che crolla anche fisicamente, dove l’unica industria florida è la mafia, inquinati da avere un cancro in ogni famiglia, mentre sono ancora oggi indebitati a pagare gli interessi per le tangenti dei democristiani e dei socialisti.
E allora menomale che li ho convinti che è stata colpa dei negri che sbarcano, se no chissà cosa succedeva.
Certo che però è vero, qui in mezzo all’acqua salata ci si sta proprio di merda.

Chissà quanti buonisti cagacazzo sghignazzerebbero a sapermi qui; meno male che non lo sa nessuno. Adesso riderebbero di me anche le sardine, anche i gabbiani, ma qui vacca troia non ci sono neanche quelli. Solo questo sole che scotta sopra e quest’acqua gelida sotto.

Mi devo calmare cazzo. Cazzo cazzo cazzo mi devo calmare.

Dunque, devo pensare con lucidità: tre ore fa ero su quell’elicottero.

Nessuno doveva saperlo, che andavo a parlare di gas coi libici su quello yacht ; specialmente i russi, quelli mica si fanno prendere per il culo. Ti fanno i piaceri, ma in cambio ti chiedono l’anima. Però dietro al gas si muovono i soldi, i soldi veri. Ci sono treni che non si possono perdere.

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