Marco Geronimi Stoll

Comunicazione etica di imprese per la decrescita

Mese: aprile 2009

Tre ideuzze per disertare dal consumismo

Ecco le tre ideuzze per disertare dal consumismo, dedicate agli insegnanti.
Non è bello fare due post sulla stessa notizia, ma ho promesso al cortese pubblico di mettere su questo blog una rapida scaletta sul mio intervento a Milano al Festival della Comunicazione Ambientale, specificando i link di cui avevo parlato al microfono. Eccolo.

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Il convegno al Festival della Comunicazione Ambientale

(versione due)
Mercoledì 22 aprile a Milano c’è stato il convegno “Ambiente, scuola, comunicazione”
Presentati da Massimo Cirri e Filippo Solibello, ne hanno parlato Marco Geronimi Stoll, Marzia Campioni, Roberta de Cicco, Rosita Folli, Alba L’Astorina e Gustavo Pietropolli Charmet.
Si è parlato di bambino comunicatore, di scuola comunicante, di telegiornali fatti dai bambini, di dibattiti scientifici in classe, di diserzione dal consumismo e di giovani terrestri che, forse, salveranno il pianeta…

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Le aziende della decrescita sentono la crisi? (2)

Avevo promesso di raccontare i risultati del questionario che abbiamo fatto alle aziende presenti a Fa La Cosa Giusta. Scusate il ritardo, nel post qui sotto sapete perché ho avuto qualche giorno occupato.
Avevamo pubblicato quasi subito quel paio di dati quantitativi particolarmente interessanti (e svelti da elaborare), che davano alcuni segnali sul perché alcuni sentono molto la crisi e altri non la sentono affatto. Ora  ecco un’analisi più completa che non aggiunge novità ma migliora la percezione e il senso di quei numeri.

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Ma quanto è costata la pubblicità di La220?

Dopo che il Salvagente e Menti Fermenti avevano posto vari problemi su quello che è successo a La 220, i nuovi padroni del marchio La220 hanno dato la seguente risposta da cui estrapolo questa affermazione:

L’idea con cui è nata la società era ottima, ma non si è saputo gestirla. È partita, infatti, con un’imponente campagna di comunicazione, dimenticando la sostanza. E lo dimostra il fatto che in 3 anni siano stati “sperperati” milioni di euro in pubblicità, per poi acquisire 2 mila clienti: un fallimento imprenditoriale.

Strano, no? , per una strategia low budget e under the line, che viene studiata nelle università perchè funziona con pochi soldi senza la televisione e i grandi quotidiani, che promette di non far ricadere sui consumatori i costi di pubblicità costose… Infatti ci sono due errorini.

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