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Corsi di Smarketing: la bici e la Ferrari

Pubblicato il 04/04/10
da Marco

Piacenza, Milano, Firenze. Continua anche in maggio il calendario dei corsi di Smarketing. Grazie a tutti.
Troverete tutte le spiegazioni sui corsi sul sito  http://corsi.smarketing.it/
Questo invece è il mio blog e se continuate a leggere vi sorbirete un po’ di miei pensieri personali su inverno, primavera e sinistra in bicicletta.

Primavera non bussa…

In natura la primavera viene da sola,  nella Snaturata Penisola invece è meglio non stare ad aspettarla.

Non basta neanche imitare l’inverno come si usava nell’era antica, quando a Carnevale si nominava Re un orso, un pazzo o un  pupazzo e dopo tre giorni  lo si impiccava, lo si bruciava e lo si mangiava… era un cannibalesco sacrificio pagano, ma anche un capro espiatorio che tutelava il vero Re nel momento della fine delle scorte invernali di cibo, quindi nel momento più critico (e rivoluzionario) dell’anno.

Anche ora siamo alla fine delle scorte.
Chiedete a chi lavora nelle scuole, nella giustizia, nella sanità; chiedete agli operai, a chi lavora nei servizi, chiedete anche a quei ceti che pochi anni fa erano medi, chiedete perfino ai poliziotti e ai carabinieri… eppure è una situazione controrivoluzionaria.
In quest’inverno degli interessi parassitari, delle pianificazioni faraoniche, dell’anestesia sociale, della lobotomia televisiva, in questo gelo intellettuale, del cuore spento e del cervello in playback, in questo congelamento delle vite centrato sul momento senza un prima e un dopo che diano spessore ad un adesso che resta piatto, in cui l’unica cosa tridimensionale sono le tette nelle TV a schermo ultrasottile; in questo inverno in cui costa meno massacrare il Pianeta che cambiare piccole abitudini viziate.
Non abbiamo anche la sensazione che la nostra sinistra imiti l’inverno? Di questo letargo etico essa purtroppo rincorre stili, retoriche ed ordini del giorno. Poveracci, devono fare una fatica tremenda, devono accumulare delle frustrazioni micidiali,  che risultano indecifrabili per chi da giovane è passato dalle Frattocchie alla Bocconi e per tutti gli anni ‘80 e ‘90 si è convinto che questa è una condizione standard, che la primavera è una chimera del passato, che per essere realisti ci si deve addestrare alla grammatica del mainstream sottozero.
Mi hanno fatto venire in mente un’altra metafora: la gara tra una bici e una Ferrari, che poi ho usato per promuovere i corsi di primavera.

Il concetto è che in questo mercato comunicazionale governato dall’egemonia televisiva, siamo come una bici che deve concorrere con una potente automobile.
Attenzione, non sto parlando di “vendere” un’idea più di destra o di sinistra; no, sto facendo un discorso più primitivo, semplicemente parlo di meritare l’attenzione e decolonizzare almeno un po’ l’immaginario. Semplicemente si tratta di sapere quando l’italiano, esposto ad un flusso mediatico, dice “io” o dice “noi”.
Se no, parlare di destra e sinistra diventa roba vecchia come se dovessimo scegliere tra Cavour e Garibaldi.

Il carro armato è poco sexy

Nella metafora della bici e della Ferrari, innanzitutto, c’è il concetto stesso di competizione: che gara può esserci tra chi persegue un’idea win-win e chi esiste solo se annienta l’avversario? E’ una condizione da partigiani: devi combattere semplicemente per non essere annientato, con lo schioppo contro il carro armato. Solo che le armi pesanti, oggi, sono le ventenni catodiche che sculettano, potenzialmente molto più golpiste di qualche carro armato in piazza: e allora qual’è oggi il nostro schioppo di partigiani comunicazionali?

Solo in seconda battuta, c’è il concetto di potenza. Di fianco a un’auto da corsa, per il ciclista è inutile pedalare più forte; potete vederlo come in un cartone animato che buffamente diventa paonazzo mentre pedala a mulinello, ma non arriverà mai a competere.
E’ meglio accorgersi che il mondo non è tutto autostrada. Non conviene competere sul loro tracciato.
Io voglio proprio vederla, una Ferrari, su un viottolo ciottoloso di campagna o tra i vicoli stretti di un paesino… O, al limite, voglio vederla quando è causa del suo stesso male, ad esempio immaginatevi una strada ingorgata da migliaia di Ferrari al punto che tutte vanno a passo d’uomo rombando e puzzando (la pubblicità televisiva è esattamente questo, la saturazione del canale abbatte la potenza di ciascun messaggio e tutto diventa rumore pagato a prezzi milionari).
Oppure pensate che prima o poi queste auto così potenti dovranno pur finire la benzina (il carburante dei soldi per la pubblicità televisiva sta diminuendo già da un po’).

Ecco, forse ho raccontato perchè preferisco la comunicazione low budget, su spazi piccoli, da pochi a pochi, così poco novecentesca, così poco industrialista, così poco massmarket.

Così perdente, si direbbe, eppure intanto i famosi winner perdono colpi, internet erode potere alla TV, la gente ricomincia a uscire la sera… E noi pedaliamo fuori dalle strade battute.
Infatti l’autostrada va bene per correre da casello a casello, se hai un obiettivo standardizzato prevedibile e omologabile in un sistema semplice senza troppe variabili; ma se devi fare una passeggiata, in autostrada non vedi nulla, solo piazzole piene di plastiche e autogrill tutti uguali. Se vuoi decelerare, pensare, scoprire e soprattutto sentire di esistere,  meglio la passeggiata, che ti arricchisce di dettagli, piccole emozioni, senso.  Morale: se siamo un prodotto, la bici non va bene, ma se siamo un processo
Sì, l’abbiamo voluta, la bicicletta, e pedaliamo.

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